Tanto ero rattristato che questo post, per lungo tempo, non ha avuto titolo

Pensavo di scrivere un bel post, questa mattina. Anzi, di scriverne uno talmente bello che, quando l’avessi finito, avrei potuto addirittura chiamarlo articolo. Pensavo di partire citando questa bella opinione di Umberto Eco, commentandola laddove fosse necessario (esempio: non è vero che la maggior parte degli elettori di centrodestra siano “buoni borghesi di mezza e tarda età”, visto il successo riportato dal Movimento Cinque Stelle, che ha catturato soprattutto i voti dei giovani che alla politica non si erano mai avvicinati), e di terminare giungendo, in qualche modo, alle dichiarazioni rese da Berlusconi durante la manifestazione tenuta dal suo partito a piazza del Popolo. Dichiarazioni sorprendenti, se mi è concesso di dirlo: le abbiamo sentite ripetere solo ogni giorno, negli ultimi vent’anni.

Poi mi sono messo a fare un poco di ricerca iconografica, e mi è venuto il magone.

Una delle prime immagini che ho trovato, infatti, è stata questa:

Be’, cosa c’è di strano?, direte voi. Certo, il solito numero di creduloni (non tanti quanto si sperava, comunque) che, approfittando di una bella giornata, ancora una volta si mettono in fila per farsi incantare dalla melodia di un pifferaio di cui ancora non hanno compreso del tutto i trucchi. Brutto, per carità, ma nulla di così sconvolgente.

Ebbene, non è così. Quella foto ci dice, molto di più delle parole sempre benvenute del professor Eco, perché negli ultimi vent’anni Berlusconi ha trionfato in ogni elezione (anche in quelle che ha perso, perché le sue sconfitte avrebbero dovuto sempre essere ben più sonore di quello che sono state), e perché ora Grillo è pronto a raccogliere il suo testimone.

Furto. O quantomeno appropriazione indebita. Queste sono le parole magiche.

Intendiamoci: non sto parlando dei miliardi che gli oppositori di “Roma ladrona!”, o i vari Batman di mezza penisola, sono stati ben lieti di ficcarsi in saccoccia; no, il furto di cui sto parlando è un furto identitario, avvenuto per la maggior parte dopo Tangentopoli.

La nuova destra si è appropriata allora dell’immaginario della sinistra: parlo, certo, di simboli e parole chiave (vedi Gramsci, saccheggiato dagli amici di Fini), nonché di “metodi” politici (quante volte ci è stato ripetuto che la Lega aveva successo perché si comportava come il vecchio PCI?), ma anche, proprio fisicamente, di luoghi, che sono stati invasi da personaggi che, in passato, non si sarebbero mai sognati di farsi vedere da quelle parti. La destra a piazza del Popolo e piazza San Giovanni! Andiamo, è come se i leader della sinistra si facessero vedere a piazza San Pietro (oh diavolo: è successo).

Certo, il furto è stato reciproco: il passaggio PCI/PDS non è consistito semplicemente in un cambiamento di denominazione. La sinistra ha iniziato a servirsi di “ideologie” che le erano completamente estranee: ecco dunque i suoi grandi capi esaltare “impresa”, “sussidarietà”, “magistratura”, “meritocrazia”, rubbacchiandole, ovviamente, ai propri avversari.

Tuttavia, mentre la sinistra ha poi realmente spostato l’obiettivo delle proprie battaglie insieme al proprio vocabolario (vedi, solo per citare le ultime nefandezze, l’appoggio al governo Monti), offrendo il fianco ai destrosi di ogni tempo che hanno buon gioco a dire che “destra e sinistra non esistono più” (probabilmente, ahimé, hanno ragione, se la sinistra è il PD), la destra continua a propugnare lo stesso programma di cent’anni fa; tuttavia, esso si è ricoperto di una patina di “fighetteria” e di “popolarità” che prima non poteva vantare, proprio perché ora è declamato da quegli stessi posti che la sinistra ha contribuito a rendere leggendari. Volendo, si può condensare il tutto in due equazioni:

DESTRA=CONSERVATORISMO+EPICA

SINISTRA=CONSERVATORISMO

E poco conta che quell'”epica” sia da intendere in senso lato, e sia in massima parte “di sinistra”. Il marketing è marketing, non ha colore.

Ora, secondo voi, il telelettore medio (perché sì, a dispetto di quanto tu creda, cyberentusiasta, un buon 60% degli italiani continua ad informarsi via tv, e pure quelli che hanno convinto a quali magnifiche sorti e progressive può portarci l’Internets, si affidano al più televisivo dei suoi predicatori), magari pure analfabeta di ritorno, a quale delle due proposte è più recettivo?

Avrei voluto chiudere con una bella battuta ad effetto ma, perdonate, non me ne è venuta in mente nessuna: troppa è stata la tristezza, troppa la fatica che mi ha provocato trascinare questo post (sì, post: e temo, alla fin fine, anche parecchio brutto) fino alla conclusione. Per cui, per cortesia, che certi tag non li metto a caso: prego, lasciatemi solo.

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