Le bombe di Boston ed il silenzio

I morti sono sempre un’occasione succulenta per i giornalisti, soprattutto per quelli che si credono uomini di lettere prestati all’arte inferiore del riempire le pagine dei quotidiani. Dunque, nessuna sorpresa che anche uno dei maggiori giornali italiani proponga quest’approccio alla drammatica notizia delle esplosioni di Boston, giunte per altro, in aggiunta di sfregio, al termine di una maratona, evento che, come tutti quelli sportivi, si vorrebbe foriero di pace ed allegria (ma già gli eventi dell’Olimpiade di Monaco avevano dimostrato che così non è).

Un elementare senso del pudore, tuttavia, avrebbe imposto a chiunque di stare zitto, di non mostrare tali immagini acchiappaclic e tali commenti volti a nient’altro che a suscitare le più basse emozioni (non importa che qui si parli di commozione o addirittura compassione: sempre di emozioni superficiali si tratta) di chi nelle prossime ore spammerà le bacheche Facebook di mezzo mondo con quelle immagini. “Chi ha qualcosa da dire, si faccia avanti e taccia”, diceva Karl Kraus, al termine di quell’immane carneficina che fu la Prima Guerra Mondiale; qui, il fatto che i morti siano “solo” due non dovrebbe proporre la possibilità di comportarsi diversamente. Due morti causati dalla violenza umana sono comunque due morti di troppo.

Ci sarà tempo per parlare, e per vituperare l’ulteriore violenza che a questa seguirà (è certo: morto Osama bin Laden, gli USA invocavano la comparsa di un nuovo nemico cui dare la colpa di tutti i mali del mondo), e per sottolineare che tali reazioni da cowboy non fanno altro che suscitare ulteriore odio che si tramuta in ulteriori violenze, e così via; ci sarà tempo per sottolineare come lo stupore per questi attentati e le reazioni guerresche siano determinati dal fatto che nell’America settentrionale non si vede più un conflitto armato da quasi centocinquant’anni (Guerra di secessione). Ci sarà tempo anche per mettere ordine in questi pensieri, che ora affiorano confusi, improvvisi, disordinati.

Ma il tempo non è questo: niente analisi, niente retroscena, niente complottismo, niente foto strappalacrime. Fredda e cruda cronaca, è il momento di questo e solo di questo. Ve ne preghiamo.

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