Il traguardo

C’è qualcosa che non mi quadra. Stamattina, trattenendo a stento il giubilo, i maggiori quotidiani italiani pubblicavano in prima pagina la notizia sulla (ancora presunta) chiusura della procedura d’infrazione dell’UE contro l’Italia per deficit eccessivo (se vi interessa, potete leggerne qui). Faceva ovviamente eccezione il Giornale che, col solito garbo, ventilava la possibilità di un “complotto” europeo-PDistico (no, non pidduistico: quello sarebbe bene, chiaro) per “impedire” ai salvatori della Patria (sì, insomma, il PdL, con cui casualmente dividono il padrone) di eliminare le ingiuste tassazioni sulla prima casa delle vacanze abusiva sulla costiera amalfitana, giusto quei dieci metri dal mare, signora, bellissima (mia traduzione, potrei aver malamente interpretato il titolo).

Ora: la procedura, leggo qui, era stata avviata nel 2009, ossia in pieno governo Berlusconi IV, quando la crisi ancora non c’era, i ristoranti erano pieni, la Lega poteva ancora pagarsi le auto con i soldi di Roma ladrona, la vita era più facile e si potevano mangiare anche le fragole, perché la vita è un brivido eccetera eccetera. Da quel giorno, a palazzo Chigi si sono alternati i seguenti governi:

  • lo stesso Berlusconi IV, fino alla tragica fine (12/11/2011) che fece annunciare a talune anti-Cassandre (tutti c’hanno creduto, ma non era vero nulla) la morte del berlusconismo;
  • il Monti, fino al 21/12/2012;
  • un interregno, fino al 28/03/2013, quando al potere è salito
  • Letta, che è attualmente il nostro capo di governo e guida una grossolana coalizione stabile più o meno quanto un castello di carte in mezzo ad un tornado.

Ordunque: se qualcuno ricorda, proprio il fatto che Berlusconi nulla facesse per contrastare la crisi portò alle sue dimissioni; possiamo dunque escludere che sia suo il merito di questa straordinaria “messa in riga” dei conti italiani (certo, il Cavaliere ha moltiplicato pani e pesci durante le sue cene galanti, ma di questo non ci interessa). Letta, come sottolineavamo, è al governo da esattamente ventinove giorni, e non ha avuto neppure il tempo di scegliere l’arredamento per il suo studio a palazzo Chigi (che, comunque, dovrà essere deciso d’intesa e prevedere una stanzetta per il riposino dei figli della Di Girolamo), figurarsi se poteva ridurre il rapporto deficit/pil (e vivaddio che non ce l’abbia fatta!). Al più, ha fatto qualche proclama, come sempre nei primi cento giorni di governo.

Non resta dunque che intendere la decisione dell’UE (anche) come un riconoscimento della “bontà” dell’azione del governo Monti. Tuttavia. Tuttavia, Wikipedia alla mano, ho richiamato alla mia mente il fatto che Monti ha:

  • nominato sottosegretario dell’economia Carlo Malinconico, che pare si sia visto pagare (probabilmente a sua insaputa) delle vacanze da Francesco De Vito Piscicelli (sì, quel Piscicelli );
  • tentato più volte di far sparire dal nostro sistema normativo l’articolo diciotto dello Statuto dei lavoratori;
  • messo praticamente in mezzo alla strada quasi quattrocentomila persone (quindicimila secondo la questura, ancora di meno secondo la Fornero);
  • tentato selvaggiamente di distruggere lo stato sociale;
  • fatto entrare in Costituzione l’obbligo del pareggio di bilancio;
  • aumentato in modo significativo le imposte indirette che, con buona pace del PdL, pesano sulle famiglie realmente svantaggiate quanto e più dell’IMU;
  • nulla contro l’evasione fiscale;
  • nominato “sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega ai Servizi Segreti e alla sicurezza della Repubblica” Gianni De Gennaro (che, da quanto si può leggere qui, probabilmente ha fatto molto bene il suo mestiere);
  • riportato in auge un nazionalismo di cui speravamo di esserci liberati con una gestione ridicola del “caso Marò”;
  • eccetera eccetera.

Poi l’Unione Europea si stupisce che un po’ ovunque in giro per il continente fioriscano movimenti anti-europeisti. Che vanno troppo lontano, certo: l’Europa non è il male. Qualcuno faceva notare che è anche grazie a lei se, da quasi sessant’anni, non ci sono guerre tra il Mediterraneo ed il Mare del Nord. Giudizio tutto sommato condivisibile (se si dimentica la notevole eccezione dei Balcani); tuttavia, questa decisione getta la famigerata ombra sinistra sul perché questa pace è stata necessaria.

L’Europa non è il male. Il male è che debba essere unita solo per fare un bene agli affari.

Nell’immagine d’apertura: Gino Bartali. Sì, quello del ciclismo. E del “l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”.

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