Il Superiore e il Damerino

“Stronzo!” urlò il Superiore, invece del buongiorno che il Damerino si sarebbe aspettato.

“La ringrazio, Superiore” rispose “ma francamente sono appena arrivato e non ritengo di averle dato motivo…”

“Ma non tu, coglione!”. Il Superiore agitò il giornale. “Questo qui!”

“Questo qui chi?”

“Questo qui!” puntò un dito su una grande foto a colori. “Questo grandissimo infame e figlio di mignotta che risponde al nome di ***!”

“Ah sì, ho sentito qualcosa…”

“Anch’io ho sentito qualcosa: ho sentito che ce l’appoggiava dritto al culo e che spingeva tanto forte da farci uscire la merda dalla bocca!”

“Non starà esagerando?”

“Cristo, no! Tutto, tutto ha scritto: chi siamo, che facciamo, da dove veniamo, quanti soldi c’abbiamo e come li abbiamo fatti, e pure quante volte andiamo al cesso! Fortuna che nelle questure non leggono i libri, che sennò a quest’ora stavamo tutti col culo al fresco!”

Il Damerino strinse le spalle: “Lì forse no, ma a casa mia se ne leggono molti, di libri. E sono almeno cent’anni che gentaglia di questa risma scrive le stesse cose, e lei ha potuto avere la sua Xanadu come la ebbe suo padre…”

“Xanadu il cazzo che ti frega! Parli bene, tu, che esci tutte le volte che vuoi con quel tuo maledettissimo fiore all’occhiello, e non devi startene rinchiuso in questo buco di culo scavato nelle viscere della terra! A che minchia mi servono le Mercedes, le piscine, le puttane che mi posso comprare con tutti i milioni che tengo, o che mi regalano per tutti i favori che posso fare, se poi, per colpa di quelli come ***, devo starmene qua dentro? Oh, ma io lo faccio accoppare, che si crede? Ho fatto accoppare uomini che avevano molte più palle di lui. Prima di avere il tempo di dire me la sto facendo addosso starà già sotto terra!”

Il Damerino non rispose.

“Che c’è? Non t’ho convinto?” gli chiese il Superiore, minaccioso.

“Certo, com’è ovvio che sia. Tuttavia… in questo caso, forse, si potrebbe scegliere di adottare un approccio diverso”

“Cioè?”

“Cioè, vede, quelle sue parole di prima, a proposito di questo…”. Indicò le pareti bianche.

“Buco di culo”

“Sì, esatto, mi hanno convinto che c’è qualcosa che potrebbe essere peggiore della morte”

“Ma vaffanculo! Che ci sta, di peggio? Anzi, a quel coniglio gli faccio solo un piacere, a farlo morire da uomo”

“Eppure…”

“Che ti venga un cancro, Damerino. Sei un maledetto cagadubbi. Dai, fammi sentire questa tua grande trovata!”

“Lei prima diceva che da quando è costretto a vivere, insomma, in questo posto, non può più godersi i piaceri della vita. Ed io ho pensato: bene, allora costringiamo anche lui, *** intendo, a rinunciarci”

“Che cazzo di piaceri potrà mai avere quello, secondo me è frocio e poi è pure un topo di biblioteca peggio di te!”

Il Damerino si limitò a sorridere.

“Be’?” domandò il Superiore “Penso sempre che stai dicendo un mare di stronzate, ma sono curioso: com’è che penseresti di fare, per farcelo rinunciare?”

“Niente di più facile: minacciamo di ucciderlo”

“Vatti a sparare: è preciso quello che ho detto io!”

“No: lei vuole ucciderlo, io, invece, dico che dovremmo limitarci a minacciare di farlo. E basta. Poi il lavoro lo lasciamo fare agli altri”

“Non mi ci stai facendo capire un cazzo, che è, un’altra delle tue puttanate psicologiche?”

“Mi scusi, ma cosa succede a quelli che sono nostri” strinse le labbra e mugolò un attimo “obiettivi?”

“Gli danno la scorta”

“Appunto! Ha idea di cosa significhi essere sotto protezione?”

“No, stronzo, certo che non lo so”

“La prego di scusarmi, ho parlato senza riflettere. Ma, insomma, se lo minacciamo in modo abbastanza convincente da farlo mettere sotto protezione… non potrà più fare un passo, senza essere guardato a vista, proprio come se fosse un carcerato. Dovrà stare sempre inchiodato in casa, non potrà guidare tutte le belle auto che potrebbe comprarsi con questi libri pieni” un’impercettibile pausa “bugie su di noi…”

“… diventerà un eroe e tutti lo copriranno di complimenti e pacche sulle spalle. Proprio quello che non ci serve”

“Forse. O forse non sarà così”

“E perché no? Mi viene voglia di accoppare pure a te, quando fai queste cazzo di pause ad effetto”

“Lei è proprio così sicuro che esista chi voglia stare tanto vicino a qualcuno che noi teniamo, come dire, sott’occhio?”

“Bah, forse non fisicamente, ma sarà un fuggi fuggi a manifestargli solidarietà o che cazzo ne so io, a quell’uomo di merda”.

Il Damerino sorrise: “Non so. In fin dei conti, le scorte si pagano coi soldi delle tasse; cioè, coi soldi di tutti…”

Il Superiore lo fissò, inebetito; poi, scuotendo la testa come per scacciare un insetto molesto, rispose: “Stronzate. Io so solo una cosa: se vuoi che qualcuno non ti dia più noie, devi lasciarlo solo. Se gli vuoi sparare in testa in mezzo alla strada, devi essere certo che nessuno si giri dalla sua parte. Mio padre faceva così, mio nonno faceva così. E guarda cos’hanno costruito…”. Si stava girando ad indicare l’angusto spazio che aveva attorno, ma si fermò.

“Non sto mettendo in dubbio la bontà del metodo” disse il Damerino. “Dico solo che andrebbe aggiornato ai nostri tempi”.

“E secondo te il modo per farlo è fargli dire bravo per tutto quello che fa?”.

Il Damerino sorrise di nuovo, senza rispondere.

“Che cazzo ti ridi?”

“Vede, signore, fare lo scrittore è un lavoro strano; quando si sbaglia, quando si è deboli, quando non si ha nulla da scrivere, o non si sa nulla di ciò che si sta scrivendo, e si scrive lo stesso, ma male, così da essere banali, inconcludenti, ridicoli, noiosi, quando, in una sola parola, si fallisce, ebbene, quello è paradossalmente il momento che si può considerare il più fortunato della propria carriera. Purché, naturalmente, ci sia in giro qualcuno disposto a fartelo notare, che hai fallito, e dove e come hai sbagliato, e…”

“Stai parlando troppo, Damerino”

“Allora vengo al punto: uno scrittore che non riceve altro che applausi, bravo bene bene bis, anche quando scrive” lo guardò dritto negli occhi “minchiate, è uno scrittore morto. Proprio quello che lei vuole per ***”

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