Contro una gabella

Meditai talora di raccogliere una piccola “rassegna stampa storica” a proprosito dell’annosa questione dell’abolizione dell’IMU. Non andando più indietro di aprile 2013, e limitando la mia ricerca alle prime tre pagine di risultati (dei circa quattro milioni che Google propone), questo è quanto ho ottenuto:

Scorrendo, anche sommariamente, questi articoli, non si può fare a meno di notare che:

  1. la discussione si è accesa in modo più significativo attorno al quattro luglio (giorno del mio compleanno), prova, se ancora ce ne fosse bisogno, che ho amicizie altolocate tra i poteri forti, che si impegnano perché io non debba pagare un’iniqua tassa sulla mia prima ed unica casa (nella foto in apertura);
  2. il PDL ha fatto di questa battaglia un punto fondamentale della propria azione (di governo e di opposizione), come testimoniano l’articolo del Giornale (fonte notoriamente imparziale), questa pagina ed anche quest’altra… no, scusate, fate finta di non aver visto nulla.

Tale impegno è singolare ed anche mirabile, se si considera che l’Imposta Municipale Unica fu approvata (in forma leggermente diversa, e con diverso nome: ma non importa, visto che ora come ora il partito di Alfano -ahahah- si batte per la sua abolizione totale e perpetua) dal Governo Berlusconi IV nel marzo 2011 (vedi qui, ad esempio).

Certo, erano altri tempi, i ristoranti erano ancora pieni e la Crisi che tutto Scusa© non si era ancora abbattuta su di noi, certo grazie alle misure di sicurezza approntate dal Cavaliere a difesa della Penisola; e per di più il rivoltante balzello non si doveva pagare prima del 2014; tuttavia, potrebbe non essere del tutto ozioso analizzare le motivazioni che indussero, a suo tempo, il PDL ad approvare una legge oggi tanto impopolare.

Sia chiaro che, grazie a fonti che non posso rivelare, ma che assicuro degne di fede ed inserite nei giusti ambienti (guardate nuovamente quanto detto sopra), concedendomi, al più, alcuni vezzi di stile od intreccio per rendere il freddo resoconto giornalistico letterariamente interessante (“il vero per argomento, l’interessante per mezzo”, eccetera), potrei fornire una ricostruzione degna di ogni fede, lunga pagine e pagine, con sconvolgenti rivelazioni sugli intrecci e la personalità dei protagonisti coinvolti.

Non vedo perché sprecare così il mio tempo, tuttavia, quando, per comprendere al meglio la situazione, basta riportare questo breve spezzone di dialogo:

IL PRESIDENTE: Allora è deciso! Per tenere buona l’Europa, mettiamo una tassa sulla casa; per tenere buoni i cittadini, non si dovrà pagare prima del 2014. Mi gioco quel che volete che il prossimo Governo, composto da freddi burocrati (sorriso), quando cominceranno a pressarli per “far quadrare i conti” o che so io, non saprà trattenersi dall’anticiparla!

UN MINISTRO A CASO: E poi? I cittadini questo non ce la perdoneranno comunque! Togli loro ogni diritto, ma guai ad aumentare le tasse! Ce l’ha insegnato lei, Presidente!

IL PRESIDENTE: Ed infatti noi a quella tassa ci opporremo con tutti noi stessi! Faremo un punto d’orgoglio della lotta contro di lei! Paralizzeremo l’attività di qualunque Governo (tanto in futuro chi volete che possa governare, in un modo o nell’altro, senza di noi?) finché essa non verrà abolita, solo per merito nostro!

UN MINISTRO A CASO (lo stesso, o forse no): Dopo che l’abbiamo approvata proprio noi? Qualcuno se lo ricorderà!

Il Presidente non gli rispose. Senza smettere di sorridere, si limitò a fissarlo con fare paterno: come se fosse un suo figlio, ma molto stupido.

La foto in apertura è tratta da economia.nanopress.it  (dopo la solita, superficiale ricerca su Google)

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