Una difficile scelta

“Non mi pare ci sia molto da discutere” fece il Direttore, dopo aver fatto finta di porgere orecchio a tutte le opinioni che erano state espresse durante quel Consiglio Straordinario, ed in realtà avendo prestato orecchio solamente ad alcune sparse parole proferite dalle Grandi Firme, che erano sedute giusto accanto al suo trono, su poltrone riccamente istoriate con le Storie della Creazione del Giornalismo Letterario.

“Ho capito che abbiamo, essenzialmente, due possibilità: una è riempire la prima, la seconda, la terza e tutte le pagine dispari (o le pari, è lo stesso) del nostro (tele/radio, N.d.A.) giornale con il racconto di quella grande tragedia avvenuta a Baiano. La storia ha tutti gli ingredienti per attirare l’attenzione del pubblico, e causare una valanga di commenti più o meno civili sulla nostra pagina Facebook: c’è la morte, la religione, il senso della famiglia, il dolore, il ‘si sapeva che prima o poi sarebbe accaduto’, i pochi controlli al Sud eccetera eccetera; non mette a repentaglio i preconcetti dei lettori ma, anzi, li rafforza. Come se non bastasse, può esere, come dire, seguita nel tempo: oggi c’è il fatto, domani il funerale, dopodomani le indagini, tra qualche settimana la vita dura di tutte quelle famiglie rimaste senza chi portava i soldi a casa. Se riusciamo ad aggiudicarci la foto di qualche cadavere, o magari quelle dell’autopsia sull’autista, potremmo anche sperare di sollevare una polemica sui limiti del giornalismo, polemica che richiederà numerosi editoriali, prima di potersi risolvere con chiarimenti e scuse da ambo le parti, e che permetterà alle nostre Grandi Firme” fece un cenno fintamente sussiegoso, prontamente ricambiato “di esprimere al meglio tutto il loro potenziale creativo, difendendo a spada tratta la nostra libertà di stampa”. Bevve un sorso di cognac. “In più, non rischieremo di andare a pungere nel vivo nessuno dei nostri Editori” un sospiro “e neppure delle forze politiche che si battono per la mia… intendo, per la nostra sopravvivenza nel difficile mondo dell’informazione”.

Una pausa. Ne approfittò per inviare un paio di scosse elettriche ai freelance che, fuori dall’ampia vetrata, già scrivevano pezzi grondanti lacrime a proposito delle speranze spezzate di quella povera, bellissima, tanto devota ragazza sedicenne. Evidentemente, non abbastanza in fretta.

“E poi c’è l’altra possibilità: lasciare ad altri questa gallina dalle uova d’oro, e concentrare la nostra attenzione sul caso Mediaset. Che non ci permette di fare nulla di tutto ciò e, come se non bastasse, in questi tempi di governo Letta…“.

Nel silenzio i puntini echeggiarono come il sibilo di una ghigliottina; implicitamente, fu dato permesso alle Grandi Firme, che subito ne approfittarono, di ridacchiare. Poi il Direttore disse: “Se lo ritenete necessario, votiamo”.

Tutte le mani si alzarono.

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