A proposito di beneficienza

L’elemosina e la sua sorella maggiore, la beneficienza, non mi piacciono, e non è la prima volta che lo dico; altrove (ad esempio; potete controllare anche questo, alla voce “Una scomoda posizione”: argomentazioni e citazioni praticamente identiche) ho anche giustificato questa idiosincrasia meglio di quanto farò qui.

Le trovo ipocrite, assolutorie, razziste e classiste (“Aiutiamoli a casa loro” era beneficienza al massimo grado, a ben guardare); tutti difetti che sarei anche disposto a perdonare, comunque, se solo avessero una qualche utilità: cosa che evidentemente non è, se da sei anni davanti allo stesso supermercato vedo sempre le stesse facce che cercano di “vendermi” gli stessi calzini. E le stesse brave massaie che allungano loro tutti gli spiccioli che ingombrano loro le borse, credendo così di risolvere i loro problemi con la fame, ed i propri con la coscienza.

Nonostante tutto ciò, mi capita raramente di negare qualcosa a chi me lo chiede; purché, naturalmente, non si tratti di opere pie. Il perché di questa apparente contraddizione è presto detto: concedere qualche centesimo ad un povero cristo lacero (e non di rado anche contuso) è il miglior modo per prolungare indefinitivamente la sua indigenza. Ed io, si sa, sono profondamente misantropo.

Molto meglio di me si è comportato, stamane (erano circa le dodici e trenta), un degno rappresentante del popolo del Campari; che, tuttavia, credo abbia anche un po’ esagerato.

Perché, ok, rifiutare una peraltro educata profferta di un autentico braccialetto giamaicano va bene; ma, ecco, lanciarsi in una dura reprimenda del fenomeno, arrivando ad augurare al propositore la pronta sterilità per lui e per tutti i suoi discendenti fino alla quindicesima generazione (contraddizione ovviamente inserita per gusto retorico), mi sembra sia un poco esagerato.

Insomma, un essere umano che alle dodici e mezza di venerdì mattina può starsene fuori da un bar (i tavoli erano di puro design: due di quelle grosse tavole su cui si imballa il cibo, con sopra una spessa lastra di vetro), in pantaloncini e infradito, a giochicchiare con un portachiavi della BMW ed a sorseggiare (per l’appunto) Campari, non dovrebbe parlare così male della beneficienza.

La Natura non si schifò nel farla a lui, anni fa.

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