Venesia

“Oh mio Dio!” urlò il Direttore (non lo stesso di cui si è detto qui, ma un suo stretto conoscente), quando lo scoprì.

Non era possibile che si fossero lasciati sfuggire uno scandalo di quella portata. Una cosa veramente rivoltante, quasi più, che Dio lo perdonasse, di quei bastardi di istruttori che avevano fatto annegare quella bambina di cinque anni (forsema leindaginisono ancoraincorso, avrebbe dovuto aggiungere, lo sapeva: ma intanto non c’era nessuno a sentirlo, e poi una smentita che non avrebbe suscitato il minimo interesse si poteva sempre dare in un secondo momento). Cioè, a Venezia. C’era stato in vacanza tante volte. Una città magnifica, tolti i piccioni. E guarda tu che rischio… intollerabile. Altro che l’acqua alta ed il marciume delle fondamenta: qui si rischiava davvero di vederla scomparire. Con tutti i soldi che portava, e non solo a se stessa: a tutta la nazione. Quella solita storia della locomotiva del Nord che trascina tutti. Non poteva permetterlo. Doveva scrivere qualcosa.

Cioè, intendeva: far scrivere qualcosa. Osservò la chilata di freelance che lavoravano fuori dalle ampie vetrate del suo studio, i collari elettrici attorno alle loro gole (era liberale, e considerava una barbarie gli elettrodi sotto pelle che utilizzavano alcuni suoi colleghi. Anche se non l’aveva mai detto pubblicamente). La donna precocemente invecchiata (non c’entravano le gravidanze, che per altro non poteva permettersi) che era stata assunta in prova per tre mesi sei anni prima come una giovane di belle speranze faceva al caso suo: aveva già dimostrato di saper trattare con capacità di ogni argomento. Forse, in capo a vent’anni, avrebbe potuto pensare di assumerla; o di raccomandarla per farla assumere.

Premette un pulsante; la donna si contorse sul suo inginocchiatoio, staccando le mani dalla tastiera su cui stava scrivendo. Un controllore si avvicinò per verificare perché mai avesse smesso di lavorare; proprio in quel momento, a salvarla, dall’interfono uscì la voce del Direttore: “***, venga nel mio ufficio”, disse. I suoi colleghi, per solo una frazione di secondo, si voltarono a guardarla, chi con malcelata pietà, chi già con calcolato schifo.

Quando la vide entrare, al Direttore quasi partì il riflesso condizionato, e stava per dirle: “Prego, si sieda”; poi, ripensandoci, venne subito al sodo: “Guardi. Guardi qui” le disse, voltando il monitor del computer dalla sua parte.

Vi campeggiava quest’immagine:

“Vedo, Direttore” rispose ***, esitante.

“E be’, non dice niente? Uno dei tesori del patrimonio culturale italiano! Guardi, guardi che scempio!”

“Sì, Direttore. Ma…” esitò “non capisco cosa dovrei dirne”.

“Ma come, cosa dovrebbe dirne! Lei lavora per uno dei più seguiti telegiornali del paese! Non pensa che sarebbe per lei un onore denunciare questo scempio paesaggistico cui abbiamo finora assistito impotenti?”. Ci mancò poco che si alzasse in piedi ed iniziasse ad urlare.

“Senza dubbio, Direttore, tuttavia…”

L’obiezione venne troncata sul nascere. “Proprio ora, poi! Proprio ora che stiamo vivendo quella che per l’Italia è una vetrina internazionale, come il Festival del Cinema! Che sì, d’accordo, i fondi scarseggiano e insomma le cose vanno un poco sottotono, ma i divi in laguna! Lo sa chi c’è, quest’anno?”.

“Sì, ho coperto io l’evento e…” assunse un’espressione spaventata “cioè, senza muovermi dal mio inginocchiatoio, che lo so che mica ci si può permettere di pagarmi una trasferta, Direttore!”

“Già, già. E quindi sarà già aggiornata, avrà foto sottomano, qualche dichiarazione trovata mentre si aggirava su Google alla ricerca dei dati. Qualcosa per mettere assieme una prima bozza, insomma”.

“Mi scusi tanto, Direttore, ma non ho capito di cosa devo mettere insieme una bozza”.

“Ma come di cosa! Di un bell’articolo arrabiato in cui, sia pur citando i diversi punti di vista (che so, a Venezia non ci si va mica a vedere Marghera, e gli studi scientifici che dicono che non si sa se le navi da crociera inquinano… sì, lo so anch’io che inquinano, però mica possiamo rischiare la querela), lei esprima tutta la mia riprovazione, e la nostra riprovazione, per come viene trattato questo capolavoro dell’arte italiana che è la città di Venezia!”

“Ma, Direttore…”

“Non mi dica che non vuole farlo, signorina”

“No, no, assolutamente, è che già sto seguendo diverse altre faccende, e per domani dovrei già scrivere quindici articoli, e dunque non so…”

“Ma via, cosa vuole che sia qualche ora di straordinario, rispetto alla possibilità che le sto offrendo? Pensi, lei prenderà la difesa di una delle città più belle d’Italia! Non è un onore per lei?”

“Sì, Direttore, senza dubbio, tuttavia, ecco” esitò “l’articolo non porterà la mia firma, e poi, visto che lo straordinario non mi viene pagato…”

“Su, su, non diventi materiale! Qui io le sto parlando di ben più alti valori!”. Diede una manata sul bracciolo d’oro della sua poltrona, e con l’altra mano, forse senza volere, inviò una breve scarica elettrica nel corpo di ***. Troppo breve, forse: perché, quando questa si riprese, non sembrava propensa ad addivenire a più miti consigli. Forse stava sviluppando una qualche forma di tolleranza. Si sarebbe lamentato coi fornitori.

“E poi…” aggiunse ***, infatti, con appena un lieve tremolio nella voce “nel telegiornale di domani, abbiamo già in programma un duro servizio, privo di contradditorio, sui NoTav violenti che hanno attaccato il cantiere di Chiomonte, e quindi…”

“E quindi?”

“E quindi, ecco, qualcuno potrebbe notare l’incoerenza: da un lato si difende una città come Venezia, e dall’altra si dice che si può tranquillamente far scempio di una valle bellissima come quella di Susa, per meri interessi economici, per altro tutti da dimost…”

La scossa elettrica fu ben più pronunciata della precedente. *** ancora tremava, quando eseguì l’ordine del Direttore. “Vada, ora. E non pensi più a simili minchiate”.

Breve spazio dell’autore

A proposito dei “vip in laguna”, si fa sempre più forte la mia convinzione: vogliamo far cessare la “grande opera” in val di Susa? Regaliamo una villa a qualche vip in zona.

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