Corsi e ricorsi storici

(Breve storia ambientata nello stesso universo di Noi non ci saremo. Universo narrativo, s’intende)

Eccezionalmente, per quella settimana (in fin dei conti, erano pure cinquant’anni che le forze migliori e più produttive del Paese erano sbarcate, prime in Europa e nel mondo, sul Pianeta Rosso: bisognava pure festeggiare), il Governo aveva deciso che non avrebbe perseguito i Ribelli come quelle forze violente ed antidemocratiche avrebbero meritato. Ciò non significava, ovviamente, che fosse vietato coprirli di ridicolo.

Era per questo che quell’uomo era salito sopra la più alta delle ciminiere della centrale elettrica che dava energia a tutta l’Installazione italiana; ovviamente, solo e soltanto per sua volontà. Le sbrigative indagini seguite alla tragedia avrebbero decisamente escluso che stesse obbedendo ad ordini superiori.

Aveva appena finito di srotolare quel grande striscione con la scritta (verde scuro su fondo bianco, niente spray) “Basta ecoballe”, quando l’aveva sentito arrivare, il malore che l’avrebbe fatto precipitare giù, a schiantarsi sul suolo ferroso dove avrebbe perso la vita. Si rese conto, subito, che la colpa era tutta dei suoi polmoni; da un po’ di tempo aveva degli accessi di tosse e però lo stipendio mica bastava, e lì sul Pianeta rosso, la frontiera, il mondo ostile, non c’era posto, per la sanità pubblica.

Era sempre stato d’accordo, con quell’asserzione; così come con quella che, certo, forse con un po’ di sforzo si sarebbero potute pure trovare energie alternative (che era quello che chiedevano, i Ribelli), ma proprio in quel momento, in quello stato di difficoltà, la frontiera, il mondo ostile. Con tutti i posti che garantivano, quelle inquinanti centrali che nemmeno loro sapevano bene cosa bruciavano (carbone, no di certo: non ce n’era, su Marte); e tra questi, il suo, cosa di cui non avrebbe mai ringraziato abbastanza: ed ecco perché era stato quasi contento, quando l’avevano scelto per arrampicarsi fino a là sopra, per quella contromanifestazione spontanea.

Gliel’avevano assicurato: nessun pericolo. Andavano, srotolavano, tornavano giù. Si poteva fidare; la stessa cosa che gli avevano detto quando aveva chiesto, un po’ spaventato, se era pericoloso tutto quel fumo che si respirava là attorno, prima che gli aspiratori lo catturassero. Macché, ti puoi fidare! Non ti succede niente ai polmoni!

Fu ripensando a quella frase, che morì.

I telegiornali della sera riportarono la notizia, sottolineando come, se solo i Ribelli non avessero dovuto costringere quei poveri individui a difendere il loro posto di lavoro! Nessuno si rese conto che c’era qualcosa di ironico, in quell’evento; d’altronde, era legato ad un fatto talmente irrisorio, capitato così tanti prima. E poi non c’è posto per la memoria nel mondo ostile, la frontiera.

Quell’uomo si chiamava Paolo. Paolo Guerrieri.

 

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