Alieni

“Siete alieni, vero?”.

La domanda fu retorica, che è il modo che i poeti usano per dire inutile.

Primo, perché, in una sera d’estate di tanti anni prima, i due, giovani giornalisti squattrinati ed anche un po’ avvinazzati, avevano già visto un oggetto volante di dubbia origine sfrecciare sopra il tetto della casa di uno di loro, ed in seguito avevano anche avuto il piacere di un interessante incontro privato con coloro che lo pilotavano (piacere che, come si sa, è concesso a pochi eletti); si supponeva, dunque, che sull’argomento dovessero avere una solida esperienza, e di prima mano. Secondo perché…

Be’, perché, se quell’incontro avessero dovuto raccontarlo, in futuro, non avrebbero potuto usare altra parola che, appunto, alieno, per descrivere la forma, il colore, la strana lucentezza che, colpito dal sole, esso riverberava, dell’oggetto con cui erano planati proprio a due passi da loro, senza sollevare neppure un briciolo di polvere e senza neppure far volare loro il cappello.

Se quell’incontro avessero dovuto raccontarlo, aliena sarebbe stato il vocabolo più adatto di dare un’idea quanto mai precisa sull’anatomia degli esseri che ne erano scesi, apparentemente privi di qualsiasi struttura anche solo lontanamente riconducibile ad un capo, ad un tronco, a degli arti; il più adatto, ed anche l’unico. Per il resto, sarebbe stato il silenzio a parlare.

Se avessero dovuto raccontarlo, avrebbero detto alieno il loro modo di comunicare, che non impiegava parole, né gesti, né segni, né scrittura, e neppure la banale trasmissione del pensiero; solo, ecco, quella voce, che veniva da chissà dove, e che declamava: “Veniamo in pace, terrestri; noi, gli unici altri esseri senzienti che il cosmo abbia mai prodotto, e mai produrrà. Poneteci domande, ve ne preghiamo”.

Se avessero dovuto raccontarlo. Ma non dovettero. Che loro erano giornalisti seri, e sapevano che se un alieno risponde: “No” (come quelli fecero), quando gli chiedi se è stato lui ad aiutare gli aztechi a tirare su le piramidi di Macchu Picchu, allora non può essere altro che un’allucinazione. Mica come quelli che li avevano rapiti in quella sera d’estate, tanti anni prima.

-Perché su entrambi i lati dell’Atlantico si trovano piramidi?

-Perché è più facile scolpire piramidi che sfere. Perché il vento produce le dune a forma di piramidi e non di Partenone.

(da Il pendolo di Foucault, di Umberto Eco. Che, al pari di Guglielmo di Occam, oltre che un massone affiliato al gruppo Bildberg, è senza dubbio un rettiliano che vuole tenerci all’oscuro dell’esistenza della sua razza)

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