Dal dizionario ai Cranberries, sorpassando un camion

(rapido riassunto di tutto quanto non mi è riuscito di scrivere negli ultimi giorni. Mancherebbe un appunto sull'”affaire Accorinti”: ma credo che quando un ministro rimprovera un sindaco perché cita l’articolo undici della Costituzione, l’unico commento sia astenersi dai commenti, per commentare l’incapacità di taluni personaggi di astenersi dai commenti)

Colpo di stato (id.): 1. nei paesi del Terzo Mondo, sinonimo (poco utilizzato, probabilmente perché ritenuto sconveniente) di “rivoluzione accettabile”, locuzione utilizzata dai governi e dai mezzi d’informazione del cosiddetto Occidente; 2. forma di sovvertimento del potere, che obbedisce all’adagio “bisogna che tutto cambi, perché tutto resti uguale”. Ed infatti.

(da una definizione inedita del “Dizionario del diavolo“)

Chi crede che un viaggio in autobus non possa essere un’avventura si sbaglia di grosso e non ha mai avuto il piacere di viaggiare sulla strada a scorrimento veloce (si fa per dire) Avezzano – Cassino. Una strada che, nonostante dovrebbe essere di fondamentale importanza per i trasporti italiani (fa parte dell’arteria che collega Napoli con l’Adriatico), è tanto stretta che, a parte i veicoli che transitano nella direzione opposta a velocità ben oltre quelle necessarie per entrare in curvatura (che tanto, si sa, in Germania sono molto più civili di noi ed i limiti di velocità manco ce li hanno. A nessuno viene mai in mente che, forse, è proprio perché sono molto più civili di noi), l’unica cosa che si riesce a vedere è il culo del mezzo che procede davanti a voi. Il quale, novantanove volte su cento, è un autotreno.

Ora: io contro i camionisti non ho proprio niente; mio padre quel lavoro lo ha fatto e so bene quanto sia difficile, stressante, lesivo per la salute, ed anche per l’amor proprio della persona, che spesso si vede attribuite, con tutta la propria categoria, responsabilità che sue non sono (per dire, quella degli incidenti stradali: che, come si può vedere qui, sono più frequenti la domenica, soprattutto di notte, quando gli autotreni NON circolano). Non urlo ai camion, non suono loro il clacson, non faccio gestacci quando li sorpasso: però averceli davanti, su quella strada progettata negli anni Cinquanta, anche se non sto guidando io (come oggi: ero su un autobus), mi rende quanto meno un poco nervoso. Soprattutto quando sono camion adibiti al trasporto di rifiuti, che viaggiano a pieno carico, e che per di più nella loro parte posteriore hanno una barra di metallo che oscilla pericolosamente ad ogni curva ed ad ogni giunto di ogni ponte: i quali ponti e curve, inutile dirlo, su un territorio come quello della valle del Liri, sono comuni come le rosse in Irlanda (Dio benedica l’Irlanda!).

Ecco perché quando l’autista del mio autobus ha imboccato l’unico rettilineo di questa benedetta strada a scorrimento veloce (non guardate da questa parte) ed ha pensato bene di sorpassarlo, quel camion, stavo quasi per mettermi a gridare per la gioia. Poi l’esultanza mi si è spezzata in gola, come ai tanti bravi patrioti che avevano spolverato apposta la bandiera tricolore per uscire a festeggiare il 2 luglio del lontano anno 2000. Cose che capitano, quando ti rendi conto che ora davanti hai un autocisterna costruita forse ancor prima che venisse inventanto, il termine autocisterna, che ovviamente non potrai più levarti davanti, che procede lentissima e che sembra pronta a dimostrarti che il gas esplosivo che trasporta, il titolo di esplosivo non l’ha ricevuto honoris causa, come Vasco Rossi la laurea in scienze della comunicazione.

Oh, forse sto cercando di colorare di epica un fenomeno banale giusto per darmi un tono, per non ammettere che vivo una vita noiosa e priva di emozioni; ma comunque, per sicurezza, da oggi in avanti, quando sentirò dire che le basse intese (cit.) sono in crisi, e che Letta, nonostante abbia le palle d’acciaio, forse non riuscirà nemmeno a mangiare il panettone, come il più banale degli allenatori dell’Inter, ed anche quando sentirò qualcuno, di solito dopo aver bevuto qualche bianchino di troppo, urlare che “Ci vuole una rivoluzione!”, o magari un colpo di Stato (vedi su), io ripenserò a quel sorpasso. E mi dirò che anche in Grecia, probabilmente, quando Papandreou ha lasciato la carica di Primo Ministro, sembrava fosse giunto un bel momento. E poi…

Quando la violenza genera silenzio, noi stiamo sbagliando per forza.

(The Cranberries, Zombie. Grassetto mio)

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