Nel bel mezzo dell’inverno

E nel bel mezzo dell’inverno, ho scoperto che albergava in me un’invincibile estate.

-Albert Camus

Mi ero seduta per scrivere della morte, ma come al solito la vita ha fatto irruzione

-Virginia Woolf

Sono arrivato a L’Aquila nel 2008. Era ottobre, ma non chiedetemi che giorno.

Ero venuto a studiare medicina, forse perché, anch’io, volevo guarire i ciliegi. Ero preparato al freddo, alle difficoltà, alla lontananza: molto meno, al fatto che mi sarei innamorato. Della città, ma forse non solo.

Il secondo sentimento è svanito, veloce come è nato (il che dimostra che, forse, i parti travagliati offrono dei vantaggi rispetto a quelli rapidi ed indolori); il primo, no.

Scoprii quasi subito di abitare vicino ad una fumetteria. Avevo sempre detto, con una certa spocchia, di essere un grande patito di quella forma d’arte. Mentivo come si può mentire solo a vent’anni (l’età che avevo. E non permetterò a nessuno…va bene, avete capito. E se no…).

Fu lì che mi appassionai, davvero, ai fumetti, e non al fatto di poter dire di essere un appassionato di fumetti. Il merito fu tutto del proprietario di quell’esercizio: che si chiamava, casualmente, come un altro spacciatore di sogni (che si occupava meno dei disegni e più delle parole, però) che avevo conosciuto nella città da cui ero venuto. Entrambi, guadagnavano troppo poco da quel mercato. Soprattutto rispetto a quanto offrivano.

Per sei mesi, ho passato i migliori pomeriggi della mia vita, chiuso nei trenta metri quadri scarsi di quel negozio. Che, forse non casualmente, si chiamava Atlantide.

Il 6 aprile del 2009. Non ho intenzione di ripetere cosa è accaduto.

Da allora, ho rivisto quell’uomo (la colpa è tutta mia, per questo), solo una volta; e sembrerà strano che abbia provato tanta gioia, oggi, a scoprire che, finalmente, è riuscito a riportare tutti i nostri fumetti nel posto che occupava prima di quel giorno; soprattutto se si considerano i problemi che ancora esistono a L’Aquila. Eppure, io credo che sia importante ritirare su, oltre a quelli delle case, anche i muri dell’immaginario, che per troppo tempo sono stati impastati di morte, lacrime e, peggio ancora, di pietà (ehi, quando scrivo di me stesso, concedetemi un po’ di retorica). Forse, era questo che volevano dire i Sud Sound System, quando cantavano (in quella canzone che temo di aver giudicato, se non bella, almeno passabile, solo perché parlava anche di me), di voler ricostruire:

specialmente lu core.

Non potrò dedicargli, di nuovo, ogni mio pomeriggio; ma un giorno di questi è sicuro che andrò lì. Forse con una pianta ed un bel bigliettino “Scusa il ritardo”. O forse mi limiterò a dirgli “ciao”. Quel che è certo è che oggi ho capito cosa significa rinascita: scrivere di questo, proprio nel giorno in cui si celebrano due funerali. Quello di un uomo meritevole di ogni gloria.

E quello della sinistra.

P.S.: sì, avevo pensato anche di scrivere qualcosa a proposito dei forconi che già si dividono. Ma lo rimando ad un altro giorno, se consentite. E se non consentite tanto è lo stesso.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s