Che cosa significa libertà di parola?

Quel pensiero è un po’ come l’eiaculazione precoce: prima o poi capita a tutti, e senza che tu possa fare niente, nell’immediato, per impedirlo.

“Porca troia, a certe persone dovrebbe essere tolta la libertà di parola”.

E non fate quelle facce da verginelli: so che è capitato anche a voi (come so che non siete verginelli manco per idea, e che se siete uomini avete avuto un’eiaculazione precoce almeno una volta nella vita). Poi, certo, uno si contiene. Ma mica per qualcosa: perché c’è sempre, in ogni consesso umano, quel cazzo di precisino lì. Pronto a tirarti fuori che se non ti piace non ascoltare, che la tua libertà inizia dove finisce la mia, che ci sono le garanzie democratiche. Di solito sono le stesse persone che attribuiscono a Sandro Pertini frasi che non si sarebbe sognato di pronunciare neppure nei suoi sogni, nelle notte qui drammatiche tra quelle vissute lì, nel carcere di Procida.

Cioè, riflettiamo, fratelli e sorelle.

Se non ti piace non ascoltare. Come se il problema fosse nel mio orecchio, o nel mio cervello, e non nella lingua saettante (o nel cervello?) di chi sto ascoltando.

Cioè, riflettiamo, fratelli e sorelle.

La tua libertà inizia dove finisce la mia. Già: ed essenzialmente, la tua libertà di dire minchiate dovrebbe fermarsi dove inizia la mia di non desiderare un Olocausto atomico che spazzi via ogni residua traccia di vita sulla faccia di questa terra. O almeno, che la faccia diminuire sensibilmente: che si sa che l’intelligenza totale nel mondo è una costante, e la popolazione sta aumentando (anonimo).

Cioè, riflettiamo, fratelli e sorelle.

Ci sono le garanzie democratiche. Questa è la mia preferita. Ed in effetti è vero, ci sono delle garanzie democratiche. Ma l’articolo 21 della Costituzione recita, testuale:

Ognuno ha il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e qualsiasi altro mezzo di diffusione.

Il proprio pensiero. Quello che ci vogliono anni e sforzi per costruire. Quello che vive di continue verifiche e correzioni. Quello che dovrebbe far fermare per almeno dieci o quindici anni, prima di esprimere la propria opinione: la propria opinione, non quella cosa che si chiama così, ma che è solo qualcosa di indefininito ma sacrosanto, che l’ho sentito a Striscia la notizia, mica a quei telegiornali pagati dal Bildberg che pagate voi. Così, tanto per sfottere un altro po’ i forconi, finché si può.

Ma d’accordo, privare le persone della libertà di parola è pericoloso: si passa in un attimo da “non facciamo parlare gli stupidi” a “facciamo parlare solo gli stupidi”: Però: almeno priviamole di quella di commento telematico immediato. Impostiamo un bel comando sulle pagine Web: ogni volta che qualcuno legge una cosa su Internet, la pagina gli impedisce di fare commenti se non si è riletto tutto almeno quindici volte, se non ha soppesato ogni parola per almeno mezz’ora, se non ha verificato le fonti di quanto intende scrivere, se non ha avuto proprio il tempo materiale di ricontrollare se quanto ha scritto segue un filo logico.

Pensieri di questo tipo mi sorgono quando leggo i commenti ad articoli come questo. Commenti che non dovrebbero proprio essere, visto che sarebbe comune pudore (cit. di Jonhatan Safran Foer) non manifestare altrimenti che col silenzio il dolore per un cadavere di soli ventisette anni. Morto in modo tanto assurdo.

Ma, via, dei commenti potrei anche accettarli; anzi, addirittura, incoraggiarli. Ma dovrebbero essere commenti ragionati, ed anche un poco incazzati. Perché nessuno ha avuto il coraggio di commentare il fatto che la società per cui la ragazza lavorava non abbia reagito altrimenti che che con un “ci dispiace, era un buon elemento”.

Eh no, cari miei, adesso mi dovete rispondere. Eravate voi che la obbligavate a seguire quei ritmi? E non è che per caso obbligate anche gli altri a seguirli? La proposta di mettere dei letti in ufficio per quelli che lavorano dodici e più ore non è come la Foxconn che per “far diminuire” i suicidi nei propri stabilimenti li ha circondati di reti, che manco se producessero sushi invece che iPhone?

Ancora: la ragazza, invece, faceva turni estenuanti per sua decisione, perché voleva primeggiare e fare carriera? Allora, minchia, che mondo di merda è questo, dove viene consentita una cosa del genere, e per di più viene anche detto che chi si comporta in questo modo era un buon elemento? Ti credo che era un buon elemento: non vuoi lavorare trenta ore filate senza pause? Prego, quella è la porta. Tanto qui è pieno di gente che vuole farlo.

Roba di questo tipo, insomma (sì, lo so che state pensando che dovrebbero toglierla a me, la libertà di parola). Ma non:

Immagine

(buongiorno, signore, dormito bene finora? Siamo nel 2013 ed esiste il lavoro intellettuale. Il lavoro intellettuale? Ed il segretario di Stato chi è, Albert Einstein?!?)

o questo:

Immagine

(“Dovrebbe ringraziare che è riuscita a morire per lavoro!”)

o finanche questo:

ImmagineVi prego, ascoltate questa proposta: si eviterebbero un sacco di incazzature ad un sacco di internauti. Tipo a me. E la prossima volta vi eviterete un articolo come questo. Affare fatto?

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