Si fa presto a scrivere “Bersani”

Io non lo so, davvero non lo so, perché Beppe Grillo l’abbia fatto.

Forse è stata davvero una sua idea, subitanea, improvvisa, un bisogno incoercibile che lo ha spinto alla scrivania con la stessa forza con cui i discorsi di Hitler ci spingevano Bertolt Brecht (cfr. “Tempi brutti per la poesia“). Forse, invece, è stato combattuto, che un qualche tipo di coscienza delle proprie azioni sta finalmente sorgendo in lui, e sulla sua spalla destra gli è comparso un Casaleggio vestito da angioletto che gli diceva: “Dai, fallo, tutti se lo aspettano, scrivile due paroline di circostanza sull’argomento”, mentre sulla sinistra un diavoletto, ugualmente somigliante all’autore dell’immortale “Gaia – The future of politics”, che gli urlava: “Ma no, lascia perdere, che crepi quel bastardo!”. O forse i consigli le due mistiche entità glieli hanno dati al rovescio, va a sapere.

Ci piace (o almeno, a me piace) pensare che abbia letto le centinaia di educati auguri di guarigione che sono comparsi ieri sulle bacheche Facebook di tipo tutti i giornali italiani (e mi sorprende che nessuno abbia ancora lanciato il sondaggio: “Chi volete che si salvi, Bersani o Schumi?”), e sia saltato sulla sedia; ci piace molto meno, invece, pensare che il Semplice Portavoce quel post l’abbia al più letto, e che sia stato scritto da qualcuno incaricato per la bisogna, che se Grillo davvero scrivesse tutto quello che gli viene attribuito avrebbe a stento il tempo per dormire, e poi mica ce la farebbe ad urlare come urla. Però, probabilmente, questo è più vicino alla verità: perché, come diceva quel tipo che all’epoca in cui Grillo debuttava in tribù era Presidente del Consiglio per la seconda volta, a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si prende.

Sia come sia: non sappiamo come sia nato, non immaginiamo il perché. Sta di fatto che quel post di incoraggiamento a Bersani (intitolato semplicemente così, Bersani), sul blog di Beppe Grillo, c’è (e c’ho le prove). È un post stringato, è vero, anzi, forse ci si potrebbe arrischiare a definirlo striminzito; ma c’è, esiste, anche se è un post talmente breve che potrebbe essere riportato interamente con una semplie citazione. Perché non lo faccio, allora? Oh, e chi ha detto che non lo faccio?

Oggi tutti, soprattutto i falsi amici, fanno gli auguri di una pronta guarigione a Bersani. E’ un coro sospetto di personaggi che, in molti casi, devono a lui carriera e successo politico. Bersani ha avuto un pregio, quello di apparire umano, un grande pregio in un mondo di politici artefatti e costruiti a tavolino come dei pupazzi in vendita ai grandi magazzini della politica. In fin dei conti, la sua volontà di smacchiare il giaguaro si è avverata. Credo che abbia sempre saputo che i suoi veri nemici non erano i Cinque Stellle, ma alcuni dei suoi compagni di partito e personaggi delle istituzioni. Bersani, ti aspettiamo, non fare scherzi.

Situazione idilliaca, dunque: Bersani pare stia abbastanza bene, Grillo gli dice: “Oh, noi ti aspettiamo”, tutti sono felici, vige la pace universale e presto il lupo dormirà con l’agnello, ed un bimbo li veglierà. Poi, improvvisamente, qualcuno, ignominia e disonore su di lui!, ha tirato fuori quella parola.

Ipocrisia.

Apriti cielo! Un bla bla bla talmente fitto, in risposta, che mi ricordo solo uno dei commenti più divertenti, letti in calce a questo articolo: “Umano uno zombie?”. Quanto spreco di fiato e consumo di tastiera per nulla! Grillo è ipocrita? Ma no, davvero? Credevate che sarebbe davvero rimasto quel bel personaggio che era quando il suo Movimento era ancora, per l’appunto, di movimento, e non si era ancora trasformato in una forma di regime (no, non sono il primo a tentare quest’esperimento)? Quello che diceva pane al pane e vino al vino a tutti i potenti, o almeno ai potenti “giusti”, quelli che, insultandoli, gli garantivano visibilità e approvazione? Via, ma allora non sapete nulla di come funziona la politica in Italia! Su, questo è il paese in cui Berlusconi nel 1994 vinse le elezioni con la Lega Nord, e nel ’97 andò di filato in Puglia a prendere in braccio un bambino albanese testé naufragato (se solo avessero consentito al suo alleato di mettere i cannoni sull’Adriatico, quanti altri avrebbero potuto ricevere lo stesso trattamento!), per trionfare di nuovo nel 2001, sempre a braccetto con Bossi, che poi ebbe, pure, l’incarico di scrivere una legge che avrebbe riguardato anche emuli di quei poveri infanti lì. E che probabilmente, sull’argomento, è la peggiore d’Europa, ma lasciamo perdere.

Io non scomoderei quella parola; non parlerei nemmeno d’incoerenza. A me, quel messaggio di Grillo da fastidio, sì, ma per altri due motivi: che vi spiego subito, ovviamente. Solo che devo partire da lontano.

C’è una vecchia puntata di Happy Days in cui Richie Cunningham finisce, per qualche motivo che non ricordo, in coma. Lo portano di corsa all’ospedale, fanno tutto il possibile, che là la sanità mica è come qua in Italia, che mio padre è finito all’ospedale con un’unghia incarnita e l’hanno parcheggiato due ore in corridoio, uno scandalo, signora mia!, ma niente, lui non si riprende e l’episodio langue, in un tripudio di speranze stucchevoli e buoni sentimenti farlocchi. Poi, all’improvviso, arriva il salvatore, quello che con un pugno fa partire il jukebox, e che ha dato tutto un nuovo senso alle parole “giubotto di pelle”: sì, Arthur Fonzarelli. Fonzie.

Entra nella camera, guarda Richie, dice qualche frase di rito, poi parte il grande momento lacrimoni a pioggia: Fonzie si mette a pregare. Ma mica s’inginocchia, no: lui è fighissimo pure agli occhi di Dio, ce lo vedo l’Onnipotente a dirgli: “La prego, signor Fonzarelli, m’insegni ad essere figo quanto lei”. E quindi eccolo, punta il dito al cielo e “Ehi!”, dice, partendo con un lungo pippone al termine del quale, chiaramente, Richie si sveglia come nel peggior “C’hai rotto papà”, e la puntata, come ognuna delle precedenti, può avviarsi al più rassicurante degli happy endings.

Cosa c’è di sbagliato, in tutto ciò? Intendo, oltre a tutto quanto di sbagliato può esserci qualcosa di più sbagliato in una puntata qualsiasi di Happy Days? Cos’è narrativamente sbagliato? Semplice: il protagonista dell’episodio (e della serie) dovrebbe essere Richie, non Fonzie. È attorno a lui che dovrebbero ruotare gli eventi, è lui che dovrebbe avere il ruolo “di prestigio” e la simpatia del pubblico: lo stesso, si presume, dovrebbe essere per un messaggio di pronta guarigione (che, tra l’altro, non è neanche un’opera di fiction. Speriamo). ‘Scolta, Beppe: qua, di imitatore di Fonzie, ce ne basta e soverchia abbondantemente uno. Ed il posto è già preso.

In secondo luogo: “Umano uno zombie?”, dicevamo. Già. Cosa Grillo pensi dell’attuale classe politica, l’ha esplicitato, in passato, con dichiarazioni pacate e circostanziate, caratterizzate dal massimo rigore logico: il momento in cui più frequenti sono state le sue esternazioni ha coinciso, curiosamente, con la campagna elettorale che l’ha visto opposto, tra gli altri, proprio a Bersani, che all’epoca era segretario e candidato premier del partito che doveva stravincere le elezioni come un duo Feder-Nadal che affrontasse in doppio me e quel mio amico menomato (che è il vero punto forte della squadra). Dato che almeno una volta le abbiamo intese più o meno tutti, non penso di doverle ripetere: mi limiterò a linkare uno dei primi post di questo sito (l’immagine in apertura è leggermente inquietante, rivista oggi…), ed a fare un breve riassunto.

La classe politica non deve essere sconfitta, no: deve eclissarsi, scomparire, defungere, essere battuta sul campo e poi umiliata in una versione politica delle Forche Caudine.

Stante questo pensiero (che presumo non abbia subito modificazioni), che senso ha dire: torna, ti aspettiamo? A cosa serve? Che fine ha? La risposta più semplice è: nessuna. A meno che quel post non sia stato scritto per sottolineare la crudeltà con cui il Movimento guarda ai suoi più diretti avversari. In questo caso (e solo in questo): complimenti, ottimo lavoro!

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