Governo Letta’s Twisted Theatre!

Dagli stessi produttori di PD’s Twisted Theatre, e visto il già enorme successo di quest’ultimo, una nuova, mirabolante avventura, solo per il vostro piacere: Governo Letta’s Twisted Theatre, in pratica le stesse risate, solo senza immagini e con molto centrodestra e Napolitano in più! In edicola fino al 31 febbraio; a Palazzo Chigi, temiamo, molto di più.

CHE COS’È: uno special issue. Che, ovviamente, viene presentato come un numero unico, ma dopo l’esperimento dell’Injustice League of Monti (ILM; opera con cui, per altro, presenta numerose somiglianze) non ci crede più nessuno. Numerose le copertine alternative proposte: probabilmente non se ne butterà via neppure una, che tutto potrebbe tornare utile in futuro.

COSA CONTIENE: a stare alle anticipazioni, un sacco di buoni motivi per divenire elettori del Movimento Cinque Stelle, e sostenitori della Rinvoluzione. Fortunatamente, sia gli uni che gli altri portano in edicola proposte editoriali francamente inguardabili.

Ma scendiamo più nei particolari:

  • una legittimazione a mezzo sparatoria;
  • un sacco di scazzi (impossibile farne l’elenco e fornire dei link, NdA);
  • la decadenza di Silvio Berlusconi, che però si ricandiderà alle Europee;
  • Angelino Alfano che crede di poter essere leader di un partito;
  • bla bla bla economia bla bla bla imprese bla bla bla legalità bla bla bla. Sul lavoro, si attende che segretario del PD diventi Renzi, e che ne parli lui. Abbiamo fatto scrivere la legge sull’immigrazione a Bossi ed a Fini, siamo coerenti;
  • il ministro dell’ambiente offre agli abitanti di Taranto una scelta amletica: salute o lavoro? Si dichiara d’accordo Nichi Vendola (qui);
  • a questo proposito: se difendete il vostro territorio dagli scempi compiuti sotto la sponsorizzazione del Governo, siete terroristi. Sì, un tema un po’ abusato, ma d’altronde se si diventa troppo sperimentali si rischia di perdere (e)lettori: per lo stesso motivo, il vicepresidente della Camera da dell’orango ad un ministro di colore;

Ma soprattutto:

  • viene estradata una rifugiata politica, nella migliore delle ipotesi senza che ne sappiano nulla i ministri dell’interno (che è anche vicepremier) e degli esteri: i titolari dei due dicasteri non si dimettono;
  • il ministro dell’economia, che in teoria dovrebbe essere una specie di John Nash, solo senza problemi psichiatrici, sbaglia a fare delle banali addizioni; non pago, se la prende poi con la collega ministro dell’istruzione. Qualcuno la colpa dovrà pur avercela, ma nessuno dei due si dimette;
  • il ministro della giustizia (già apparsa in ILM) telefona alla madre di un’inquisita per dirle quanto, in Italia, la giustizia faccia schifo; poco dopo, l’inquisita in questione viene rilasciata dalla custodia cautelare, mentre la situazione delle carceri in Italia continua ad essere rivoltante: la titolare del dicastero non si dimette;
  • i giornali parlano di un ministro delle politiche agricole che pare abbia diversi interessi nei campi della sanità, della ristorazione, del venne il cane che morse il gatto e di tutta la fiera dell’est: il titolare del dicastero dichiara con forza che in ogni caso non si dimetterà, state tranquilli;
  • per una banale questione di evasione fiscale (forse per sopravvivenza, come ha detto un viceministro che poi si è dimesso. Ma tranquilli, non per quello: cfr., di nuovo, PD’S Twisted Theatre), il ministro delle pari opportunità, sport e politiche giovanili è costretta a dare le dimissioni, ed anzi è condannata ad una specie di damnatio memoriae, col suo dicastero che viene smembrato e ceduto a tre colleghi.

Certo, la sua questione riguardava le odiate tasse sulla casa, mica le carceri o i rifugiati politici, che magari ficcassero tutti secondi nelle prime e poi dessero fuoco al tutto, signora mia!

Ma a me, ecco, resta il sospetto che sia stata punita per non aver fatto quello di cui veniva accusata.

 

 

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