Timesappopin’

Un mistero svelato, uno scandalo provocato.

Uno storico articolo Frank Smith fa luce sul mistero dei “vaganti” e provoca uno scandalo di proporzioni enormi.

Quello dei “vaganti”, come si ricorderà, è un fenomeno che ha incuriosito, intrigato e senza dubbio anche inquietato Londra, il Regno Unito e di rimbalzo l’Europa e tutto il mondo. Fino a pochi giorni fa era impossibile passeggiare per le strade della capitale inglese senza incontrare uno di questi buffi individui, per la maggioranza donne (ma tra di loro spiccavano anche alcuni uomini singolarmente vestiti alla moda dei “medici seicenteschi”), che si aggiravano per Piccadilly Circus o per Trafalgar Square (ma non sono mancati “avvistamenti” nelle vie più periferiche di Londra, ed anche in alcune città limitrofe), lo sguardo vacuo, il passo pesante, biascicando tra le labbra parole incomprensibili.

Sulle prime, com’è facile immaginare, queste apparizioni sono state accolte con sospetto quando non con apprensione. La polizia, di conseguenza, è stata subito allertata: gli uomini dell’ispettore Lestrade, tuttavia, non hanno potuto fare altro (ricordiamo che la polizia inglese non è neppure armata) che identificare e rilasciare i “sospetti”; i quali, comunque, hanno sempre continuato a dimostrarsi tranquilli, non turbando in alcun modo l’ordine pubblico, tranne alcuni (forse facinorosi venuti da fuori), che sono stati trattenuti nelle carceri di Sua Maestà. Preoccupate anche dalla possibilità (remota, ma che era impossibile escludere a priori) di una misteriosa patologia psichiatrica che si stava diffondendo tra la popolazione, le autorità non hanno esitato a consultare i più grandi esperti in materia: sottratto un attimo alla sua lodevole attività di lobotomista, tuttavia, il dottor Sarles ha dichiarato che senza dubbio il fenomeno non rientrava nel campo d’interesse della scienza psichiatrica.

Ben presto, dunque, queste specie di simpatici, stralunati fantasmi di carne ed ossa hanno finito per diventare elementi di folklore ed anche richiamo per molti turisti, tanto che si sono udite alla Camera dei Lords proposte per l’istituzione di un apposito albo in cui iscrivere coloro che più o meno lecitamente praticavano tale strana pratica; è a questo punto che è entrato in gioco Smith, deciso a venire a capo di questo enigma.

Dopo aver pedinato per alcuni giorni alcuni dei “vaganti”, averne spiato le mosse, osservato i percorsi, studiato le abitudini, e perfino rovistato nella loro spazzatura, l’intrepido giornalista si è deciso a fare quanto nessuno aveva mai fatto prima: non solo nella questione dei “vaganti”, in particolare, ma in tutta la storia del giornalismo, in generale: storia che il “Daily News” (giornale fondato da Charles Dickens e senza dubbio destinato ad un grande futuro) può vantarsi di aver scritto con la copia del 16 gennaio 1894, quando ha infranto un tabù secolare: quello di dare la parola direttamente al popolo, e non solo ai suoi rappresentanti, più o meno democraticamente eletti, o agli intellettuali che dicono di interpretarne i pensieri.

Questa la geniale idea di Smith: smettere di tentare di ricostruire con ipotesi e teorie, ma presentarsi personalmente ai diretti interessati, muniti di carta e matita, a raccogliere le loro dichiarazioni. Dall’utilizzo di questo straordinario ed innovativo, benché secondo alcuni temerario, metodo, è emerso un quadro quanto mai sorprendente.

I “vaganti” sono, ha scoperto Smith, quasi tutti appartenenti alla piccola e media borghesia; alcune fonti dicono, tuttavia, i “medici” essere membri dell’aristocrazia sotto mentite spoglie: ma queste non sono che voci impossibili da dimostrare, ed il rappresentante inglese della Lega Araldica Internazionale ci ha tenuto ad escludere con forza questa possibilità.

Interrogati a proposito del loro comportamento, i “vaganti” hanno dichiarato di essere entrati in quello stato di prostrazione e smarrimento che li ha resi famosi a seguito di un forte choc di cui, tuttavia, sulle prime si sono rifiutati con decisione di parlare apertamente.

Questo iniziale rifiuto, tuttavia, non ha scoraggiato Smith che, avvalendosi dell’aiuto di un giovane quanto promettente collaboratore, pare di origine austriaca, che ha voluto mantenere l’anonimato, è riuscito a rimuovere questo blocco ed a ricevere dichiarazioni quanto mai scottanti su uno dei personaggi più amati dai sudditi della regina Vittoria, e che aveva una vasta platea di estimatori anche all’estero: Sherlock Holmes.

Il detective inglese non ha certo bisogno di presentazioni: resosi famoso sette anni fa per aver fatto brillantemente luce sull’apparentemente insolubile mistero che avvolgeva la morte di Enoch J. Drebber, Holmes ha poi continuato ad occupare le cronache, segnalandosi come valente conoscitore e del metodo scientifico, e dell’animo umano. I suoi maggiori sono senza dubbio impressi nella memoria collettiva: Holmes ha consegnato alla giustizia numerosi colpevoli di omicidio, ma si è anche distinto in casi di “furto con destrezza” (indimenticabile quello dell’enorme carbonchio fatto ingoiare con la forza ad una povera oca), e perfino di spionaggio internazionale. Ai suoi servigi, infatti, si sarebbe rivolto il principe ereditario di Boemia, minacciato da una vecchia spasimante che rischiava di macchiargli la reputazione.

Quali rapporti uniscono questo straordinario personaggio con i “vaganti”? Smith risponde così:

col tempo, mi sono reso conto che, esclusa la classe sociale (la medesima per tutti, con forse la notevole eccezione dei “medici”), i “vaganti” non avevano tra di loro nulla in comune, tranne questo: tutti quanti erano, o meglio erano stati, fan sfegatati di Sherlock Holmes, cosa che confessavano apertamente e senza alcuna reticenza. Le più grosse difficoltà, invece, si incontravano quanto si tentava di far loro spiegare perché questo loro amore aveva finito per scemare.

Come un bravo segugio, Smith ha intuito che qui si annidava il nocciolo del problema; per cui, ha cercato di condurre i “vaganti” a superare i loro silenzi ed ad aprirsi con lui. Alla fine, ce l’ha fatta: e quel che ha scoperto gli è esploso tra le mani come una bomba.

Holmes, di fatti, non sarebbe affatto quello che il suo fido amico, il dottor John Watson, ha sempre descritto ai giornali (l’investigatore non ha mai accettato di rilasciare interviste ed ha sempre tenuto un contegno molto riservato); e le sue avventure, che tanto hanno stupito ed incantato, non sarebbero altro che una truffa messa in piedi da un modesto medico di provincia dalle frustrate ambizioni letterarie, tale Arthur Conan Doyle (che risulta al momento irreperibile).

Doyle, autore di mediocri tentativi del campo della narrativa popolare più sanguinolenta ed impressionante (uno di questi è stato recensito e stroncato proprio su queste pagine), avrebbe assunto due attori, di cui si ignorano i nomi, da uno scalcinato teatro di periferia, descrivendo loro questa sua idea di trasportare un personaggio che aveva abbozzato nei ritagli di tempo nella vita reale, facendolo agire e comportare come se egli esistesse realmente e fosse sempre esistito: con l’aiuto di un paio di comparse (pare sempre le stesse) e della sua sconfinata per quanto bizzarra fantasia, Doyle avrebbe costruito un successo nella realtà per una delle sue creazioni che, nel campo della letteratura, essa non avrebbe mai avuto.

Come accennato, non si sa dove si sia rifugiato il dottor Doyle, nel momento in cui lo scandalo è deflagrato in tutta la sua violenza; quel che è certo è che è stato più furbo dei due poveri attori che hanno avuto la malaugurata idea di accettare la sua proposta fraudolenta. Scoperto di essere stati per tanto tempo gabbati, un gruppo di cittadini ha preso ieri d’assalto il numero 221B di Baker Street, portandoli via entrambi. Si teme per la loro salute; alcuni testimoni riferiscono di aver sentito la folla gridare: “Consegnateli al dottor Moriarty!”, ed altri che taluni parlavano di portare i due in Svizzera.

Frattanto, in altre zone della città, montavano le proteste contro l’eccessivo potere esercitato dalla narrativa di consumo nei confronti della gente. Proteste di cui molti esponenti del mondo politico hanno riconosciuto la fondatezza, pur deplorandone gli eccessi. Alla polizia è stato dato l’ordine di tollerare, purché non si arrivi a tentativi di distruzione del patrimonio pubblico e privato. Per maggior sicurezza, l’esercito è stato comunque posto in prontezza operativa.

C’è da dire che a quest’iniziale rivendicazione si sono ben presto mescolate altre idee, provenienti dagli ambiti più disparati. Nella zona di Westminister Abbey, un nostro corrispondente ha raccolto la seguente dichiarazione, resa da una deliziosa signora cinquantenne:

Vogliamo un posto migliore dove esprimere il nostro sdegno. Certo, possiamo venire qui a farci sentire, ma a Londra fa sempre freddo e molti di noi hanno passato l’infanzia a combattere con la tisi e tante altre malattie, per cui nessuno è ancora riuscito a trovare la cura. Noi cittadini dobbiamo stare zitti? O dobbiamo venire ad esporci in prima persona, per far sentire quanto siamo arrabbiati? Possibile che non possiamo trovare un altro modo per far sapere che siamo arrabbiati? Sappiamo che alcuni anni fa il governo finanziò gli studi del professor Babbage: studi inutili, come tutti sanno, quella macchina non verrà mai incontro alle vere esigenze della gente. Perché non destinare quei fondi a qualcosa che possa permettere lo sviluppo di una vera democrazia nel Regno Unito?

Idee, evidentemente, più che condivisibili; non così, invece, quelle emerse nei quartieri popolari, che hanno tentato di cavalcare il malcontento per imporre idee eversive e francamente inaccettabili per qualunque politico degno di questo nome. Per fortuna, questi pericolosi focolai sono stati ben presto sedati dalle forze dell’ordine.

Come evolverà questo tumultuoso flusso di idee? Cosa ne diranno i posteri? Che fine avranno fatto “Holmes” e “Watson”? Non possiamo, ancora, dare risposte a queste domande. Quel che sappiamo di certo, tuttavia, è che non tutti, benché turlupinati, hanno smesso di amare i due. Poco lontano da dove si svolgeva uno dei sit in più accesi, infatti, una mano anonima ha scritto su un muro quanto segue:

Senza Holmes ci sentiamo soli. Imbrogliateci ancora un po’!

NdA: Timesappopin’ è quel meraviglioso mondo dove #54livetweet, Lercio ed Alan Moore si incontrano. O forse è un po’ più a sinistra.

NdA 2: come dice il tag, potrei essermi perso qualcosa nella revisione. Se lo vedete, segnalate.

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