Sui rapporti tra Internet e la vita vera (cioè, più o meno)

I più insigni politici di questa repubblica mi ricordano, spesso e volentieri, il padre della protagonista del film “Il mio grosso grasso matrimonio greco”, con una sola, significativa eccezione: laddove, infatti, questo personaggio (di fantasia) era uno degli aspetti comici di un film per altro molto divertente, quei personaggi (reali) sono uno degli aspetti grotteschi di una farsa che rischia di trasformarsi in tragedia.

Suppongo che i più vorranno sapere le motivazioni che stanno dietro questo mio giudizio apparentemente temerario (forse dovrei smetterla, di usare paroloni): è presto detto.

Nel film, Gus Portokalos (questo il nome del personaggio, interpretato da Michael Constantine) ha una singolare concezione della medicina, e della dermatologia in particolare: per quel che riguarda lui, qualunque affezione della cute può essere curata da una sana, abbondante dose di Vetrix; che, come risulta facile immaginare, è la versione “advertising free” di un famoso prodotto utilizzato per far brillare finestre e similari.

Papà, mi è uscito un brufolo. Vetrix! Guarda, caro, mi sono scottata con i fornelli. Vetrix! Signor Portokalos, mio figlio ha la psoriasi. Vetrix! Questo è un brutto melanoma… Vetrix!

Da qualche tempo a questa parte, i politici italiani (ma non solo) fanno più o meno la stessa cosa: su qualunque argomento vengano interpellati, la loro risposta è una sola. Repressione.

Proteste contro lo sfruttamento del territorio? Inviamo polizia, aviazione, esercito, guardia di finanza e vigili del fuoco. Peggio dei Blues Brothers, dobbiamo trattarli (ed infatti a volte non mancano i nazisti dell’Illinois). Qualche imbecille ancora sostiene che i campi di concentramento sono stati un’invenzione dell'”ebreo crudele”? Aboliamo la libertà d’espressione. Anni di politica scelerata hanno portato Napoli ad essere sommersa dai rifiuti? Mettiamo un soldato in ogni strada.

E questo, tanto per fare qualche esempio. L’ultimo arrivato nel grande campo delle “scuse per la repressione” è il cosiddetto “odio su Internet”. Perché se qualche imbecille scrive minchiate su Internet, la soluzione non è “reprimere” l’imbecillità (cosa che, oggi come in ogni tempo, si fa con l’istruzione e la cultura), no: è dare “regole ad Internet”. Cioè, insomma, trasformarlo nell’anticamera del tribunale.

Inutile dire che tanti sforzi funzionano sul “corpo sociale” (mio Dio, quanto odio usare espressioni come questa) quanto il Vetrix sulla dermatite seborroica: i comitati continuano a protestare contro lo sfruttamento dei territori, in val di Susa come a Niscemi; molte persone con buone idee continuano ad esprimerle (e, ahimé, lo stesso fanno molte persone con idee cattive); a Napoli c’è sempre la munnezza, e non per colpa dei napoletani.

Temo che prima o poi capiterà, tuttavia,che la politica (vedi su a proposito di “corpo sociale”) si renderà conto del perché di questo fallimento: la scelta delle forze da utilizzare per metterla in atto. Carabinieri, polizia, esercito: tutti inutili. Dovrebbero affidarsi ai forestali, piuttosto.

Me ne rendo conto: detta così, pare una stronzata. Lo è un po’ meno se si considera che, in Italia, l’unico colpo di stato “quasi riuscito” è passato alla storia, per l’appunto, come “golpe dei forestali”. Se, alla fine, il corpo armato verdevestito non è entrato nei palazzi del potere, è stato solo perché, all’ultimo momento, è venuto loro a mancare l’appoggio di un personaggio da loro considerato fondamentale per la bisogna: Junio Valerio Borghese.

Il che, ci dice due cose: uno, che purtroppo gli italiani hanno sempre avuto una malsana passione per il fascismo, che altrimenti si sarebbero resi conto da tempo che “governabilità” ed “autoritarismo” in questo paese spesso si confondono e scolorano l’uno nell’altra. E due, che certi vizi sono, come dire, ben radicati nel nostro genoma.

Il movimento dei forconi non ha fallito (ringraziando le alte sfere angeliche) perché Facebook ha diffuso un certo modo di vedere la partecipazione alla vita politica, no: è che noi siamo proprio così, clicchiamo “parteciperò”, e alla fine all’ultimo momento ci coglie l’influenza, e dobbiamo lasciare le sorti dell’Italia in mano ad Andreotti.

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