Post metafora

Diciamo che avete vinto al gioco.

Al gratta e vinci, all’enalotto (ma esiste ancora, l’enalotto?) o meglio ancora a poker. Voi non ci volevate neanche giocare, però vi hanno tirato in mezzo; e voi avete accettato, perché… uh, perché? Diciamo che è stato perché v’hanno detto che sennò vi avrebbero bucato le gomme alla macchina. O che vi avrebbero svegliato ogni mattina sparandovi a tutto volume Kid A dei Radiohead.

Vi siete seduti al tavolo (chiaramente si giocava a Texas Hold’em, così potete anche vergognarvi d’aver accettato di diventare fighetti). Avete avuto un paio di buone mani, una coppia di assi, una scala, cose così: e avete vinto. Non troppo, ma una cifra che potrebbe tornarvi utile: anzi, terrore, che potrebbe addirittura servirvi. E però, lo stesso si potrebbe dire anche della persona a cui l’avete vinta: che, sia detto tra parentesi, è per voi persona cara, ma pure uno a cui sotto sotto siete felici d’aver spillato quei soldi. Diciamo, anzi, che è quello che v’ha costretti a dannare la vostra anima dandovi al gioco d’azzardo. Motivo sufficiente per farvelo stare un po’ sulle scatole, anche senza considerare che gli piacciono i Radiohead.

Insomma, questo qui vi dice che i soldi ve li darà; ma, ecco, un poco per volta, un tot al mese. Voi accettate, siete anzi felici perché così eviterete di spararveli tutti subito, ma per qualche tempo potrete vivere un poco più tranquilli (quanto si vede che sono venuto dalla povertà) ed anche, magari, levarvi qualche sfizio (un Ratman Gigante ogni due mesi appena inizieranno ad uscire eh!, niente vacanze pagate coi soldi altrui). Vi dite che è un comportamento cinico, che dovreste vergognarvi: però oh, quello ci tiene tanto, debito di gioco, debito d’onore, eccetera, ed a voi vi cominciano ad arrivare i soldi. Mensilmente.

Il che, chiaramente, vi da molto, molto più tempo per riflettere sul vostro comportamento; e per sentirvi, anche, un po’ delle merde (anche se senza motivo, dicono i vostri amici più cari; e dite anche voi, a qualcuno che curiosamente si trova nella vostra stessa situazione).

Ora: se voi avete capito la metafora, non lo so. Se preferite, potete immaginare che un vostro parente che sopportate come un raffreddore in agosto vi lasci in eredità tanto quanto basta per non dover comprare solo i prodotti in scadenza al supermercato. Però, ecco, rispondetemi: se voi vi trovaste in questa situazione, insomma, dare qualche soldo (non più di sessanta centesimi al giorno, garantiva chi mi ha convinto a farlo) ad un’associazione di beneficienza, nonostante sia ben noto (soprattutto a voi stessi) quello che pensate, della beneficienza, vi farebbe sentire un poco più a posto?

Io, fino ad oggi, credevo di no. Ma credevo pure che non avrei mai scritto un post per chiedere ad altri di sciacquarmi la coscienza.

N.B.: non si fa riferimento a nulla di illegale, in questo post. E no, nessuno dei presenti ha mai vinto niente al gioco.

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