Entropia

“Ah, finalmente!” disse Paura, facendo tintinnare nel bicchiere l’ambrosia dal colore indefinibile (o almeno, indefinibile per i comuni mortali). “Saranno almeno due ore che ti aspetto, si può sapere dov’eri finito?”.

“Lascia perdere” disse il Giocatore. “Ho dovuto fare qualche aggiustamento alla Sceneggiatura, sai come vanno queste cose con la Produzione, dicono che mi lasceranno carta bianca e poi, invece, ascoltano questo e quello…”

“Ah sì? E chi hanno ascoltato, questa volta?”.

“Bah, non ci crederesti mai”.

“Sorprendimi” lo fissò attraverso l’ambrosia con sguardo che, se avesse avuto delle gote, lo avrebbe fatto arrossire, e che lo costrinse a rispondere.

“Oh, be’, pare che siano arrivate richieste da qualcuno degli attori…”

“Che cosa?”. Paura abbandonò il suo sguardo languido e sbatté il bicchiere sul tavolo di cristallo a sole due dimensioni; l’ambrosia rimbalzò e rimase a fluttuare nell’aria. O ci sarebbe rimasta, se ci fosse stata, l’aria. “Cioè, davvero, non c’è più…”

“Non dirlo. Proprio perché c’è ancora ho fatto tardi”.

“Uff, dovrebbero smetterla di dare ascolto a quella gente di laggiù. Significa un sacco di lavoro in più per noi. Proprio ieri, Morte mi diceva…”

“Sì, lo so, ci ho parlato anch’io… certo che per essere tristo si lamenta un po’ troppo quel ragazzo, ti pare?”

“Oh, almeno ha un lavoro sicuro. Mica come te”

“Anch’io ce l’ho”. Parve più dispiaciuto che offeso.

“Sì, correre avanti e indietro ad esaudire i desideri degli attori”. Dal nulla comparve una mano, che mimò il gesto del muovere le marionette.

“Ah, ma guarda, questo era un bel tipo…”

“E perché? Sono tutti più o meno uguali, da quello che ho visto”.

“Be’, per lui avevo previsto una bella cosa drammatica, sai… cioè, avevo previsto. Le perturbazioni del Caso” cadde un attimo in un silenzio riverente “le ho organizzate in una bella cosa drammatica, sarebbe il caso di dire…”

“Vabbè, lascia perdere le precisazioni”

“Sì, giusto. Dicevo: avevo previsto una bella cosa drammatica. Amore della vita a diciotto anni, vedovo a ventuno. Un male incurabile, medici che allargano le braccia, parole d’amore in punto di morte…”

“Sì, vabbè, lo so pure io che il modello Love Story ti garantisce successo sicuro”

“Infatti! Però…”

“Però cosa? Lei non era d’accordo ed invece di sussurrare t’amerò per sempre ha iniziato a starnazzare non voglio morire?”

“No. Ecco, in realtà è stato… lui”

“Lui? Che ha fatto?”

“Be’, si è rivolto un poco a Gesù, ad Allah, a Buddha (che continua a disperarsi per questo), va a finire pure a Satana ed a qualche divinità inventata appositamente per l’occasione. E non dico per dire. Li ha pregati un poco tutti e quelli, invece d’offendersi (cioè, a parte Buddha, che però lo sai com’è, alla fine c’ha il cuore d’oro), be’, si sono commossi”

“E?”

“E, quindi, m’è toccato andare di sotto a vedere se potevo dargli una possibilità. O meglio, loro m’hanno detto così: vai lì e vedi se puoi fare qualcosa. Io, in realtà, ero andato per spiegargli che non è che c’è solo lui, che tutto il mondo è legato a doppio filo, che la conservazione della vita di uno significa la morte di un altro… di solito questo bel discorsetto convince tutti. O almeno quasi tutti”

“Lui fa parte del quasi?”

“Già”

“E in quei casi che fai?”

“Chiamo te”. Un sorriso. “Ma lui mi ha detto una cosa a cui, be’, non ero preparato”

“E cioè?”

Non me ne frega niente

Un lungo silenzio. “E com’è finita?” chiese, infine, quasi sottovoce, Paura.

“Com’è finita? L’ho accontentato.Che altrimenti sarei arrivato in orario, ti pare?”

“Eh, ma poi…”

“Eh, ma poi ho fatto ricorso alle misure d’emergenza”. Comparvero una mano ed una tasca; la mano vi frugò dentro, e ne cavò un dado che ogni attimo cambiava il numero di facce, e quel che c’era scritto sopra. Il dado atterrò sul tavolo, roteando. Paura fece un rumore, come se stesse deglutendo qualcosa. Poi chiese: “Ed a chi è toccato?”.

“Ah, questo è curioso. P.M., di anni venti, esattamente agli antipodi, è morta di infarto proprio stamattina”

“E che c’è di curioso? La gente muore ogni giorno”

“Sì, ma… leggi un po’ i miei appunti per quel tipo”

Le passò qualcosa che assomigliava vagamente ad un bloc notes. Queste erano le poche parole che un Essere Superno poteva leggervi:

dal dolore lo farà uscire due mesi dopo P.M., di anni venti, giunta nel suo paese dagli antipodi per una breve vacanza. Vivranno insieme tutta la vita e conosceranno la FELICITÁ.

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