Finché è ancora tempo

Finché è ancora tempo, mio amore,

e prima che Parigi bruci.

Così, qualche anno fa, scriveva Nazim Hikmet. Noi, oggi, si aspetta altro: io, per esempio, attendo (forse invano) che Lercio pubblichi un mio “pezzo”, che gli ho spedito qualche tempo fa. E che ora incollo qui, giacché c’è il rischio che l’attualità mi superi e che il pezzo non sia più capito (non è vero, come capirete dando anche solo un’occhiata al titolo). Se lo vedete lì, sotto altro nome, sappiate che è una balla propagata dai soliti media comunisti ed al soldo del Bildberg. Buona lettura.

Chi ha paura della governabilità? Spunta una talpa

ROMA – Non finiscono mai i problemi per il Governo Letta. Proprio nel giorno in cui l’Europa esprime “sincera preoccupazione” per lo stato delle nostre finanze, per la corruzione che dilania il nostro paese e per il fatto che nessuno si sia ancora deciso a far sparire dai palinsesti le repliche di “Holly e Benji”, arriva una nuova grana: quella della governabilità. Che pareva finalmente raggiunta con l’intesa Berlusconi – Renzi e che, invece, è stata nella giornata di ieri nuovamente messa in crisi.

Prima ci sono stati i mal di pancia della corrente temistoclea del PD, che si è sempre dichiarata contraria all’Italicum e che su Twitter, nella mattinata, ha espresso la propria preferenza per un sistema di stampo ateniese: doppio turno, Governo in carica finché la Troika non decide altrimenti, estrazione a sorte degli incarichi pubblici con eventualmente la possibilità per i cittadini di scommettere sui vincitori e, sempre e comunque, no alle preferenze. Mal di pancia che sono stati messi a tacere solo in serata quando, in un’intervista esclusiva concessa al “Corriere della sera”, al “Messaggero”, a “Libero”, alla “Gazzetta dello sport” ed a “Pesca sportiva d’altura in barca a vela” (forse per intercettare le simpatie dei dalemiani), Renzi ha dichiarato: “Temistocle chi?”, causando le dimissioni di Tucidide Periclei, vice – sostituto portiere nella sede PD di Roccacannuccia di Sotto, nonché leader della corrente, ed un colpo apoplettico alla signora Maria De Ricordi, sua ex insegnante di storia. A quel punto, tuttavia, era già scoppiata la tempesta dell’emendamento 1031/bis, destinata ad essere ben più grave e duratura.

L’emendamento andava a correggere l’articolo 89 quater del Decreto Legislativo 856/14, recante norme in materia di sicurezza sul lavoro, nuovo codice della strada, prostituzione minorile, percentuale di materiale umano miscibile al cemento utilizzato per la costruzione dei piloni dei viadotti e coltivazione in serra di solanacee e crucifere; inizialmente, esso prescriveva che si dovesse utilizzare un dado a venti facce per determinare quanti punti scalare dalle patenti degli automobilisti sorpresi in evidente violazione della segnaletica orizzontale ma, dopo molti rimaneggiamenti, ha finito per assumere la seguente forma: “È fatto divieto ai rappresentanti di qualunque partito politico di usare la parola ‘governabilità’ nel corso di dibattiti, risse o similari, qualora per questi si preveda la messa in onda su mezzo televisivo tra le ore 16.00 e le ore 24.00 (cosiddetta fascia protetta)”.

I primi a rendersi conto delle conseguenze potenzialmente dirompenti di una simile norma sono stati i giornalisti televisivi. “Questo significa volerci mettere tutti in mezzo a una strada” ha twittato Giovanni Floris, seguito a ruota da Bruno Vespa, che ha aggiunto: “Ed ora cosa pretendano che facciamo, invitare Christian De Sica a parlare di ‘Colpi di fortuna’?”. Soddisfatto, invece, Salvo Sottile, che in un’intervista a “Notizie: parole, opere ed omissioni” ha dichiarato: “Bene. Questo significa che ci sarà più tempo per parlare di Melania Rea, Meredith Kercher, del piccolo Tommaso Onori e di tutte quelle altre storie che finora abbiamo dovuto trascurare”.

Ma non si sono fatte attendere, ovviamente, neppure le reazioni politiche. “Se il PD si comporta in questo modo salta l’accordo” ha allargato le braccia Berlusconi, prima di chiedere a Renzi il premio di maggioranza per quelli il cui cognome inizia per B, la restaurazione del titolo di Rex Sacrorum e l’assegnazione a lui del titolo vita natural durante, e l’autorizzazione per abbattere la Certosa di Firenze e costruire al suo posto un centro commerciale. “I fiorentini possono testimoniare quanto io ami la Certosa, ma abbiamo ottenuto tutto il resto: se non cedevamo su quel punto, saltava l’accordo” ha scritto Renzi su Facebook, prima di inviare il suo personale Mazinga Z a radere al suolo le case di Cuperlo e Civati. Il segretario PD, infatti, è certo che siano stati i suoi compagni di partito a far approvare di straforo l’emendamento incriminato, mentre lui era impegnato a farsi fotografare con due vecchiette, un bambino cinese, un operaio in cassa integrazione e due nanetti di gesso. Curiosamente spariti dopo lo scatto (tutti tranne i nanetti, che sono stati ritrovati due giorni dopo in un canale a Livorno ed attribuiti a Modigliani da una giuria di esperti).

L’aspetto più grottesco di tutta la faccenda, infatti, è che resta ancora incerto chi sia l’autore dell’emendamento. E mentre il Governo lavora per l’approvazione di un “correttivo – lampo”, che cancelli questa norma che ci rende tutti un po’ più poveri (subito è nata una pagina Facebook dal pittoresco nome: “E noi che guardiamo il martedì sera? Il Boss delle torte?”), continuano a susseguirsi le ipotesi. Annamaria Cancellieri, incaricata di esprimere la posizione dell’esecutivo, ha dichiarato di aver individuato alcuni elementi sospetti, probabilmente fuori corso dei centri sociali, infiltrati tra gli studenti di quarta elementari che seguivano i lavori parlamentari il giorno dell’approvazione. Informata che altri non erano che i docenti accompagnatori della classe, la Cancellieri ha scaricato come è d’uso la colpa sul ministro Carrozza, ed ha poi dichiarato che ci farà sapere non appena avrà chiamato Gabrielle Fragni in Ligresti.

Benché loro stessi avessero inizialmente fatto alcune ammissioni, appare improbabile anche la responsabilità dei Cinque Stelle, che tra l’altro al decreto si erano violentemente opposti, fino a giungere ad iniziative di ostruzionismo radicale: ad esempio, iscrivendo a parlare, spacciandola per Vito Crimi, la nonna novantenne dell’onorevole Dellimelchiorri, che ha intrattenuto per quattro ore e mezza i parlamentari raccontando di come in gioventù consegnava gli ebrei alle SS, o liberando in aula un’affamatissima muta di Jack Russel, che hanno attaccato e ferito l’onorevole Brambilla (lo racconta il “Corriere”, nell’articolo “Animalismo e contrappasso”). Sul blog di Beppe Grillo è apparsa ieri una nota in merito: vi si sottolinea che un Cittadino non è assolutamente tenuto a sapere come si scriva emendamento, che comunque loro certe cose non le fanno, che ad ogni modo il Movimento è per l’appunto un movimento, e non un partito politico, e che dunque i suoi rappresentanti continueranno a dire “merda”, “culo”, “brave a fare i pompini” e finanche “governabilità” dove e come piacerà a Casaleggio.

La possibilità che a compiere l’ardito colpo di mano siano stati membri del Nuovo Centro Destra è stata accolta con scetticismo, ed anzi con grasse risate. Alfano ha ammesso in serata che l’operazione potrebbe essere stata orchestrata dal suo ministero, ma che lui è sempre l’ultimo a cui dicono le cose. Non è tra i sospettati neanche la Lega, che al momento del voto non era neppure presente in aula perché impegnata a discutere sul tema “Ma con una legge elettorale porcata, i musulmani possono votare lo stesso?”. Venuto a conoscenza di quanto accaduto, però, Matteo Salvini ha dichiarato: “Questa è l’ultima goccia. Stavolta il Popolo del Nord imbraccerà i fucili!”. All’apertura delle santabarbare delle varie sedi del Carroccio, tuttavia, sono stati rinvenuti solo verbali di sequestri eseguiti dalla Guardia di Finanza, e la ribellione è stata rimandata a data da destinarsi.

A complicare ulteriormente il quadro, sono giunte le rivelazioni di una talpa vaticana, pare un ragazzo delle consegne della paninoteca “Sandwich alla pantegana” della Garbatella, a cui è stato affidato, nell’ambito dell’operazione simpatia voluta da papa Francesco, il servizio catering per le Sacre Stanze. “A spingere all’approvazione della legge” ha dichiarato la fonte “sono state le componenti cattoliche. Nei giorni scorsi, infatti, il Santo Padre, che più di una volta, mentre cercava gli spicci per pagarmi il panino con cotoletta e fiori di bambù, il suo preferito, mi ha confessato di essere seriamente preoccupato per la degenerazione della morale del nostro Paese, ha invitato alcuni uomini fidati a fare in modo che sparissero dalla tv tutti quei politici che, laidamente, pronunciano la parola ‘governabilità’ con un’espressione che nasconde a stento i loro propositi lascivi. O, quanto meno, a fare in modo che non fosse più permesso questo spettacolo rivoltante, a quelle ore in cui possono esserci bambini davanti allo schermo”.

Persistono ancora forti dubbi sull’affidabilità della fonte. “È assurdo pensare che il rappresentante di una religione, per quanto tanto praticata e diffusa in Italia come quella cattolica, possa avere una simile influenza sulle decisioni politiche del Parlamento di uno Stato sovrano” ha dichiarato ai nostri microfoni Enrico Letta, raggiunto durante la flagellazione inflittagli (“giustamente”, ci ha tenuto a precisare) come penitenza da un membro dell’ordine dei Francescani, a cui il presidente del Consiglio aveva confessato di aver avuto la tentazione di rivedere la norma sull’otto per mille.

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