Non puoi fermarti

“Non ci posso credere” disse il Direttore.

“Neanch’io” rispose il giovane ricercatore. “Però è così. Guardi, guardi con i suoi occhi”

“Pare impossibile. Mi ricordi cosa abbiamo fatto a queste povere bestie?”

“Oh, il meno è che li abbiamo fatti attraversare dalla corrente ogni volta che facevano… be’, ogni volta che facevano più o meno tutto

“Dovrebbero aver smesso di aver voglia di girare su quella maledetta ruota da parecchio tempo”

“Gli altri due hanno smesso, infatti”

“Sì, ma gli esami non rilevano nessuna delle alterazioni che erano prevedibili: non c’è tachicardia, non c’è ipertensione, non c’è nemmeno aumento delle catecolamine circolanti! Cioè, a parte che per quello che continua a correre… ma, minchia, quello, appunto, continua a correre! Ragazzo mio, questo potrebbe cambiare completamente le opinioni a proposito della risposta allo stress! Lo vedi quello? Quello è il paradigma della learned helplessness che va a farsi friggere! Complimenti!”

“Adesso, dovremo capire perché questi esserini sono così resistenti…”

“Una cosa alla volta, ragazzo mio. Intanto, pubblichiamo quanto abbiamo, che il tempo non ci manca”

“Già. Da questa ricerca abbiamo capito anche questo”

“Cosa?”

“Che gli esseri umani sono i migliori animali da laboratorio che possano esistere. Sono fottutamente resistenti!”

 

“Non possiamo fermarci! Questa gabbia ha bisogno di una politica del fare!” gli ripeté, di nuovo, uno dei due uomini che, per tutto il tempo, lo aveva fissato, seduti sul pavimento di quella gabbia. Mentre perdeva coscienza, lui assentì. Era d’accordo.

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