Un opportuno imprevisto mentre tentavo di cambiare stile

(Vi chiedo solo una cosa: non fermatevi subito. Leggete fino in fondo)

LETTERA IN UNA BOTTIGLIA, AFFIDATA AL MARE DELLE MIE LACRIME

E così te ne sei andata, ed io lo sto scrivendo qui. Pensa un po’ come mi fai sentire.

Parole. Belle parole e nulla più. Mi piaci. Ti voglio bene. Penso che staremmo bene insieme. Sì, perché non provarci? E poi quell’altra. Quella che non scrivo perché mi vergogno, e perché sembra oggi una bestemmia pensare tu l’hai detto. Tu. Che te ne sei andata così, senza voltarti indietro, se non per darmi quell’ultimo abbraccio. Forse l’avrà fatto anche Giuda nel Getsemani. Non me ne stupirei.

E poi tutto quello che mi è rimasto è stata la tua ombra, quella che lasciavi nel tramonto (perché queste cose devono succedere sempre al tramonto, o quando piove?) mentre sparivi per una strada che non avrei più percorso. Cosa cazzo d’altro potrei venire a fare lì, ora? Tutto ciò che c’è lo odio. E forse odio tutto il resto perché tu lo odiavi; o forse facevi finta di odiarlo, che mi resta difficile capire cosa mi hai detto di vero, e cosa no. Perché vorrei pensare che non hai avuto che menzogne, per me; e sarebbe più facile, più consolante. E meno pericoloso, ti direi, citando Noam Chomsky, se solo non fossi sicuro che allora ti vedrei (cioè, non ti vedrei, non ci vedremo mai più, no?) alzare gli occhi al cielo e sbuffare. “Ti diverti così tanto a ricordarmi che sono ignorante, vero?” diresti. Avresti detto, brutto imbecille, avresti detto.

Sarà per quello che non sei più qui con me, a prenderti tutte le mie paranoie ed a darmi le tue? Voglio capirlo. Perché quella stronzata che mi hai detto non spererai che me la beva, vero? “Io non ti merito”. Ma non potevi inventartene qualcuna di meglio? Cos’è, adesso che hai capito come funziona Internet, quell’Internet che dicevi essere una cosa da sfigati quando ero io che ne cantavo le lodi (tempi lontani, ormai), chiedi le risposte a Google per tutto? “Come lo scarico il mio fidanzato?”.

Non mi meriti? Ho capito bene? Non avrai mica voluto dire che io non merito te? Ce ne sono tanti altri, no, che non aspettavi che lo capissi. Sono brutto. Snob. Spocchioso. Intelligente, santo Iddio, intelligente. Questo non lo negherò. Né negherò che in quel momento ti avrei urlato volentieri: “Aspetta. Torna indietro. Posso cambiare”. Ma in quel momento, appunto. E solo in quel momento. Che, segui il mio ragionamento: ti piacevo. Mi volevi bene. Eri… vabbè, hai capito, no? Ti piacevo io, volevi bene a me, eri… di me, giusto? Di me, di quello che ero, non di quello che avrei potuto diventare. Se fossi cambiato non sarei più stato io, e dunque comunque ti avrei perso, perché tu non avresti più voluto me. Me, quell’uomo che “potrai trovare un altro a cui vorrai più bene che a me, ma uno che ti voglia bene come me mai”. (E guarda come devo pervertire le parole di Shakespeare, per non dirle, quelle maledette cinque lettere, tutte diverse, che non ho mai avuto paura a sussurrarti).

Eppure, te lo giuro, io ci avevo creduto. Nonostante tutto. Nonostante le bugie. Nonostante la fila fuori casa tua che ho sempre cercato di ignorare, e che tu non ti sei mai preoccupata di far sparire. Da quel giorno in cui ho chiesto di te a ***. Idiota, non l’avessi mai fatto; anche se, così, da un punto di vista karmico (capisci quello che voglio dire?), suppongo sia corretto: lei mi ha detto chi eri, lei ti ha convinto a sparire dalla mia vita. Forse, anzi, è stata lei a suggerirti dove andare a cercare che palle raccontarti. Prima di truccarti, agghindarti e portarti in discoteca, dove chissà se non troverai qualcuno che apprezzerà quelle poesie che facevi leggere solo a me, quelle sulle tue paure e tutto il resto.

Ed ora… ehi, ma che diavolo succede?

L'avventura(personaggi di Roberto Recchioni. Qui trovate la loro casa virtuale)
P.S.: il font fa schifo, lo so. Ma vi giuro che è fatto apposta. Per quanto riguarda il disegno… cough cough.
P.P.S.: non è solo troppo lungo da rileggere.
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