Devil e la saga di Pretesto – 1 – Pasqua

(DISCLAIMER: un incrocio tra una storia di Devil, una di Tom Strong ed un sarcastico articolo di costume. Solo, scritto molto, molto peggio)

Quando l’Uomo senza paura entrò nella stalla si accorse, anche se era cieco, che l’Ammiraglio lo stava aspettando. Guidato dall’odore (che, benché giungesse alle sue narici più acutamente che a chiunque, non trovava nauseante, e che aveva imparato ad attribuire a lui, ed a lui soltanto) si volse nella sua direzione e, accennando un inchino che voleva essere tutto, fuorché di scherno, “Buonasera, Vecchio Ammiraglio”, disse.

Il verro, accucciato in un angolo, emise un grugnito.

“Non provare a prenderti gioco di me, Ammiraglio” disse, ancora, Devil. “So benissimo che puoi parlare, dal momento che ti ho già udito farlo”.

Il maiale non lo fece attendere. “Sei un uomo pieno di soprese, Devil” sorrise. “Ed io che pensavo di non dovermi più stupire di nulla, dal giorno in cui ho scoperto che in realtà sei un avvocato cieco, e che ti chiami Matt Murdock”.

Sulla poca carne non coperta dalla maschera rossa si dipinse un’espressione di sorpresa. “Tu sai?”, domandò il supereroe.

“Sì. Il fatto che sia un animale, per di più nemmeno troppo apprezzato, non significa che io sia stupido. Il fattore, i suoi figli, i loro amici, e soprattutto quegli esseri insopportabili che capitano qui chi per un motivo, chi per un altro, e che non possono fare a meno di decantare la bellezza della vita di campagna… Be’, non ce n’è uno che non finisca a parlare di due cose: delle acrobazie spettacolari di un tipo col costume rosso di nome Devil, e dei successi di un avvocato di nome Matt Murdock. Anch’essi incredibili, se si considera come egli sia gravato da un grave handicap, la cecità… Non trovi che questa frase crei un parallelo interessante tra noi due, Matt?”

Devil si limitò a sorridergli, e l’animale continuò. “Ho solo messo insieme i vari indizi e, be’, alla fine non ho potuto fare a meno di comprendere che l’uno e l’altro dovevano essere la stessa persona. Niente male, per un vecchio porco come me”.

“È dal primo giorno che sono stato costretto ad investigare su queste morti, Ammiraglio…”

“Ah, dunque avevo ragione! Sei stato costretto ad indagare! In effetti mi pareva incredibile che avessero mandato te, per una banale questione come…”

“La questione, fidati, è meno banale di quanto sembri: anzi, proprio il fatto che io stesso sia coinvolto da un’idea dell’ordine di grandezza su cui ci stiamo muovendo. E visto che, come ti stavo dicendo, ti riconosco una grande intelligenza, dovresti saperlo anche tu”.

“Anche tu non sei male, Matt Murdock… ed a questo proposito sarei curioso di sapere il perché sei finito qui, ad uccidere me, cosa che, nonostante la maschera te lo leggo in faccia, vorresti evitarti, e non solo perché nel corso della tua lunga carriera ti è capitato poche volte di farlo. Ma stare, non mi servirebbe a nulla e comunque credo tu abbia ricevuto ordini di non farlo. Da individui misteriosi che stanno più in alto dell’investigatore che ti sta ricattando”.

“Tu vuoi mettermi in imbarazzo, o forse sorprendermi col tuo acume, amico mio… e spero non ti offenderai se ti dico che credevo che non avrei mai detto ‘amico mio’ ad un maiale!” Scosse la testa. “Ad ogni modo, limitiamoci a dire che sono qui per conto del Grande Dio Pretesto, e non parliamone più!”. Si fece una risata, a cui ben presto l’animale si unì, ma che si spense in un crepitio diamarezza. “Non ti opporrai, dunque?”.

“Certo che no! A parte che non potrei, ma poi, fin dall’inizio, non ho mai avuto dubbi: sarei stato scoperto, e giustiziato senza processo. Dev’essere un qualche scherzo del caso se lo fanno fare proprio a te, che sei avvocato”.

“Può darsi che sì, sia per quello. Non mi stupirebbe”.

Un paio di vignette di silenzio. Poi: “Posso chiederti come sei giunto a me?”.

“Suppongo che tu ne abbia il diritto, Ammiraglio”.

“Ed io suppongo di non essere stato il tuo primo sospettato”.

“In effetti, sulle prime, mi sono mosso pensando ad una qualche soluzione più convenzionale… per quanto possa essere convenzionale un” mugolò, come se si sentisse ridicolo ad usare quella parola “serial killer che se ne vada in giro ad ammazzare agnellini per le fattorie di mezzo New Jersey. Ho pensato ad un qualche invasato in preda a delirio mistico, ma mi pareva di star tirando fuori idee dai romanzi che avevo letto… ed è stato proprio questo pensiero, che mi ha fatto riflettere”.

“Perché?”.

“Assassinio sull’Orient Express. Che suppongo tu non abbia mai letto”.

“No, non l’ho letto, ma conosco la storia. Forse, con un poco di vanità, mi ci sono anche ispirato”.

“Sei una fonte continua di sorprese, Ammiraglio”.

“Non adularmi, ci penso già abbastanza da solo”.

“Comunque, devi sapere che la perdita della vista ha acuito gli altri miei sensi. Posso udire il tuo cuore battere, in questo preciso momento, e la termite che sta scavando un foro nelle assi del fienile qui accanto. Posso leggere un articolo di giornale semplicemente passando le dita sul foglio stampato. Posso riconoscere quanti granelli di sale sono stati aggiunti ad un piatto di minestra. Posso…”

“… puoi, semplicemente col tuo olfatto, riconoscere che l’odore che senti in una stalla non è solo quello degli agnelli che ci vivono… o ci vivevano, farei meglio a dire. Puoi indovinare che su di esso si aggiunge l’odore di un maiale…”.

“Già. Ma anche così, la cosa continuava a sembrarmi strana. Sì, d’accordo, forse qui dentro c’è stato un maiale, mi dicevo. E quindi? In fin dei conti, questa è una fattoria. Può esserci stato prima che il proprietario si desse all’allevamento intensivo degli agnelli, mi dicevo. Solo quando ho avuto modo di analizzare le ferite, quel romanzo di Agata Christie mi è tornato in mente”.

“Perché?”.

“La polizia stava impazzendo: non riusciva assolutamente a capire con quale arma fossero state inflitte. Un coltello, no; un’arma da fuoco, no; attrezzi rudimentali, tipo pali appuntiti, no; ad un certo punto hanno cominciato perfino a pensare a balestre e cose del genere. Nessuno aveva pensato a dei morsi… be’, io l’ho fatto. E mi sono reso conto che a mordere era stato più di una persona… anzi, che non c’entravano proprio, le persone. Ho avuto a che fare con dei cannibali” deglutì “e so che gli uomini non mordono così. Paradossalmente, sarebbe stato più facile, ed interessante, pensare ad una qualche razza aliena… ed invece, io ho pensato ai maiali, quasi subito”.

“Come mai?”.

“Credo di non aver fatto un ragionamento troppo diverso da quello che hai fatto tu… dev’essere stato quando ho sentito, in strada, due ricche signore che commentavano che non bastava la sorte che tocca ai poveri agnellini a Pasqua, ci mancavano pure questi bastardi che li ammazzano così, per diletto… e, non so bene perché, subito mi sono detto che anche voi porci venite sistematicamente accoppati dagli esseri umani, ma mai uno che si lamenti, o che protesti per voi. Molto ingiusto, se vuoi sentire me”.

“Poi?”.

“Poi, be’, questa storia de ‘La vendetta dei suini’ era folle, faceva molto film horror di serie B, ma non è che le altre ipotesi che avevo vagliato fossero da meno. Come Matt Murdock, mi sono messo a girare per fattorie, chiedendomi come diavolo avrei fatto, se davvero quello che avevo pensato era la cosa giusta, a venirne a capo. Fino a che uno di voi non è stato imprudente”.

“Sì, ho cominciato ad immaginare che era così che avevi capito tutto… gli ultrasuoni non sono un buon sistema per comunicare in segreto, quando il nemico ha dalla sua uno con l’udito fino come te, Matt”.

“Temo che tu abbia ragione. Parlavano di te, dicevano che finalmente qualcuno s’era preso a cuore la sorte di voi poveri maiali, e la stava facendo pagare a quei bastardi dagli occhioni dolci… C’è voluto poco, da lì, ad avere il tuo nome. E, per quanto possa sembrarmi ridicolo, stasera, come promesso, metterò fine a questa carneficina”.

“Non è ridicolo, Matt. Solo perché non avete mai considerato qualcuno, non significa che questo qualcuno non esista. Avevi mai creduto che un maiale potesse parlare, prima di quel giorno in cui l’hai scoperto?”.

“No, Ammiraglio”.

“Ed allora, per cortesia, uccidimi e risparmiami la tua filosofia. Ti assicuro che entro una settimana, tutto sarà finito… che i miei simili non la pensano in modo molto diverso da te e dagli altri uomini, per quanto riguarda se stessi”.

Il rumore di una pistola che viene caricata. “Ti sparerò un colpo in mezzo agli occhi. Sarà finita in fretta”.

“Niente affatto”.

“Come, niente affatto?”.

“Prenditi le tue responsabilità. Stai ammazzando un maiale: la mia carne diventerà cattiva, se non mi sgozzi subito”.

“Ma… io pensavo, ecco, che tu…”

“Sono un maiale, e come tale voglio morire. Sbrigati, però”. Cominciò a grugnire.

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