Se non puoi convincerli, confondili

Se non puoi convincerli, confondili

L’aforisma mi colpisce subito, appena mio cugino lo pronuncia. Certo, ha un problema: è cancrizzabile. Se non puoi confonderli, convincili è altrettanto valido e, probabilmente, anche più paradossale ed interessante. Ma è inevitabile, e la frase, pronunciata per scherzo, apre nella mia mente tutta una serie di riflessioni, che alla fine portano ad un nome: Silvio Berlusconi (sì, lo so, non bisognerebbe pensare sempre all’elefante). Che dalla strategia è forse il maggior esperto nazionale: “voglio i servizi sociali, se non mi mettono ai servizi sociali è colpo di Stato!”. “Cavaliere, può andare ai servizi sociali”. “Ah, grazie. Questa è una sentenza mostruosa!”. Tanto per citare gli ultimi esempi.

Ma le riflessioni si interrompono quasi subito, non appena mi raggiungono le parole che la seguono: e noi italiani siamo maestri in questa tattica.

Già. Una frase a cui do ragione subito: in fin dei conti è stata inventata in Italia la retorica, no? E così, la prospettiva cambia: non è che per vent’anni Berlusconi ha dominato la vita politica perché ha confuso, e dunque in qualche modo ingannato, gli italiani, come banalmente e bonariamente avevo pensato all’inizio. No: è che gli italiani sono sempre corsi in massa a mettere la croce sul suo nome, perché hanno riconosciuto il maestro, e si sono inchinati.

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