Secondo tempo

Sul pavimento della grotta c’era un’ombra, ed il bambino alzò gli occhi. Era un signore adulto; ma non portava una divisa.

“Sei lì?”, domandò. La sua voce non sembrava pericolosa, e lui uscì dal suo nascondiglio. Mentre gli guardava la cravatta a righe rosse e blu, il signore disse ancora “Finalmente ti abbiamo ritrovato. Eravamo un po’ preoccupati per te, sai?”.

“I miei genitori, dice, signore?”. Voleva far vedere che, nonostante tutto, era comunque un bambino educato. Un po’ troppo onesto, forse, ma educato. “Mi dispiace essere andato via così, e non avergli detto dove andavo, ma sono stati loro, quel giorno, a dirmi di correre via e di non fermarmi finché non fossi stato sicuro di essere al sicuro”. Scosse la testa. Quella cosa che aveva detto gli sembrava stupida.

“Ed avevano ragione… o meglio, l’avrebbero avuta se noi avessimo vissuto nel mondo che c’era prima e non in quello di adesso”.

“Mi sa che non ho capito. Sa, sono solo un bambino”.

“Certo, certo… ed infatti è proprio questo che voglio dire! Oggi come oggi, con la nostra civiltà… sai cosa significa civiltà, vero?”.

“Certo!”. Non era vero.

“Ecco, con la nostra civiltà, nessuno si sognerebbe di fare qualcosa ad un bambino come te. Anche se è un bambino un poco indisponente, se mi consenti. Sai cosa significa indisponente?”. Il bambino fece di sì con la testa, ma si sentì di aggiungere: “Non penso di essere stato indisponente, signore. Posso essermi sbagliato, ma ho detto quello che ho visto. E poi… e poi niente, basta”.

“Ma sì, ma sì, lo so! È proprio per questo che, a prenderti… non a catturarti, a prenderti… hanno mandato me, e non l’esercito. Credevano che, se avessi visto arrivare qui qualcuno con la divisa, ti saresti spaventato, saresti fuggito ancora e, be’, forse tu non lo sai ma questa grotta è molto, molto pericolosa, avresti potuto farti del male. Non si sbagliavano, vero?”.

“No, signore”.

“Ma via, smettila di chiamarmi signore e di darmi del lei! Ho capito che vuoi farmi capire che i tuoi genitori sono stati bravi e ti hanno dato un’educazione… ma io non ne ho mai dubitato, e nemmeno tutti gli altri! E poi ora siamo amici, no?”.

“Penso di sì…”.

“Oh, bravo! Allora dammi la mano e vieni, andiamo via da qui”, Lo prese e lo guidò verso l’uscita della caverna. Fuori splendeva un bel sole.

“Dici che dovrei andare a chiedere scusa al re per quello che ho fatto?”.

“Re! Se lo vuoi chiamare così, puoi anche evitare di andarci: il Primo Concittadino se ne risentirebbe tantissimo, non credi?”.

“Be’, io pensavo che re gli piacesse di più… insomma, sembra che…”.

“Ma no no no assolutamente! Certo, lui prende le decisioni, sceglie per cosa debbano essere usati i soldi di tutti noi, decide chi amministrerà la giustizia nella nostra nazione eccetera eccetera… la maestra ti ha spiegato queste cose, vero? Bravo bambino… dicevo, fa queste cose, ma le fa per noi, solo per noi! Il futuro del nostro popolo sarà radioso, ora che finalmente abbiamo un così intelligente capo a comandarci, non credi anche tu?”.

“Lo credo davvero!” urlò il bambino. “Ecco, io voglio spiegare al re… cioè, al Primo Concittadino, che è proprio per questo che ho detto quella cosa lì. Lui era… lui mi sembrava nudo, e quindi…”.

“Ma il Primo Concittadino ha capito benissimo! Certo, in quel momento si è un poco risentito… ma non avrai mica creduto a quelle cose che urlava, vero? Era solo un po’ arrabbiato! In fin dei conti, è pur sempre un uomo!”. Fece un sorriso, ed aggiunse: “Che poi, nel nostro paese neanche c’è più, la pena di morte!”.

“Ah. Però… ecco, un po’ continuo a pensare che lui era nudo davvero”. Si pentì quasi subito di averlo detto, ma il suo nuovo amico lo accarezzò sulla testa e gli disse: “Non ti preoccupare. Queste sono cose che capirai col tempo, quel vestito meraviglioso… perché era davvero meraviglioso, te ne accorgerai quando crescerai… non sono fatte per i bambini. Senza offesa”. Stettero un poco in silenzio; poi, d’improvviso, il bambino disse: “In realtà c’è anche un’altra cosa”.

“Sarebbe a dire?”.

“Il fatto è che io ho visto tutte quelle persone, tutte quelle persone che urlavano ma quanto è bello, ma quanto le sta bene, Primo Concittadino, ma sembra che ci sia nato in quel vestito… be’, a me la mamma ha insegnato che non si dicono le bugie…”.

La risata di quell’uomo, che faceva il giornalista, lo interruppe. Il bambino lo guardò stranito, domandandosi che cosa ci trovava di divertente. Ma sapeva che non stava bene dirlo ad alta voce, e comunque quello gli rispose lo stesso, dicendogli: “Bugie? Santo cielo, tu credi davvero che quegli uomini lo stessero vedendo nudo?”. Aveva cambiato tono, anche un bambino se ne accorgeva. Quando ebbe smesso, lo strinse con più forza e gli disse: “Vieni, è necessario che ti spieghi molte cose, e subito. Se continui con questa testa, all’età adulta non ci arriverai”.

Qui il primo tempo, per chi non lo conoscesse.

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