E ora, qualcosa di completamente diverso (cit.)

Che eri partito con l’intenzione di scrivere tutt’altro: una storiella di quelle moralistiche che all’Internet piacciono tanto (ma anche no).

Però, poi, be’, è successo quello che succede sempre: mi ero seduto a scrivere della morte, ma come al solito la vita ha fatto irruzione: DocManhattan diventa papà. La notizia del mese, per quello che mi riguarda. E non sto scherzando.

Che tu sei uno di quelli che si secca tutte le volte che qualcuno racconta i fatti suoi su Internet, e sei pure sempre pronto a spernacchiare i bei sentimenti e le pagine coi gattini come e più di come fa quel grand’uomo di Roberto Albini. Però… dice, però? Però niente, col Doc è diverso.

Perché lui scrive e si comporta come se si fosse tutti, lui e noi, che lo leggiamo, parte di una grande, disfunzionale famiglia: una specie di Fantastici Quattro, solo con tipo duecentomila membri, tutti pronti a salvare il mondo ed a prendere a cinquine il professor Xavier e Mister Fantastic nel frattempo, se ci si riesce. E quindi sì, quell’esserino lì che per il momento si può vedere solo sul monitor di un ecografo, per te è un po’, boh, tuo nipote? Ma sì, diciamo tuo nipote, anche se la sua mamma non l’hai mai conosciuta ed al suo papà hai solo scritto qualche commento ed un paio di mail, ed all’inizio lo guardavi pure con sospetto, che fondamentalmente trattava e tratta con uno di quegli argomenti sensibili da cui ti senti profondamente attratto ma che cerchi sempre di tenere a distanza: la nostalgia (e infatti…).

Epperò deve farlo bene, se adesso io sono qui a scrivere quello che sto scrivendo, così come lo sto scrivendo (cioè, tentando di imitare il suo stile. Senza riuscirci, ovviamente, ma è colpa dell’intera porzione per quindici di bruschette che mi s’è ficcata nell’occhio). C’è un motivo, per questo? Certo che c’è: lui ha stile da vendere. Che poi è anche quello di cui c’è più bisogno per fare il padre: mi sa che tra qualche mese, là fuori, oltre alla verità, ci sarà un bambino felice.

Un po’ meno la madre, che oltre ai giochi del marito (tutti ovviamente tenuti da parte per questo momento. Sì, #credici), ora dovrà rimettere a posto pure quelli del figlio. Ma non si preoccupi: quando le passeranno quei dieci minuti, in cui urlerà “Adesso tu ti siedi lì e guai a te se tiri giù qualcosa da quei maledetti scaffali!” così forte da farsi sentire fino a Vicovaro (RM), gli faccia raccontare una storia dal papà, gli faccia. Resterà lì a bocca aperta ad ascoltarlo per ore, giorni, mesi, anni. A me è successo.

Auguri, Doc.

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