Definizioni, episodio un po’ lunghetto

Distopia

Il cartello era miracolosamente rimasto in piedi. C’erano finite sopra talmente tante di quelle ceneri, tuttavia, che chiunque avesse varcato il confine che era stato posto a segnare non si sarebbe mai reso conto che si trovava nel ridente paesino di Monte Sant’Antonio, duemila anime (ultimo censimento, di undici anni prima); né ci sarebbe stato qualcos’altro, ad indicarglielo. Il caratteristico, antico, orrido campanile della basilica cittadina, ovviamente, dedicata a San Giovanni, infatti, era stato spazzato via, come qualsiasi altra cosa nel raggio di dodicimilasettecento e sessanta chilometri (curiosamente, la lunghezza del diametro della Terra), così che, osservando quel luogo, come anche qualsiasi altro, un passante disattento avrebbe potuto avere l’illusione di trovarsi di fronte a quello che alcuni vecchi libri, ormai tornati a concimare un suolo che ancora per molti anni sarebbe rimasto sterile, chiamavano olocausto nucleare. Quell’illusione sarebbe stata giusta.

Era successo, probabilmente (ma già il ricordo iniziava a sbiadire), che ad un certo punto ci si doveva essere stufati di cercare nuovi metodi per mettere fine ai ridicoli sogni di gloria della specie umana: sì, va bene, i batteri sono belli, non lasciano tracce e fanno vendere anche tante medicine, che d’accordo, la fine del mondo, ma se può girare un poco l’economia tanto meglio, i batteri, dicevamo, sono belli, ma quanto ci mettono ad uccidere una persona, e poi come loro si adattano a noi anche noi potremmo adattarci a loro, e non si sa mai, se un macrofago troppo zelante trovasse il modo di fotterli, eh?, com’è che ne usciremmo? Non ne usciremmo, quella miracolosa sostanza prodotta da quel miracoloso individuo resistente manderebbe a monte ogni piano. Niente batteri; e niente avvelenamento delle acque, epidemie e robe di questo tipo, che già ci stiamo provando ma gli uomini sono ancora qua ed anzi continuano a figliare come conigli, brutti figli di puttana!

L’improvviso esaurimento delle materie prime, segnatamente quelle energetiche, era parsa, per qualche momento, una via percorribile; finché non era giunta la telefonata di una illustre signora, coniugata in, che aveva fatto presente che l’estate prossima già avevano prenotato, e tu vuoi farci perdere la caparra, e non se ne parla proprio, e come ci arriviamo poi in Costa Smeralda senza benzina, eh, genio, me lo dici? Una grossa ics anche su questa possibilità. Pensando a reazioni simili, chi stava lì lì per tirar fuori la sua idea geniale, trasformiamo l’Occidente in un campo di battaglia, riempiamolo di guerre civili!, aveva fischiettato e tirato fuori la schiuma per farsi la barba.

Così, alla fine, non era rimasta che la bomba. Le grandi innovazioni nel campo dell’informatica avevano fatto sì che tutto si compisse in poco più di ventotto minuti, un venerdì, verso sera. La corrente mancò ai computer, che si spensero con un sospiro di soddisfazione, giusto in tempo per il weekend.

Come sempre, il lavoro non fu compiuto al meglio. Grumi di umanità rimasero incrostati come carie sulla superficie dentale del pianeta non più verde e azzurro. Per qualche motivo, molti di loro iniziarono a convergere verso Monte Sant’Antonio. Alcuni millenni dopo, quando per vie diverse la civiltà sarebbe giunta alle medesime conclusioni, non pochi esseri umani (chiaramente diversi da quelli che li avevano preceduti, deformi al punto da avere soltanto due arti superiori) avrebbero sostenuto che ciò era dovuto alle energie mistiche come tutti sanno ritenute sotto la crosta terrestre, e liberate dall’esplosione. Forse era perché non c’era altra città che avesse ancora un cartello di benvenuto, benché reso illeggibile dal fallout.

L’umanità residua (duecentocinquanta individui) si organizzò in breve tempo: tra loro c’era qualcuno che sapeva che in cinese la parola “crisi” si scrive con due ideogrammi, uno che significa pericolo, ed uno che significa opportunità. In realtà, non sapeva che quella cinese è una scrittura ideografica, e quindi non disse mai “ideogrammi”: disse invece “utopia”, al momento giusto. Funzionò.

Non diremo, qui, delle boriose questioni che dovettero affrontare sulle prime; ci limiteremo a riportare che i cannibalisti furono presto messi in minoranza, e si sciolsero quando qualcuno fece loro notare che, a quanto ne sapevano, essi erano gli unici esseri umani a non essere stati polverizzati dall’esplosione, e che prevalse invece l’opinione di superare questo breve periodo di impasse nutrendosi di cani, gatti, delfini ed altri animali dagli occhioni dolci che si erano dimostrati sorprendentemente più resistenti ai milioni di gradi ed alle radiazioni liberate dal botto. Almeno quanto bastava da rimanere commestibili, anche dopo morti.

Ma lo riportiamo solo per sottolineare come, in questa prima associazione di uomini, fin dall’inizio le decisioni furono prese con metodo democratico, nel pieno rispetto della libertà di tutti: anche di quelli che, presumibilmente, dovevano finire mangiati (soluzione che, come abbiamo visto, non fu praticata).

“La grandezza di questo impianto” disse il giudice “la dignità umana che sopravviveva alla tragedia, le future, magnifiche sorti e progressive del genere umano, si evidenziarono quando, all’unanimità, gli uomini di Monte San Giovanni, che oggi qui, prima di eseguire la condanna contro questi tre terroristi, ricordiamo, scelsero quale doveva essere il primo edificio che la nuova umanità avrebbe dovuto ricostruire su quella Terra che si accingeva a riconquistare.

Scelsero il tribunale”.

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