Saggio serio (con tanto di note a pié di pagina e parole in corsivo) su una domenica pomeriggio particolare

Con R. ci ho parlato poco, ma mi ero convinto che, se ci fossimo frequentati un po’ di più, ci saremmo stati parecchio simpatici. Forse, addirittura, saremmo diventati amici.

Dice, e perché? Be’: R. è siciliano (ma questo l’ho scoperto solo oggi), intanto. E poi, soprattutto, frequenta le fumetterie più delle discoteche: che non è spiegare il motivo di quella frase piuttosto pesante che apre questo saggio. Anche perché dire che ad uno piacciono i fumetti dimostra solo che, nonostante Umberto Eco e le tonnellate di intimisti, seri e noiosi “romanzi disegnati” che infestano gli scaffali di qualunque esercizio commerciale che si occupi anche di striscio dell’argomento e non voglia chiudere, abbiamo ancora dei luoghi comuni, sul mezzo, che sennò mi sarei trovato a dire che a R. piacciono gli stessi fumetti che piacciono a me (che so, Dylan Dog, Devilman, il Disney italiano e particolarmente Giorgio Pezzin e Rodolfo Cimino disegnati da Massimo De Vita e Luciano Gatto), piuttosto che gli piacciono i fumetti, cosa che denuncia che ancora i fumettari si considerano una sottocultura. Ma comunque.

Coppito è un bel posto per viverci, soprattutto se studi medicina e puoi svegliarti alle nove meno dieci per andare a lezione alle nove, visto che da qualunque posto di Coppito si può andare all’università (o all’ospedale) a piedi, in cinque minuti. Ma di domenica pomeriggio è più deserto del Gobi, e se tu è dalla mattina alle otto che stai chiuso in casa a studiare, ed ora che sono le cinque vuoi uscire, e non hai la macchina, non è che hai molta scelta su dove andare. Per questo sono stato felice, quando ho visto la macchina di R. fermarsi vicino a me, e lui sporgersi fuori per chiedermi se volevo andare con lui su al centro, a piazza Duomo. Accetto subito, perché penso che, qualsiasi cosa ci sia, su, al centro, a piazza Duomo, se piace a lui, piacerà anche a me. E perché altri dieci secondi di bestemmie da parte dei guidatori impilati dietro di lui, che ha inchiodato di botto quando mi ha visto e sta aspettando educatamente che io decida, e gli viene un attacco di cuore là, in mezzo alla strada.

Siamo già a via XX Settembre (1), quando mi fa: “Sto andando su che c’è S., ed andiamo a vedere insieme Luigi Di Maio che fa un comizio”. R./Sam, questa potrebbe essere la fine di una bella amicizia.

Luigi Di Maio. Mai coverto che oggi era qua a L’Aquila: dev’essere per quella solita storia della congiura dei giornali che vogliono boicottare il Movimento. Ed anche gli esaltati. E gli occultisti. E i neonazisti. E i deliranti sfusi (2). O sarà che  i giornali locali furia di inseguire quella “gente” (3) che hanno contribuito a creare, hanno finito per riempire di sangue le loro pagine più di che di un mattatoio, e insomma mi hanno anche un po’ rotto il cazzo, e chi li legge più. Così, per dire.

E vabbè, niente, a quel punto sono in trappola, che faccio, scendo in corsa dalla macchina e gli urlo dietro che è un cretino, a R., che mi ha deluso, che, insomma, se fossi stato gay magari poteva anche essercene, con lui, che la prima volta che ci siamo parlati mi ha detto “Dove sei stato fino ad oggi?” (4)? No, dai, non posso, è maleducazione. E poi la macchina è a tre porte ed io sono seduto dietro, come diavolo faccio?

Così, prima di aver potuto elaborare una strategia sufficientemente vigliacca da svignarmela, eccomi, siamo lì, e c’è già il Messia che si prepara ad aprire le acque, resuscitare i morti e convertire Pilato prima che lo metta in croce, che per quelle cose ci sono i piccoli militanti, qua non voglio farvi promesse anche se stiamo in campagna elettorale, ma insomma abbiamo già fatto tante di quelle cose, mo ve le dico (5).

Sono lieto di constatare che Di Maio, al contrario di altri membri del suo movimento, non ci tiene particolarmente a confermare le voci infamanti che sono state messe in giro a proposito di lui e dei suoi compagni di partito (6). Nei cinque minuti che sto lì, fa giusto in tempo a snocciolare tutti i luoghi comuni sulla “sinistra” (7), creando un qualche parallelo tra lei e le cooperative rosse, il PD che regala i soldi alle banche, quelli che abbandonano i cani in autostrada, i vecchietti in auto che fanno i venti all’ora sull’autostrada, Hitler, Stalin, Pol Pot e Berlusconi. Ah, no, scusate, Berlusconi no, “questi che facevano la morale a Berlusconi”, mi sembra di aver udito. Era dai tempi di Formigoni che non sentivo questa finezza retorica (8). Sarà che non è né di destra né di sinistra, non lo so.

All’improvviso mi sovviene che siamo all’Aquila, e che be’, da qualche parte ci sono ancora le macerie per terra, che ammiccano all’oratore. Penso: mo lo dirà, no? Guarda qua, c’è tutta una città che gli offre un assist. Dovrebbe essere la prima, la seconda, la terza, la quarta (e così via finché infinito non sopravvenga) accusa che uno che lo voglia potrebbe rivolgere alla “vecchia politica”. Niente. Da quelle labbra da cui molti pendono non escono quelle parole: e pensare che tre anni fa l’aveva detto pure Manuel Agnelli, mentre faceva un concerto. In quella stessa piazza. Mundus senescit.

E pensare che a L’Aquila non si vota solo per le Europee, ma anche per le Regionali. Mazzetta (9) dice che in questa campagna elettorale non c’è stato un politico, che abbia parlato di temi europei. Vogliamo generalizzare e dire che non c’è un politico (e nemmeno un apolitico, se è per questo) che abbia parlato di temi? Io sono d’accordo. Fatemi sapere sugli altri.

Mentre rifletto su questo, gli obiettivi degli strali sono cambiati: non più la casta, non più la vecchia politica, non più gli arraffoni che vanno a fare i buffoni portandosi le fette di mortadella, le orate e le manette (10). No, ora ce l’ha con i giornalisti. La fantasia non abita più qui. Ma, nonostante questo, di botto sono d’accordo.

Dice: e quando? Quando Di Maio fa notare che i giornalisti dovrebbero avere il coraggio di rispondere ai politici che intervistano: guardi che ha detto una palla. Cioè, per esempio: giusto qualche giorno fa, durante Otto e mezzo, ce n’è stato uno che ha contestato a Renato Soru un’accusa di riciclaggio. Cose da pazzi (11).Tuttavia, è solo un attimo, e subito riprende il deterioramento di quelli che l’etimologia latina vuole essere i miei testimoni (2); e me ne vado, prima che la mia malafede mi faccia dire cose che potrebbero costarmi la perdita di tutti i denti e dei testimoni medesimi: che, quando sento la voce flautata del vice presidente della Camera dire che Fazio e Lilli Gruber sono stati capaci di far sembrare Bruno Vespa imparziale, faccio collegamenti pericolosi sul fatto che domani il proprie… il ditta… il portavoce del suo partito andrà a posare il suo più che degnissimo fondoschiena sulle poltrone Ikea del maggiordomo della politica italiana. Mi allontano verso il tramonto, come Lou Ferrigno nella tristissima sigla finale del telefilm girato su Hulk negli anni 80 (12): con calma, senza correre, anche se ne avrei voglia. Soprattutto quando Internet irrompe sulla scena, con quella sua aura di superiorità, da “strumento della libertà del ventunesimo secolo”: come se fosse ancora il 2007, e non ci fossero state l’NSA e certe sentenze a proposito di Google (13); e come se non mi avessero dato un volantino la cui stampa è stata curata da un bambino ipovedente di quarta elementare, fornito solo di un Commodore 64.E, dunque, alla fine questa domenica pomeriggio sta alle comuni domeniche pomeriggio come “Geni, cellule e cervelli” (14) sta ai comuni libri? Mi duole dire di sì. Se non altro perché, anche in questo caso, ci sono ben due motivi per cui lo sfascio non è stato totale.Uno: la piazza, nel momento in cui parlava Di Maio (si presume, il pezzo forte del pomeriggio) appariva più o meno così:IMG_20140518_173929[1]Roba che ho visto più gente quando la locale squadra di curling fa la sua campagna iscrizioni. Ed a L’Aquila non c’è, almeno che io sappia, una squadra di curling. C’è speranza per il futuro.Due: perché è bellissimo, anche se solo per cinque minuti, anche se senza essere altrettanto divertente, anche se non ho fatto un video, anche se non ho una trasmissione televisiva, anche se vicino a me non c’è Marco Damilano, essersi sentito come Zoro ad una manifestazione di Forza Italia.

Ringraziamenti: a R. e S. Non ce l’ho con voi, ragazzi.

Note

(1) Cioè, quasi arrivati, cfr. Google Maps

(2) Cfr. Umberto Eco, “La bustina di Minerva”, Bompiani, 2000

(3) Argh, l’ho scritto anch’io

(4) Lo giuri

(5) Quasi sic.

(6) Tipo, per dire.

(7) Citazione necessaria.

(8) Un pezzo di bravura recente del Celeste.

(9) Qui.

(10) Ah, no, scusate.

(11) Il politico in questione si è poi scusato, eh.

(12) Cfr. il Dottor Manhattan

(13) Si parla di cose di questo tipo

(14) Se n’è parlato qui.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s