Escapismo

È ormai evidente: siete un popolo di dura cervice (cit.).

Quindi, con ogni probabilità, siete tutti lì ad interrogarvi su quale partito votare domani, non foss’altro che per trollarvi con gli amici di essere stati voi, a far trionfare il *partito X* alle elezioni (è cognito ormai da tempo che i risultati delle elezioni li decidono coloro che fino all’ultima settimana non sanno dove cazzo mettere quella croce… dunque, ragazzi, voi no, che sono due anni che lo urlate, per chi voterete, e allora smettetela di farvi le foto con la scheda, che poi potreste avere problemi, su).

C’è poco da gioire, per questo; ma io sono qui apposta. Questo post è per voi, per voi che appartenete a quel gruppuscolo di sventurati che domani NON andrà al mare, per voi che state cercando di uscire dal paradosso: “Noi diciamo No all’Europa, votateci per andare al Parlamento Europeo!”, per voi che state spulciando programmi elettorali (mph… MUAHAHAHAHAHA!!!) tentando di decidere quale si attagli meglio alle vostre idee, per voi… per voi che, oh senti, avrete anche bisogno di una pausa, e di tenere impegnato il cervello in modo più salutare. Tipo con… rullo di tamburi… l’enigmistica.

Mi par di sentire le vostre soavi voci sorprese. L’enigmistica? Direte. Sì, l’enigmistica. Ma santi numi, l’Europa, le elezioni, il futuro, la rabbia, la speranza (quella parola inventata dai padroni, cit.), oltre Hitler, vinciamo noi, vincono loro, oh ma se facciamo un pareggio così nessuno si fa male?, e tu ci vieni a proporre dei ridicoli giochini da pigro sabato pomeriggio, quando Italia 1 non trova niente di meglio che mandare in onda Amore 14 con sottotitoli in cecoslovacco? Esatto. E perché? Perché l’enigmistica mi piace e mi è sempre piaciuta. Perché tanto qualcun altro s’è dato alla poesia, e ha fatto bene, visto che i risultati sono tutt’altro che disdicevoli. E perché pure io, oh senti, ho bisogno di una pausa, e di tenere impegnato il cervello in modo più salutare.

E quindi, ecco, solo per il piacere del mio pubblico, quattro enigmi inediti, o al più appena scongelati. Solo sul blog di Gaber Ricci, la rivista che si vanta di essere un’imitazione. Di un’imitazione.

1. Pesce d’aprile

I figli del signor Rossi, un tontolone, decidono di fargli uno scherzo per il primo aprile. Preso il suo orologio e studiatolo un poco, trovano un modo per far sì che le lancette accelerino un poco, cosicché ogni ora il quadrante finirà per segnare un’ora ed un minuto. Supponendo che, con sommo scorno dei suoi pargoli, il signor Rossi (ricordiamo che è un tontolone) non si renda conto della burla, quando le lancette torneranno a segnare l’ora esatta, riuscirà il nostro eroe ad arrivare in orario al lavoro?

2. L.A. Confidential

Certe volte penso che mi piaccia fare il detective privato per poter vedere Los Angeles in questi momenti, quando tutti dormono attendendo che il trillo irritante delle loro sveglie li butti giù dal letto dove hanno consumato il sonno agitato degli insoddisfatti e, magari, un rapporto sessuale con una moglie che non amano più da tempo: a quell’ora, io, di solito, sono in giro. E quella mattina era una di quelle.

Trovai Brown sulla spiaggia, che guardava il sole che veniva fuori dal mare. Era tranquillo, nonostante dovesse aver capito che avevo ormai capito tutto, e che avrei saputo rispondere a quella balla che doveva aver studiato con attenzione per proteggere Katherine. Non potevo rimproverarglielo, questo, comunque.

Mi sedetti vicino a lui e guardai un poco il disco arancione del sole senza dirgli nulla. Poi, fu lui a parlare: “Così, alla fine, hai capito?”. Feci solo un cenno della testa. Volevo fargli fare il suo grande numero: avrebbe voluto gettarsi in carcere per una donna, almeno questo glielo dovevo.

“Non sopportavo più mia madre” iniziò “Autoritaria, intrigante, acida quanto ad una donna tre volte vedova non dovrebbe essere concesso: in una parola, rompicoglioni. E, certo, volevo anche l’eredità miliardaria che poteva lasciarmi: ma questo era solo un sovrappiù, che corroborava un’intenzione che avevo maturato da tempo”

“Quella sera, la convinsi ad andare a teatro. Dovetti insistere molto, temeva che mi portassi a casa ‘quella sciacquetta’… sì, disse proprio così… e che per questo la volevo fuori di casa, ed insistevo tanto. Risposi di no, giurai e spergiurai che avrei solo preso una pasticca per il mal di testa e poi sarei andato a letto. Lei continuava a tentennare, ed io fui costretto ad accennare, laidamente, al fatto che avrebbe potuto incontrare quel bel ragazzo che sembrava tanto interessato a lei… sì, lo so che le sembra incredibile, ma mia madre pensava davvero che quel cicisbeo di Harrison provasse qualcosa per lei. Diceva che aveva letto che in Italia una novantenne aveva sposato un ragazzo di vent’anni. Bah!”

Scrisse qualcosa sulla sabbia, con la mano. Riconobbi le prime lettere, ma poi la mano che scriveva cancellò quanto aveva vergato. Brown andò avanti: “Il piano era sciocco, ma incredibilmente funzionò. Sapevo che, benché ormai avesse i suoi anni, mia madre sentiva ancora il bisogno impellente di bere fino ad ubriacarsi, in società. Era convinta che la cosa la rendesse divertente: ed aveva ragione, anche se ridicola avrebbe reso meglio l’idea. Contando sul fatto che sarebbe stata confusa, quando sarebbe rientrata, mi appostai dietro la porta, sotto quel disegno orribile del mio primo patrigno, quello che sta appeso lì, a destra della porta, giusto perché così lo stipite ci batte ogni volta che la apriamo. Attesi a lungo, ma alla fine sentii la sua chiave che girava nella toppa. Mi slanciai: le fui addosso, e col mio peso la ribaltai. Prima che potesse alzare le mani per difendersi l’avevo colpita una, due, dieci volte. Era morta. Questo è tutto”.

Lo fissai, e per un po’ ci fu solo la risacca e la tenue vibrazione del sole che scaldava, sorgendo da esse, le acque del Pacifico. Poi, semplicemente, dissi: “Non crederai che mi beva questa balla, vero?”.

In effetti, in questa storia c’è qualcosa che non va. Cosa?

3. Fotografia

La moglie del signor Verdi è la donna più felice del mondo: il marito, infatti, lavora duramente dal lunedì al venerdì, senza tornare a casa altrimenti che per cenare e dormire, e dedica tutti i suoi weekend alla sua grande passione, la fotografia. Come tutti gli amatori, il signor Verdi parla continuamente di questo suo hobby, con i suoi parenti ed anche con i suoi colleghi di lavoro, i quali, tuttavia, lo hanno sempre irriso, credendo che come fotografo valesse davvero poco. Il signor Verdi credeva di averli messi a tacere il 30 marzo 2009, quando mostrò loro una foto da lui scattata in montagna, che raffigurava uno spettacolare tramonto, immortalato in quella forma certo in virtù delle straordinarie condizioni di luce di quell’ora del giorno. Nessuno dei suoi colleghi gli credette, attribuendo la sua bellezza ad un accorto uso di un programma di fotoritocco. Irato dai loro salaci commenti, il signor Verdi ha infine deciso di organizzare con loro una gita, affinché potessero rendersi conto coi loro occhi di quanto lui aveva fissato con la sua fotocamera. Attraverso un’attenta pianificazione degli orari, l’anno dopo, nella stessa data, ha portato i suoi colleghi in cima alla stessa montagna, raggiungendo, alla stessa ora, il punto in cui aveva scattato la foto.

Le salaci battute sono continuate per molto, molto tempo: la luce non era neppure lontanamente simile a quella che il signor Verdi si vantava di aver visto quel giorno del 2009 (e che aveva visto davvero, posso dirvelo in sincerità). Sapreste spiegare perché?

4. Sciarada (4+4=8)

Lascia bianca schiuma nella baia riparata un problema l’assalisce: ma la soluzione è già data.

Per chi non ha compreso, il re di Persia può fare una puntata. L’ombra è meno fitta? Ora, davvero, la risposta è scontata!

5. La scomparsa

“Ma cosa… parli troppo rapido, ragazzo mio, non capisco nulla!” urlò il commissario di Scotland Yard, quando il suo sottoposto piombò in ufficio.

“Una…” tirò il fiato “una scomparsa”.

“Una… scomparsa?”

“Sì, non si trova più”

“Ma… chi?”

Ci fu una risata, subito strozzata. “Non… non sappiamo ancora”.

Il commissario, stupito, domandò: “Non sappiamo?”

“No, signor commissario” mormorò il giovanotto. “Stamattina, qualcuno ci ha scritto… ”

“Scritto cosa?”

“Riporto: scomparsa oggi stop Ritroviamola prima di caos stop”

“Null’altro?”

“No”

Il commissario sbuffò. “Dobbiamo: solo lui può aiutarci”

“Chiamo?”

“Sì, chiama”.

Chiamarono Holmes. E, appena lui giunse, il caso fu risolto. Chi era la scomparsa?

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