Lettera (ovviamente fasulla) a mia nonna (o forse ad una nonna immaginaria)

Cara nonna,

quest’anno hai settantasei anni e, come per molti tuoi coetanei, il tuo sport preferito è lamentarti: soprattutto, rispetto ciò a cui avresti diritto e che, invece, non ti viene concesso.

La reversibilità di nonno, ad esempio: “eh, ma perché solo il sessanta per cento? Perché non me la danno tutta?”. Nonna, perché dovresti ringraziare il cielo che siamo ancora in uno stato sociale, e la reversibilità ti tocca, che se no, quella notte in cui nonno è morto, sarebbero venuti a bussare alla tua porta e, prego s’accomodi fuori, t’avrebbero detto. Forse senza nemmeno prego. E no, nemmeno al ricovero dei vecchi: che pure lì avresti dovuto pagare, e tu hai fatto tutta la vita la casalinga, e quelle poche volte in cui hai lavorato per qualcuno per l’amore di Dio non hai mai chiesto che ti fossero versati i contributi, perché sennò poi il signore a cui pulivi la casa poteva risentirsi, e “finché tenime capiglie i dente, nen sapime chi n’è commenente” (trad.: finché abbiamo capelli e denti, non sappiamo chi possa tornarci utile). Che poi, sei anziana, mangi poco di tuo, per di più sei diabetica, vivi in una casa popolare ed hai l’esenzione sui farmaci: cosa diavolo ci dovresti fare con tanti soldi? Dovresti poter fare una vita più che dignitosa, con seicento euri. Sì, ma mi toccano. Ah be’, giusto: tutto ti tocca. Che il comune ti venga a ripulire il “prato” (si fa per dire) sotto casa, ad esempio, anche se toccherebbe all’istituto delle case popolari. Che ti diano un appartamento più grande, anche se stai sola e forse nelle case più grandi ci stanno famiglie con tre figli. Che non ti facciamo pagare nemmeno quei tre euro e cinquanta che ti chiedono, per i farmaci di ultimissima generazione che assumi. Che ogni volta che hai un doloretto a qualche tua bella e santa articolazione (e lo sa il Signore, che capita ogni quindici secondi all’incirca), all’ospedale interrompano la delicata operazione di by-pass aorto-coronarico per controllare la tua artrosi, e per di più senza farti nemmeno pagare il ticket che viene richiesto a tutti. Perché, ovviamente, all’urlata richiesta di ogni diritto… che poi, aperta parentesi, tante volte, nonna, questo diritto che tu vorresti accampare non è un diritto: è una pretesa priva di capo e di coda; e, quand’anche in realtà di diritto si tratta, tu ti sei battuta una vita, facendo il segno sulla scheda elettorale (quando andavi a votare) sempre e soltanto sulla croce, perché vincesse chi quei diritti non voleva riconoscerli, chiusa parentesi, all’urlata richiesta di diritti, dicevamo, fa da contraltare una fiera negazione di ogni dovere. Quest’anno non pago il canone, e faccio bene. Alla fine lo paghi, ma solo perché hai paura che ti meniamo per queste tue uscite imbecilli.

Che sono sempre meglio di quando ti metti a parlare di quello che per te è la “sicurezza”. E le strade sono piene di buche, e ci sono i criminali, e i barboni, e i drogati, e i marocchini, e i cinesi che tanto lo so che vi fanno mangiare i gatti, mica come me che le verdure me le porta mia cugina, che le inonda di verderame e DDT e quindi sono tanto buone, e poi queste maledette farfalle che mi fanno le uova dentro ai fiori, ci vuole più polizia, ci vuole! Che ai tuoi tempi, dici, andava tutto meglio; certo c’erano i fascisti e quelli che non andavano bene a loro li picchiavano (quando andava bene e non finivano portati dietro il capanno delle sostanze chimiche e fucilati, cit.), e comunque la droga c’era lo stesso, e la politica di “magnificazione” di Roma li ha inventati, i barboni, e toh cerca un po’ su Internet se non ci credi, anche se tu il computer non ce l’hai e se l’avessi saresti sicura che siccome è una cosa dei giovani, e per di più venuta dall’estero, è creazione di Satana, e dunque vado retro! E questo a me ricorda qualcosa, ed è proprio per questo che sto scrivendo questa lettera.

Perché, cara nonna, non sei proprio così (ma quasi) e lo sappiamo tutt’e due. Però, vedi, quello che più mi sconvolge dei risultati delle elezioni europee, è scoprire che (per esempio in Francia, ma non solo) ci sono tante persone che la pensano come te. Tanti bambini viziati e convinti che tutto sia loro dovuto e che la colpa sia sempre e comunque degli altri. Tanti bambini viziati di quasi ottant’anni, a cui se ne aggiungeranno preso un altro po’, che gli europei sono tutti quaquaraqua, e l’austerity bla bla bla e l’Europa non deve farsi così e bla bla bla, e ma bisogna stare tutti insieme bla bla bla, ma alla fine il PPE vince lo stesso, ed anche se vinceva quell’altro era lo stesso, che lui pure s’è messo a tirarsela col nazionalismo. E dunque altri cinque anni così, e qualcun altro che diventa no euro, cioè fascista, o che ci si riscopre, eccetera eccetera.

Ciao nonna, ciao. Che lo so che se qua quelli lì non hanno fatto ‘sto botto, non è perché noi il fascismo l’abbiamo vissuto, e sappiamo quello che significa: a noi piacerebbe pure, oh guarda fai tutto tu che noi siamo pure più contenti che la domenica poi non dobbiamo andare a votare, basta che ci abbassi le tasse e ci togli i barboni da vicino casa.

Però bastano ottanta euro per comprarci.

P.S.: nonna, alla fine ha vinto la speranza, hai visto? Che, ricordiamolo, è una parola inventata dai padroni.

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