Mi viene molto più facile cantarti una canzone…

(…però poi non lamentarti se noi ti spernacchiamo)

“Eccerto, tu sei favorevole alla liberalizzazione delle droghe leggere perché sei un tossico di quelli duri, scommetto che rapini tua nonna della pensione per andarti a comprare l’erba, fai schifo, dovrebbero chiuderti in un carcere di quelli dell’Iran… anzi no, non basta, di queli dell’Iran coi secondini froci, e poi buttare via le chiavi! Ed anche le tue mutande, così saresti sempre pronto a…”.

“Ehi, ehi, ehi, calma, resti sulle sue posizioni moderate, che io non me la sono mai fatta, una canna!” (sì, lo so, non guardatemi con quelle facce pietose)

Silenzio.

“Lei, invece, che mi dice?”

“In che senso?”

“E su, non faccia finta di non capire: ha mai consumato della maria? Della zasta? Della ganja? Del tetraidrocannabinolo in qualsiasi forma? Del…”. Mi fermo. Il suo viso sta diventando di un inquietante color luttenebra.

“Io… io…” balbetta, prima di esplodere: “Sì, io sì!”. Abbassa lo sguardo, e continua: “Ero giovane, inesperto, non sapevo…”. Si interrompe di botto, e mi guarda, sorridendo: “Ah, ovviamente non mi è piaciuto per niente! Ho vomitato, mi è venuto il mal di testa, la sindrome di Churg-Strauss, il morbo celiaco, la bronchiectasia, le emorroidi ed anche la gravidanza isterica! E considerate che sono uomo: gioventù, non vi avviate sulla strada che conduce all’ambiguità sessuale, dite sì ai valori, non vi fate gli spinelli!”

Vorrei rispondergli che, ecco, quella sì, che è una cosa che dovrebbe riferire, quando va in giro a pontificare sui danni che anche una sola canna può fare alle menti dei giovani: io ne ho fumata una, tanto tempo fa. E guardatemi: oggi sono un politico di centrodestra. Non lo faccio perché so che da quelle parti c’hanno la querela facile, c’hanno.

D’altronde, sarebbe il momento, per i proibizionisti, di svecchiare un poco il repertorio: ché tutta quella storia che la droga è droga, che non ci sono droghe pesanti e leggere, che la droga vi fa male, qualunque essa sia, non solo ha già fatto il suo tempo, ma è la migliore pubblicità che si possa fare all’erba, all’eroina, alla cocaina ed a qualunque altra cosa si fumi, inietti, sniffi o assuma per bocca. A proposito dei tempi gloriosi in cui il Parental Advisory si avviava a divenire un nuovo Indice dei libri proibiti (cosa che poi, purtroppo, non gli riuscì), qualcuno degli indagati ha detto: “Se vuoi che un adolescente compri qualcosa, devi scriverci sopra NON MI DEVI COMPRARE!!! Senza il Parental Advisory, non avrei mai venduto tanti dischi: grazie, signora Gore!”.

Svecchiare, però, nel modo giusto: magari con nuovi argomenti, non riproponendo gli stessi con metodi pseudo – innovativi. Dirlo in rap, per esempio, non è una buona idea: e la regia ce ne fornisce una prova (e qua un bel bollino PARENTAL ADVISORY ci sta proprio tutto).

Santo cielo, Carlo, no! Non è questo che ci si aspetta da te! Al più un canto gregoriano! Un’omelia in latino! Una bella caccia all’untore, come ai bei tempi in cui non c’era nessuno che si faceva queste maledette canne, ma l’unica cosa che poteva darti le allucinazioni era la fame in cui viveva gran parte della popolazione*! Cioè, no! L’ultima volta che ho visto un tale degrado di un simbolo così autorevole della vecchia scuola è stato quando…

E non credo sia un caso:

Immagine* cioè, oltre l’alcool, ovviamente: che, sempre a voler citare quanto dicono medici e tossicologi, è una droga, non certo migliore delle altre: anzi, forse è un po’ peggio, visto che sono in pochi aconsiderarlo appunto una droga. Quindi, caro Giovanardi, sì:  una canna è esattamente come un bicchiere di Lambrusco.

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