Commedia in ventidue battute

-Cosa?

-L’hanno trovato, Direttore. Finalmente il colpevole ha un volto! Oh, non è fantastico?

-No che non lo è, imbecille.

-Ma… Direttore! Non è felice che ci sia un assassino in meno a piede libero, un pericolo in meno per i suoi figli quando li porta fuori a giocare, un potenziale criminale che viene finalmente sottratto alla società civile per scontare la giusta punizione?

-A parte il fatto che non ho figli e che viviamo a seicento chilometri dal posto in cui stava quella ragazzina… e comunque, oh sì, che bello, che mondo sano che è questo, oggi, penso che adesso mi siederò qui e mi limiterò ad essere felice! E, sai che ti dico? Lo sarò fino a quando non mi troverò nella dolorosa situazione di dover licenziare qualcuno dei miei giornalisti perché non vendiamo più neanche una misera copia. Quel giorno credo che mi ricorderò di questa conversazione.

-Temo di non capire.

-Ed io te lo spiego, imbecille. Hai presente cosa significa che c’è un colpevole?

-Be’, che ci sarà  un processo…

-Meno male, vedo che almeno qualcosa l’hai imparato: c’è un colpevole, quindi ci sarà un processo. Ma non è questo che volevo dire.

-E cosa allora?

-Che, caro mio, hai presente quella medium che ti ho fatto chiamare l’altro giorno per una bella intervista? Be’, puoi anche disdire. Cosa cazzo ce ne facciamo di supposizioni, indagini del DNA e ricorso al paranormale, adesso che abbiamo un mostro da sbattere in prima pagina? No, spiegamelo tu.

-Niente?

-Bravo!

-Però…

-Però?

-Però, Direttore, se c’è un mostro da sbattere in prima pagina… per un paio di giorni l’abbiamo riempito, il giornale!

-Appunto! Per un paio di giorni! E dopo? Il mostro ci priva del nostro migliore amico: il “si torna a parlare di”. Non si può tornare a parlare di un bel niente, quando il cattivone che ha sgozzato la ragazzina c’ha nome, cognome e data di nascita. Al più del processo.

-Ma lo disse lei (prove, NdA) che, anche col processo…

-Bah, siamo sempre lì. Tra l’altro le cronache giudiziarie interessano sempre meno, in Italia. Cioè, dopo il caso Ruby è come mettere Dickens contro Liala.

-Certo, Direttore.

-Certo Direttore un cazzo. Continuiamo a non sapere come mandare avanti la baracca.

(lo squillo di un telefono li salva da un imbarazzante silenzio. Il caporedattore fa per scusarsi, poi, interessato risponde)

-Sì? Sto col… Cosa? Davvero? Ha ammazzato tutta la famiglia? Sì, è terribile… (un sorriso ebete gli riga il visto)

 

col nome di commedia era usanza definire un genere letterario che, da un inizio difficoltoso per il protagonista, si conclude con un lieto fine

da Wikipedia

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