Devil e la saga di pretesto – 2 – Il cliente ha sempre ragione (2 di 4)

La prima puntata.

Mentre rientrava dalla finestra, due domande lo assalirono di sorpresa, alle spalle, come il più infame degli avversari. La prima fu: chissà se a qualcuno è mai venuto il capriccio di farmi sbagliare casa. Attenzione, solo per voi stasera, ecco Devil, l’uomo senza paura, che, ops!, finisce nel bagno di una sformata cinquantenne che si fa il bagno! Riuscirà il supereroe (che, per chi non lo sapesse, è non vedente! Risate!) a sfuggire alle ire della signora, convinta o forse speranzosa, che egli sia quel misterioso maniaco che la spia da ormai cinque anni, tre mesi, due settimane e quattro giorni, ed al lancio degli oggetti più comici che si siano mai visti in un bagno ed in un albo a fumetti? Scopritelo, in questo numero speciale!

Ripensò alle umiliazioni che aveva dovuto sopportare in tanti anni di esistenza. Non gli pareva si fosse mai arrivati a tanto, pur essendoci andati tante volte pericolosamente vicini. Ringraziò Pretesto, da tempo suo unico Dio, per questo E perché quello che sentiva sotto la mano era, di nuovo, il suo comodino.

Non dovrei provare nostalgia, vero?, era la seconda. E no, non dovrei, la banale risposta. Nel resto del dialogo, consumato da almeno sei mesi di ripetizioni, comparivano Batlin’ Joe, Karen Page ed il cazzo di casino che era capitato l’ultima volta che qualcuno aveva capito chi c’era dietro quella maschera (che, per fortuna, ai piani alti avevano fatto disegnare a qualcuno capace, che altrimenti l’avrebbe portato letteralmente scritto in faccia, che era cieco), e Matt evitò di avviarlo, per non dover ammettere che perfino di quel cazzo di casino aveva nostalgia, e delle pallottole da estrarre dal braccio alla bell’e meglio, e dei calci in faccia, e…

Se non altro, erano situazioni da cui, in un modo o nell’altro, sapeva come uscire. Da queste, invece… dove andarlo a cercare, quel ladruncolo? Che doveva fare, sollevare da terra uno ad uno i soliti sospetti, sbatterli contro un muro, avvicinarsi tanto da poter far loro pensare che voleva mangiarseli, e poi domandare: “Sei tu che l’altra notte sei stato da Hood?”. Avrebbe fatto un gran casino e si sarebbe divertito non poco. Ma qualcosa gli diceva che al deputato sarebbe venuto un colpo. Forse, i suoi informatori…

Oh, porca troia!, quasi urlò, mentre si sfilava la casacca del costume, la lanciava e la sentiva atterrare da qualche parte vicino al letto (sì, fu un porca troia molto lungo o, meglio, ripetuto parecchie volte). Di lavoro d’ufficio gliene bastava già uno e, Cristo, odiava troppo Cox per dargli la soddisfazione di correre dietro alle sue missioni come un cane affamato e sbavante dietro un osso di gomma.

Qualsiasi piano illuminante la sua mente si fosse sforzata di partorire per venire fuori da quell’impiccio, avrebbe potuto attendere fino all’indomani mattina. O, almeno, fino a che non si fosse lavato (cosa di cui sentiva il bisogno pur non avendone bisogno, non so se capite).

Fu quando si era convinto che quella notte non avrebbe potuto rovinargliela neppure un’inondazione, e si stava avviando verso la doccia fischiettando, con malcelata soddisfazione, I shot the sheriff, che suonò il telefono. Alzò la cornetta e qualcuno gli disse che Coleen era morta.

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