“Non voglio andare a scuola, oggi!”

Cominciamo con l’affermare un dato di fatto: a nessun bambino piace andare a scuola. Anche quelli bravi, anche quelli che tutti adorano, anche quelli che raccolgono bacini e caramelle come Berlusconi voti ai bei tempi: tutti, indistintamente, preferirebbero andare a farsi una partita a pallone, o stare a casa a giocare con le macchinine, le Barbie, la playstation o i pupazzini di Peppa Pig.

Forse (forse) esistono delle eccezioni; ma ben presto questi bambini si rendono conto che nessuno (né gli altri bambini, né men che meno gli adulti) si aspetta che dicano a voce alta: “Sì, mi piace andare a scuola”, e finiscono così per entrare nell’ampio numero dei “La scuola fa schifo”*. Prima si limitano a dirlo; poi,compagni di classe bastardi ed insegnanti incompetenti fanno il resto.

Ci sono genitori, lì tra voi? Bene, alzi la mano chi non si è mai trovato a dover fronteggiare l’emergenza del “non voglio andare a scuola oggi” (voglio restare a casa a fare i biscotti con te, cit.). Come avete risolto la cosa? Ragionamento? Minacce? Promesse?

L’ultima ipotesi è quella che mi interessa di più: perché a volte non c’è “dai, devi farlo per il tuo bene” o evocazione di tremendi castighi che tengano, e bisogna scendere a patti. Voi cosa promettete ai vostri figli, quando non vogliono andare a scuola? Un gioco nuovo? Un’extra sulla paghetta? Farli stare alzati fino a tardi? Fargli vedere quel film dell’orrore di cui tutti parlano e che secondo voi sono ancora troppo piccoli per vedere? Mandarli al campetto a giocare con gli amici?

Tutte ipotesi verosimili; presumo che, invece, nessuno tenti di convincere i propri figli a varcare le porte di un’aula dietro le quali li attendono alunni futuri criminali e maestre sadiche con un “vai a scuola, che stasera ti faccio lavare i piatti”, oppure con un “vai a scuola, ti prometto che stasera potrai stare alzato fino a tardi. A fare i compiti”. Ve la immaginate la faccia che farebbe un bambino, di fronti a tali, mirabili concessioni?

Io sì. E mi sorprende che non è la stessa faccia che sia comparsa un po’ ovunque, in giro per l’Italia, quando Renzi ha comunicato giulivo che, sì, d’accordo, dovremo fare delle riforme strutturali. Ma… ma l’Europa ci darà dei soldi? No, molto, molto meglio! Pensate: dovremo fare delle riforme strutturali, licenziare persone, cancellare il welfare, acuire ancora di più il divario tra elite miliardarie e popolino morto di fame… ma avremo flessibilità sul deficit!

*lo ammetto: ho letto questa considerazione da qualche parte per la rete. Nell’improbabile eventualità che la blogger che l’ha scritto mi legga, si faccia viva ed inserirò un link.

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