Peter Norman (Transmedialità)

Ci sono storie che vorresti raccontare tu: ma non puoi, perché c’è già chi l’ha fatto, e con una tale bravura che anche se ci mettessi tutto l’impegno, il mestiere, il talento che hai (se ne hai), non riusciresti a raggiungere quel livello nemmeno in un milione di anni. Forse in due, ma neanche è sicuro.

La storia di Peter Norman è una di queste: australiano, bianco, medaglia d’argento nei duecento metri piani a Città del Messico ’68, Norman era il “terzo incomodo” tra Tommie Smith e John Carlos, i due afroamericani che festeggiarono rispettivamente la medaglia d’oro e di bronzo salendo sul podio coi piedi scalzi ed alzando il pugno, chiuso e guantato di nero, contro l’inno americano che risuonava nello stadio di Città del Messico. Norman… oh, ma perché, nonostante le premesse, ve la sto raccontando. Ecco qui l’ottima narrazione dei Wu Ming Contingent.

Norman mi piace: è inutile negarlo. Mi piace proprio perché è (o, per meglio dire, sarebbe) “quello che non c’entra”, quello “normale” che potrebbe tranquillamente voltarsi dall’altra parte, fare finta di niente, che lui sta bene, è bianco, ricco e quasi campione olimpico, ed ha fermato il cronometro su un tempo (20.06) destinato a resistere a lungo… fino ai giorni nostri, a sentire la Wiki in lingua inglese.

Ed invece no, decide di prendere posizione. Ed è una decisione che paga cara.

Come omaggiare un personaggio così? Io ho pensato di farlo in modo transmediale: ossia, realizzando quella che gli stessi Wu Ming chiamano “opera derivata”, nel contesto di una più ampia “transmedialità”: l’opera originale crea un mondo che poi altre persone espandono (sul concetto di transmedialità mi è stato risposto qui). Il mio contributo è questo, che spero sarà apprezzato e da voi, e da chi mi ha fatto conoscere questa storia agrodolce (posto, ovviamente, che vengano a sapere di questa storia… cosa di cui dubito fortemente).

Peter NormanLa cosa, lo ammetto, mi ha un po’ preso la mano: e Bioscop è un disco talmente bello che qualunque canzone si presterebbe ad un’operazione del genere. I prossimi a cui vorrei dedicare un'”opera” (è chiaro che uso il termine totalmente a sproposito) sono Peter Kolosimo ed Ho Chi Minh. State connessi.

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