Adesso dobbiamo parlare di Mauro

– Bene, quanti favorevoli? Quanti contrari? Astenuti? Allora è deciso: in cultura mettiamo questa nuova teoria sulla morte di Marylin. Il medium, la seduta spiritica, il gruppo di fan incalliti che decide che la loro eroina “non è più lei”… mi piace, c’è tutto quello che serve ad una buona storia. E con questo è tutto, giusto? Possiamo andare?

-Ehm, in realtà…

-In realtà?

-In realtà, c’è ancora una cosa.

-E cioè?

-Mauro.

-Mauro chi?

Mauro Inzoli.

(sulla difensiva) Mai sentito nominare.

-Avanti, Direttore, non siamo ad Annozero, non deve giustificarsi con noi.

-Non devo giustificarmi proprio con nessuno!

-Be’, qualcuno comincia a chiederglielo… o, quanto meno, di spiegare le ragioni di questo silenzio.

-Non possiamo spiegarle, le ragioni di questo silenzio. E lo sai anche tu. Gli Estr….

-Lo so lo so, non c’è bisogno di ripetere quella storia. (si guarda intorno furtivo, poi) Tuttavia, proprio per questo, dobbiamo scriverne qualcosa. Anche un articolo in quint’ultima pagina, sei righe a corpo nove. Ma ormai ci tocca: è un caso

-Uff, un caso troppo grosso: non c’è proprio niente, di grosso. Un prete, forse pedofilo, che ricordiamo che in Italia c’è la presunzione di innocenza…

-Per tutti tranne che per i pedofili, mi pare che fosse la nostra linea…

-Nessuno ha chiesto il tuo parere.

-Forse, ma il problema esiste. I lettori si chiederanno perché abbiamo sbattuto il mostro in prima pagina su esili basi legate al suo DNA, e qui, che la condanna è stata addirittura comminata…

-Comminata da uno stato estero in cui vige la teocrazia. Ce lo stiamo dimenticando?

-Quello stato estero in cui vige la teocrazia è il Vaticano!

-Dettagli!

-E no che non sono dettagli! Qua c’è uno che è stato condannato dallo stesso papa che incensiamo un giorno sì e l’altro pure, non possiamo…

-Non è stato il Papa a condannarlo. Non personalmente. Non confondiamo le cose.

-E d’accordo, non confondiamo le cose, ma il problema resta: che diavolo facciamo? Che scusa abbiamo, per non parlarne?

-Io…

-Direttore!

-Porca troia, ho detto e ripetuto mille volte che non voglio essere disturbato durante le riunioni di redazione!

-Sì, ma… ecco, la notizia pensavo dovesse esserle comunicata. Secondo me deve andare nel giornale di domani.

-Certo, adesso pure le mosche hanno la tosse…

-No, mi ascolti! Il Presidente del Consiglio… ecco, ha dichiarato che a lui non frega niente se i giornali chiudono!

Scese il silenzio; tutti si guardarono. Infine, il Direttore, sorridendo a trentadue denti, disse:

-Abbiamo trovato la nostra scusa.

Nell’articolo che ha dedicato alla faccenda, il collettivo Wu Ming si chiedeva come avrebbero potuto continuare i media a giustificare l'”assordante silenzio” sul caso Inzoli. Questa è la mia risposta.

 

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