Voi me la firmereste?

Ultimamente, per qualche motivo, pare che io abbia voglia di lanciare petizioni.

L’ho fatto nel post che precede questo: ma lì era una provocazione, anche un poco forzata, un modo per dare una svegliata a tutte quelle persone che continuano a ritenere che ci siano “crimini di serie A” e “crimini di serie B” o, sarebbe meglio dire, “criminali di serie A”, da punire con pena di morte dopo lunghi anni di torture o, nel caso di personaggi particolarmente illuminati, con lavori forzati “per la collettività” (tradotto: non ho voglia di pulire il mio giardino, mandateci un carcerato così non lo devo pagare), e “criminali di serie B”, che sono scusabili perché questo e quello, mica erano ubriachi e drogati, loro, lo hanno fatto nel pieno possesso delle loro facoltà, e quindi devono averlo fatto per difenderci contro qualche criminale di serie A, che loro per noi ci lavorano già, anche quando stanno su una barca privata che niente ha a che fare con lo stato italiano!

Qui, invece, le cose sono diverse: questa petizione io la lancerei per davvero, se solo avessi tempo di starci dietro come merita. Ma questo tempo non ce l’ho: la mia tesi di laurea è in corso d’opera, e soprattutto c’è la scandenza del concorso “In viso veritas” che incombe (definizione: priorità…). E poi non credo di essere portato per fare il “capopopolo”, e non vorrei limitarmi a del banale “attivismo da tastiera”, a qualcosa del tipo: “butto giù due righe di accorato appello, pubblico su un sito di petizioni on line a caso, faccio un po’ di pubblicità tra i miei amici e chiedo che diffondano sui social network, e poi me ne stracciafrego altamente, che tanto si sa che queste cose si fanno per beccare figa”, e l’argomento è troppo importante, per essere trattato così.

È solo di due giorni fa, la notizia di un nuovo arresto (per corruzione, stavolta) nell’ambito di un’inchiesta che sta coinvolgendo praticamente chiunque abbia messo le mani nel progetto EXPO (la cui natura è stata ottimamente riassunta dal solito, ottimo Wu Ming qui. Scusate se li cito sempre, ma è impossibile non condividere quanto dicono); è solo di ieri, invece, quella del sequestro dei beni di Stefano Balducci, ex provveditore alle opere pubbliche di Roma e “nome grosso” di quella “cricca” che tra la fine del decennio scorso e l’inizio del presente si accaparrò tutta una serie di appalti pubblici (quindi, per usare un’espressione abusata, “pagati coi nostri soldi”) che fecero finire nelle loro tasche fiumi di denaro. Appalti che riguardavano il G8 della Maddalena, la ricostruzione de L’Aquila (che, si diceva un anno fa, procede spedita) e tanti altri collegati a quelli che vengono definiti “grandi eventi” o “grandi opere”.

Risulta quindi ormai chiaro: queste “grandi cose” attirano criminalità. E non solo nella forma della criminalità organizzata, che pure è presente e opera, oltre che a L’Aquila, anche in altri contesti (per esempio, nella TAV Torino-Lione), ma anche nella forma della criminalità economica e finanziaria sostenuta dai tanti Balducci da cui è formato il capitalismo italiano (e non solo).

Sappiamo che i governi di qualunque colore che si sono succeduti alla guida dell’Italia sono sempre stati sensibili al tema della criminalità; tanto per fare un esempio, quando la criminalità negli stadi iniziò a dilagare, si parlò addirittura di chiuderli e sospendere il campionato, prima di arrivare a più miti consigli, forse per evitare che il presidente del consiglio allora in causa avesse a soffrire della cosa, essendo presidente anche  di una squadra di calcio. Tuttavia, come sempre, si comprese che la cosa migliore era attuare misure repressive da Cile di Pinochet, che infatti non tardarono ad arrivare.

Ebbene, io credo che alla luce di ciò sia legittimo chiedere una moratoria sulle “grandi opere” e sui “grandi eventi”: per i prossimi vent’anni, in Italia, non se ne potranno più fare, di nessun genere. Basta EXPO, basta TAV, basta autostrade che deturpano i paesaggi senza offrire nulla di più di quello che offrono i già fin troppo numerosi nastri di asfalto che attraversano il nostro territorio, basta abbattere alberi per tirare su piste da sci, basta costruire sontuose regge (mai utilizzate) per dare accoglienza al famelico Occidente che va a guardarsi l’ombelico pretendendo di star risolvendo i problemi del mondo (tanto gli occidentali li risolvono sempre nel modo sbagliato). Tutti quei soldi (pubblici) che dovevano essere investiti in queste opere, vengano invece destinati alla messa in sicurezza del territorio, alla preservazione del patrimonio artistico, alla tutela dei servizi per i cittadini: tutte cose che si dimostrano ogni giorno più fragili. Che razza di paese è, io mi chiedo, uno in cui si vuole costruire un ferrovia ad alta velocità che non produrrà nessun reale beneficio al traffico ferroviario, mentre i treni che portano ogni giorno centinaia, migliaia di passeggeri sono fermi ai tempi di Cavour? Che razza di paese è uno in cui si cementifica una baia in un’isola splendida come la Maddalena, e poi si teme che una grandinata faccia danni agli Uffizi? Che razza di paese è uno in cui praticamente ogni fiume (e non ne abbiamo pochi) rischia di provocare una strage ad ogni acquazzone, ed intanto per un’esposizione universale che dovrebbe, in teoria, occuparsi di ambiente si abbattono alberi e si prosciugano corsi d’acqua? Un paese demenziale, ecco che paese è. Un paese in cui si arriva sempre dopo, costruendo un “grande evento” che, oltre a portare qualche miliardo di euro in tasca ai soliti noti (e chi se ne frega se poi li scoprono, se possono permettersi di stare agli arresti domiciliari così), serve solo ad aumentare il rischio di nuove tragedie.

Questa è la mia richiesta. Voi me la firmereste?

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