Prologo ad una grande saga

Illuminato dall’idea, lo scrittore schioccò le dita.  Allora, la voce parlò.

“Hai ragione, è davvero una grande idea!” disse, e poi basta. Lo scrittore stava per rispondergli, stimolato nell’amor proprio: ma poi si rese conto che erano mesi che nessuno metteva piede in quella stanza lurida e piena di bottiglie vuote, e di certo non l’avrebbe mai fatto uno con quella cazzo di bella voce.

Si voltò. Non lo vide, ma avvertì il pericolo: ma non fece in tempo a mettersi in guardia e comunque non avrebbe fatto alcuna differenza. Fu un leggero buffetto e nulla più, quasi una carezza, pur se data con troppa forza: eppure, bastò per mandarlo a sbattere contro la parete scrostata, tre metri più in là di dove era seduto.

Ah, era una rissa che voleva? Va bene, l’avrebbe avuta, non era mica la prima volta! Aveva cominciato a fare a botte quando aveva quattro anni e quel prepotente di Bill Baxley voleva rubargli il pranzo, e poi non s’era più fermato. D’altronde, forse era per quello che ora stava in quella brutta situazione e…

Vedersi passare la vita davanti agli occhi. Non lo capì mica, che era quello che gli stava succedendo: era impossibile, tutta la vita a darsele con questo e quello, anche parecchio più grossi di lui, per poi essere ammazzati con uno schiaffo da uno che non aveva manco fatto in tempo a vedere in faccia. No, no, non poteva essere, e proprio allora, poi, quando una grande carriera di scrittore stava per aprirglisi davanti, che cazzo di idea che aveva avuto, stava lì seduto a smaltire una sbronza e bang!, eccola lì la grande storia, pronta finita e tutto, doveva solo sedersi a scriverla e quando l’avrebbe finita l’avrebbe mandata a qualche cazzo di grande casa editrice e quelli avrebbero fatto a gara per portarlo anche nell’ultimo buco di culo dell’America e del mondo e…

Morì con quel pensiero sulla faccia. Almeno morì sorridendo.

L’altro gli si avvicinò e contemplò quanto aveva fatto. Niente male. Era stato tempestivo e per di più aveva fatto proprio un bel lavoro pulito: il giorno dopo lo avrebbe trovato la donna delle pulizie, avrebbe chiamato la polizia, quelli si sarebbero guardati intorno ed avrebbero dato la colpa all’alcolismo cronico del noto piantagrane. Grande cosa i pregiudizi, per chi faceva il suo lavoro.

Tirò fuori il macchinario e lo applicò sul cranio del cadavere (se aspettava un altro po’ si spegnevano tutti i potenziali d’azione e buonanotte, bell’omicidio inutile che aveva fatto). Ci vollero pochi secondi e poi l’attrezzo sputò fuori il libro. Non gli aveva mica mentito, allo scrittore (non poteva, d’altronde: era per questo che parlava poco): quella era davvero una grande storia. Troppo grande per lasciarla in mano ad un imbecille come lui. Si immaginò un attimo quello che avrebbero potuto farci loro, con quella…

Scosse la testa per destarsi da quel sogno ad occhi aperti. Anche lui sorrideva, ora. Lesse le prime pagine del libro a voce alta, come per assaporarle:

Poiché molti han posto mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi tra di noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni fin da principio e divennero ministri della parola, così ho deciso anch’io di fare ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi e di scriverne per te un resoconto ordinato, illustre Teòfilo, perché ti possa rendere conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto. Al tempo di Erode, re della Giudea…

Si fermò. Lo richiuse e se lo infilò sotto il braccio. Rimuginò un attimo e trovò subito la persona giusta: credeva fermamente nell’Ispirazione ed aveva tre amici che condividevano lo stesso punto di vista. Si chiamava, come, Luca? Sì, gli sembrava di sì. Naturali propagatori di idee. Di qualunque idea.

Saltò giù dalla finestra dello scrittore e spiccò il volo. L’attimo dopo, aveva aperto le sue ali da angelo e stava sparendo verso un posto lontano, nello spazio quanto nel tempo. Nessuno aveva visto nulla.

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