Trauma (I venerdì del libro)

Lasciami entrare non è un libro brutto: non è un capolavoro, e forse non mi sentirei di consigliarlo a chiunque, come farei per altri libri. Però, ecco, una lettura se la merita, perché è… sì, ecco: è atipico. Forse non lo ricorderai come il più bel libro che tu abbia mai letto, ma ti resterà quella strana sensazione di aver letto qualcosa di diverso, quando lo chiuderai (per non riaprirlo mai più).

Se aveva paura? Diavolo, sì che ce l’aveva.

Mattia aveva detto quella frase qualche ora prima di essere arrestato: forse le due cose non c’entravano niente l’una con l’altra, e Mattia era stato arrestato perché aveva abbassato pantaloni e mutandine a Carlotta durante la lezione di educazione fisica, o per aver rigato la macchina al professor Lamella, in assoluto il più grande figlio di puttana che fosse mai stato nella loro scuola. Ma il suo arresto dimostrava che essere un ragazzino di quattordici anni non bastava, per non essere portato via in una macchina della polizia. E l’articolo 1032 del Codice Penale (Acquisto, possesso e detenzione di opere di fantasie sconsigliate) esisteva, e lo stesso l’elenco delle opere sconsigliate contenuto nel D. Lgs. 946 del novembre 2046 ed aggiornamenti. E gli aggiornamenti erano praticamente quotidiani, e la lista, per favorire la sua consultazione, restava sempre in rigoroso ordine alfabetico. Tranne, e doveva dire qualcosa, che per i primi tre titoli: Il crogiuolo, di Arthur Miller (“sollecitazione della fantasia del fruitore contro la Legge”); Fahreneit 451, di Ray Bradbury (“sollecitazione della fantasia del fruitore contro la Legge”); Trauma, di Tito Faraci e Lorenzo Pastrovicchio (non veniva riportata nessuna motivazione). Che era proprio quello che Donatello teneva in mano in quel momento.

All’inizio, aveva pensato di aver avuto culo. Quel fumetto era oggetto di fantasiosi racconti da parte di compagni di scuola che avevano cugini tanto fortunati da averne ereditata da un lontano zio di un nonno che l’aveva comprata in edicola settant’anni prima, quando ancora le edicole esistevano, una copia, che nascondeva in modi sempre più ingegnosi, ogni volta che la polizia gli piombava in casa (una volta ogni due giorni, pareva). E, quando aveva tirato fuori quella catasta di albi che qualcuno aveva accuratamente nascosto nel vano di una cantina di casa sua, ed era saltato fuori anche quello, si era sentito eccitato. Sì, eccitato. Ma ora…

Ora si rendeva conto che non era stato culo. Era stata iella. Iella nera. Perché a breve la polizia avrebbe saputo, che lui quell’albo ce l’aveva. E sarebbero venuti a prenderlo. E l’avrebbero arrestato. Ed in prigione… come avrebbero fatto, a sapere? Non importava, avrebbero saputo. Lo dimostrava Mattia. Se fosse stato furbo, avrebbe mollato armi e bagagli e se ne sarebbe tornato di sopra. Se fosse stato ancora più furbo, sarebbe andato a consegnare tutto, implorando clemenza. Se fosse stato il più furbo del mondo, avrebbe anche denunciato qualcuno dei suoi amici, per averglielo passato. Però, era capace di fare solo una cosa: continuare a leggere.

Non era ribellione. Non era fascino del proibito. Non era la bellezza della paura. Non c’era niente di bello, nella paura: iniziava a capire che Azzurra, della prima B, era bella, anche se nessuno lo pensava, ma la paura no. La paura faceva schifo, ti paralizzava, ti faceva ruttare e far sentire dolore alla pancia.

No, niente di tutto ciò. Era che… be’, all’inizio erano stati i disegni. Disegni capaci di far sembrare dei paperi viola dei minacciosi alieni. Di dargli la vertigine che si prova nello spazio. Di fargli provare, dritto in fondo allo stomaco (come se ne avesse bisogno) l’oppressione di chi vive in un pianeta-carcere. Poi, era arrivata la storia. E null’altro era importato. Neppure le sue fantasie sull’essere trascinato via in catene.

Quando la polizia arrivò davvero, era a pagina 43. Lo fecero alzare. Le manette tintinnarono. Qualcuno, come casualmente, mostrò la pistola che portava al fianco. Qualcun altro avvicinò la mano al manganello. Donatello si schiacciò sul muro. “Sei pregato di seguirci, ragazzo”, disse uno che, evidentemente era il capo. Lui non riusciva a muoversi e quello, con un’insperata nota di pietà nella voce, disse: “Dai, ragazzi, giù le armi. Metti via le manette, tu. Donatello è un bravo ragazzo, in fondo. Mica come Mattia. Lui non ci ha mai dato un problema. Facciamo che gli passiamo un fiammifero” gli venne dato “e se lui da fuoco a questa schifezza” sollevò il fumetto “siamo tutti amici come prima. Che te ne pare?”.

Sì. Era perfetto. Niente prigione. Niente arresto. Non avrebbe più toccato un libro del D. Lgs. 946 del novembre 2046 ed aggiornamenti per il resto della sua vita. Niente più paura. Prese il fumetto per un angolo, come se lo schifasse (ed un poco lo schifava davvero) e, nel farlo, l’occhio gli cadde su una tavola.

Raddrizzò la schiena. Chiuse l’albo. Guardò dritto negli occhi il capo e disse, semplicemente: “No”. E… e se volete capire perché, di fronte a questa risposta, un groppo mi stringe la gola e l’emozione mi rende impossibile andare oltre questo punto, dovete leggere Trauma, il numero dieci della serie Paperinik New Adventures (PKNA), che la Disney dedicò negli anni novanta al papero mascherato e di cui è in corso una ristampa che prende il nome di PK Giant e che raggiungerà Trauma tra qualche mese (mi sono portato avanti col lavoro). I testi sono di Tito Faraci, i disegni di Lorenzo Pastrovicchio, e, se siete fortunati quanto me, potreste trovarne anche qualche vecchia copia in qualche mercatino dell’usato.

Oh, quasi dimenticavo: questo è il mio consiglio per il Venerdì del libro.

Post scriptum

Tanto per rimanere in tema (sempre di paura e coraggio, parliamo), do diffusione a questo libro. E perdono ammenicolidipensiero, che me ne ha fatto venire a conoscenza, di essere così sciocco da non apprezzare i fumetti Disney.

4 thoughts on “Trauma (I venerdì del libro)

  1. vabbè, non ci crederai, ma questa settimana ho preso al mio pargolo dei topolini del 1983. con scritto lire 800 sopra. questo per dire che, se ora non entusiasmano me, non vorrei mai privare lui della possibilità di conoscenza.
    detto questo, e posto che alle sei di venerdì son più gnucco del solito: mica ho capito autore e titolo del libro che hai recensito 😦 (o forse manca un link?)
    p.s. grazie, come sempre, della citazione

  2. Pingback: Venerdi’ del libro: E oggi cosa facciamo? |

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