Lo zoo (plus: uso smodato del grassetto)

Si possono pensare molte cose di Beppe Severgnini, ma di una cosa bisogna dargli atto: è un genio. Un fottutissimo genio.

Cioè, pensateci: la redazione del tuo giornale ti dice che devi scrivere un bell’articolo per augurare buon anno ai lettori, i moderati, democratici, liberali lettori del Corriere della Sera. Tu, che sai che un articolo bello come quello di iome non potrai scriverlo, che quelli che cliccano su mutande, selfie, feisbuc e tutto il resto che affolla la colonna di destra sono gli unici che permettono a tutta la baracca di stare ancora in piedi (in qualche modo, degli sponsor), decidi che l’articolo in questione lo scriverai su un tema scottante, di quelli che fanno tremare l’Internet dalle fondamenta: i trentenni che non sono cresciuti e che si mettono a sparare minchiate nei commenti. Per farlo, come tutti i bravi corsivisti, parti da un argomento contingente (“La mia testata è stata costretta a chiudere i commenti per colpa vostra”), e tiri fuori una metafora innovativa, di quelle che tra qualche anno faranno il paio con la casalinga di Voghera, la macchina del fango e il tafazzismo: quella dello zoo e, più precisamente, del guardiano del medesimo.

Poco importa se il dottor Manhattan sono ANNI che usa più o meno la stessa metafora, per definire quelli che vanno a casa sua e si mettono ad usare le parole pesanti di maleducazione (tra l’altro, la cosa non gli ha mai fatto chiudere i commenti, al contrario di quello che ha fatto il Corriere, che pure, dicevamo, dovrebbe essere letto e dunque commentato solo da persone moderate, democratiche, liberali); poco importa se perfino io, che spesso, per evitare di stare zitto, ho riempito queste pagine di ciofeche allucinanti, ho rinunciato a scrivere un articolo sullo stesso tema dopo averlo annunciato; poco importa se l’articolo che alla fine viene servito ai moderati, democratici, liberali lettori è paternalista e anche sottilmente totalitario: se ne parla, si sprecano riflessioni, addirittura qualcuno si ispira ad esso per lanciare profezie sul futuro del giornalismo nell’epoca del Web 2.0. Nessuno che si spinga più in là della critica ragionata, del “sì, però”, del “Severgnini esagera, ma”, quando ad un simile esempio di buon giornalismo si dovrebbe rispondere con un semplice: “Severgnini carissimo, ha scritto una cazzata“. Ma, ecco qua!, questa è la prova che i commenti servono solo per veicolare l’odio, ed anche i blog, ed i forum, ci vuole una legge per regolare Internet, io ve l’avevo detto! Ecco dove sta il genio.

E dunque, che fare? Io penso che la soluzione migliore sia stare in silenzio ed aspettare che l’Internet dimentichi anche questo. Magari ricordandosi (e ricordando a Severgnini) che se tu ed i tuoi proprietari (cioè, voglio dire, i proprietari della testata per cui scrivi) quotidianamente, a colpi di cronaca nera, lavorate come una grossa camera di de-evoluzione, tipo quella di Super Mario Bros. (che, guarda caso, non è ricordato esattamente come un capolavoro della storia del cinema), poi non dovete lamentarvi se vi trovate a dover gestire un esercito di scimmie, licaoni, iene, parameci e chi più ne ha più ne metta.

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