Luttazzi a Place de la Nation

Non mi ricordavo di aver cominciato a seguire Aciribeci, ma sono felice che un suo articolo (questo) sia comparso sul mio Lettore al momento giusto. Perché, altrimenti, non sarei qui ad affrontare, di petto, quello che è il vero nodo della questione: ossia, quello della libertà di stampa (e di satira: da qui in poi, quando userò il primo termine, intenderò anche il secondo).

Charlie Hebdo fu uno dei giornali che ripubblicò, e questo pare sia uno dei motivi della strage, le famose vignette su Maometto del giornale danese Jyllands-Posten (quelle, per capirci, che il ministro Calderoli pensò bene di farsi stampare su una maglietta per esporle in televisione): lo fece (Charlie Hebdo, non Calderoli) perché ne condivideva il contenuto?, si chiede Aciribeci. E si risponde, credo giustamente: no, lo fece per una questione di principio, il famoso principio voltairiano secondo cui: “io non sono d’accordo con le tue idee, ma sarei disposto a morire perché tu possa esprimerle”. O, un po’ meno aulicamente: se c’è libertà di stampa, c’è libertà di stampa assoluta, e quindi hanno diritto di pubblicare anche coloro che hanno idee disdicevoli, o che io avverso. Se non altro perché, così, io ho la possibilità di contestare quelle idee e dare inizio ad una battaglia critica.

Certo, c’è anche da dire che in effetti quelle vignette non spiccavano di certo per approfondimento psicologico, o intelligenza della comicità (d’altronde, se piacevano a Calderoli…): erano vignette abbastanza dozzinali, di quelle che si vedono un po’ dovunque rivolte contro questo o quel politico, solo che lì, invece di Berlusconi o Renzi, il “bersaglio” della satira era Maometto e, più in generale, tutta la religione islamica. Molti commentatori sottolineano questo fatto, come se ciò dimostrasse che esse erano innocue; viceversa, proprio questo punto ne fa un ottimo (si fa per dire) esemplare di “satira fascistoide”.

Mi spiego: ormai sei anni or sono, Daniele Luttazzi, sull’onda di quanto accaduto nell’ambito del caso Englaro, pubblicò un interessante articolo, intitolato Mentana ad Elm Street, in cui spiegava che cosa caratterizzasse quella che chiamava, appunto, “satira fascistoide”. La satira fascistoide è una satira rivolta non già contro il potere, contro chi domina e sfrutta, ma contro gli sfruttati, gli oppressi, in una parola, le vittime, che pure tutti, a parole, dicono di voler difendere. Che poi, lo scrivesse oggi, Luttazzi forse non userebbe proprio quel termine, vittime, che comincia ad essere abusato, come spiega benissimo questo articolo di Wu Ming, straordinariamente tempestivo.

Ad ogni modo, partiamo da un dato: la satira è sempre un fatto di contesto. Risulta accettabile una battuta sugli ebrei che sono avidi? La risposta è no, naturalmente, perché, se tu la fai, stai richiamando alla memoria la figura del “perfido giudeo” che ha innervato tanta “satira proto-fascistoide”, dal Medioevo su su fino alle riviste sulla purezza della razza; ed io dubito che Benjamin Netanhyau (giustamente) avrebbe partecipato ad una marcia che commemorava dei comici uccisi da un sionista invasato per aver pubblicato delle vignette antisemite (ragionare per assurdo fa sempre bene).

E però: e se quella battuta la fa Woody Allen, che ebreo lo è? Allora, la questione assume un altro aspetto: Allen fa dell’autoironia, prende in giro se stesso ed alcuni aspetti del popolo che conosce meglio e poi, magari, lo fa anche di fronte ad un pubblico di ebrei, negli Stati Uniti, dove l’etnia ebraica è tra le più colte e preparate e, dunque, si presuma legga i giornali dove Allen scrive o frequenti i night club dove si esibisce.

Diverso è il caso di quelle famose vignette: che senso ha fare, in Europa, una satira su Maometto? Chi si pensa di far ridere? Non certo un grande numero di persone che conosce alla perfezione quell’argomento: se domani mattina Ellekappa, sulla Repubblica, pubblicasse una vignetta sulla trasformata di Fourier, che senso avrebbe? La capirebbero solo ingegneri, fisici e matematici. Una battuta così va bene per Wired, non certo per un giornale a diffusione nazionale e, si presume, target trasversale.

Ora: Jyllands-Posten è uno dei maggiori giornali della Danimarca, e viene da chiedersi se i suoi lettori non siano tutti esperti di Corano, arabisti finissimi, gente che è capace di leggerti e tradurti una sura nel tempo che tu ci metti per allacciarti le scarpe. La risposta, ovviamente, è no: in Danimarca, come in tutto il resto dell’Europa, chi sa qualcosa di Islam, con scarsissime eccezioni, lo sa perché è islamico. Ossia, nella stragrande maggioranza dei casi, immigrato.

Gli immigrati, in Danimarca come nel resto d’Europa (e del mondo) svolgono umili lavori, vivono in case fatiscenti, hanno salari da fame quando non devono chiedere l’elemosina. Se tu fai della satira sulla loro religione, non ti stai mettendo contro il potere: stai mettendo in ridicolo un gruppo di oppressi, appunto, delle persone che sono quotidianamente sfruttate per la debolezza della loro posizione e dei loro diritti o che, forse, di diritti non ne hanno alcuno, perché sono irregolari; e contemporaneamente, stai facendo il gioco di chi quelle persone le sfrutta, perché stai spargendo l’idea dell’invasione, della quinta colonna di traditori che ci alleviamo in casa concedendo loro case popolari ed assistenza sanitaria mentre loro pensano a come farci saltare tutti per aria. Stai facendo, in una parola, satira fascistoide.

E non vale l’obiezione: ed allora perché la satira contro il papa va bene? Ci sono anche poveracci che sono cattolici! Vero: ma, in Italia, il cattolicesimo è conosciuto da una gran mole di persone e, cosa non indifferente, esso rappresenta un nodo di potere ed interessi che abbiamo disimparato a vedere solo perché ci è stato messo davanti agli occhi quello specchietto per le allodole che è Josè Mario Bergoglio. D’altronde, pensate a questo: se un giornale iraniano pubblicasse una vignetta su papa Francesco, noi giudicheremmo questo un segnale di civiltà e democrazia? Non credo proprio. Viceversa: se lo stesso giornale pubblicasse una vignetta su Maometto, che idea avremmo di quel giornale? Forse, il nostro problema con i contesti è che non siamo più capaci, come stava scritto in quel gran bel libro che è “Il buio oltre la siepe”, di infilarci i vestiti di un altro ed andare a farci un giro.

Ciò significa che è giusto che chi si sente offeso da quelle vignette vada nella redazione del giornale che le ha pubblicate a sparare a dei poveri ottantenni indifesi? No, naturalmente, ed in un mondo più giusto io questo inciso non avrei dovuto neppure farlo. Ma significa che bisogna guardare con sospetto alle varie, entusiastiche adesioni governative alla “marcia contro il terrorismo” che si è svolta ieri a Parigi: Hollande, Merkel, Renzi, il già citato Netanhyau, tutti lì, in prima fila, a dimostrare che loro sono per i nostri valori, per la libertà di stampa, perché ognuno rida di ciò che ritiene opportuno. Se sono musulmani da additare come nemici del popolo, però, meglio.

P.S.: datosi che questo sarà, probabilmente, l’ultimo post che dedicherò a questa brutta, brutta faccenda, ci tengo a fare un appunto. In American Gods di Neil Gaiman (qui se vuoi sapere cosa ne penso) c’è questo bello scambio di battute:

“Come facciamo ad essere sicuri che non è stata la CIA ad uccidere Kennedy?”

“Come?”

“Be’, è morto, no?”

A Parigi sono morte sedici persone. Piantatela di dire stronzate, grazie.

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23 thoughts on “Luttazzi a Place de la Nation

  1. Posto che in ogni caso nessuno ha diritto ad uccidere nessuno, ed è ovvio ed evidente, sono sostanzialmente d’accordo con te. E, aggiungo, quelle vignette su Maometto non facevano ridere. Come non facevano ridere quelle su Dio. E guarda che non lo dico con afflato cattolico (che giassai, credo). Non facevano ridere e basta.

  2. Senti, a me non sembra che si rida delle vittime né degli oppressi, ma:

    1 della pura stupidità religiosa
    (ricordo una volta in francia un amico marocchino, ingegnere informatico e musulmano osservante solo per il maiale e il machismo, mi disse che il Corano era incredibilmente scientifico perché da qualche parte si parla di due correnti calda fredda che si uniscono, e questo hanno scoperto solo oggi che succede a gibilterra blablabla wow… Cazzo se gli ho riso in faccia! Mohammed the holy plumber!)

    2 della violenza
    (ecco, quel mio amico se la prese un pochino, ma vidi che non era arrabbiato ma mortificato: non era più divertente, gli chiesi scusa, e dopo la prima bottiglia perdonò – Bacco, ecco chi merita rispetto. Se però mi avesse minacciato di morte, avrei comprato un corano e lo avrei usato come carta da culo. Islamofobia? Si, nel senso etimologico di paura della sottomissione. Avrei fatto lo stesso con un integralista cattolico e la bibbia? Si. Ego me absolvo.)

    3 dei divieti del clero
    (non capite le vignette su maometto perché nessuno vi ha mai urlato contro che è vietato farle! la trinità che si incula risponde allo stesso bisogno, la vorrei in italia: mi vieti di farlo? beh, allora lo faccio. Fosse solo per provare a me stesso che il mio unico vero spazio di libertà, quello che ho fra le orecchie, non me lo tocca nessuno.)

    P.S. Ovviamente sono d’accordo con la descrizione della fotogenica marcetta blindata degli ipocriti. Si poteva parlare di loro da subito, invece di accusare delle vignette di essere “fascistoidi”. Accusa peraltro impostata… come?! Se mi fai un’analisi del contesto non sei proprio uno sprovveduto… ma allora mi dici dove sta il testo, ovvero disegno? Luttazzi stesso invitava (nonostante sia lapalissiano) a diffidare di rielaborazioni giornalistiche delle battute. Qui mancano proprio. Hai una vignetta che offende i musulmani *proprio in quanto* poveri e sfruttati? Secondo me no, ma smentiscimi pure.

    • No, perdonami, ma quelle vignette non prendevano di mira la violenza o i precetti degli imam radicali: prendevano di mira proprio l’Islam in quanto religione, ed i suoi cultori, chiunque essi fossero. E datosi che sono vignette pubblicate in Europa, da un giornale europeo (ed il fatto che non le abbia linkate non significa che non le abbia viste, ora o allora): ed è per questo che io le considero fascistoidi. Fossero state pubblicate in Iran, per degli iraniani, sarebbe stato diverso. Ma in questo CONTESTO (che non ritengo importante, ma FONDAMENTALE) io non penso che non servono a nulla, se non a dipingere tutti gli islamici (soprattutto quelli che ci tirano su la casa a basso costo) come potenziali terroristi, per tenerli nel loro stato di “inferiorità”.

      P.S.: smentirti su un’opinione? E perché dovrei? Ad ogni modo, piacere e benvenuto.

      • Bentrovato. Non mi sono spiegato: non voglio che tu smentisca la mia opinione sulla satira di CH che ho visto solo da internet.

        Voglio vedere le vignette che tu accusi essere fascistoidi. Magari mi sono sfuggite, magari hai ragione… ma di sicuro, una persona con un ditino alzato come avatar saprà bene che l’analisi del contesto senza il testo non ha proprio senso logico. Ci siamo su questo?

        A meno che…

        A meno che tu davvero intenda che la satira sull’Islam fatta in Europa è *sempre* fascistoide!
        “…in quanto religione, ed i suoi cultori, chiunque essi fossero. E datosi che sono vignette pubblicate in Europa, da un giornale europeo (…): ed è per questo che io le considero fascistoidi”

        Coooosa? Cioè non posso ridere di uno che crede sacra la prima cazzata del primo profeta che passa? Vedi, quella che tu chiami “religione Islam in quanto tale” è sempre la solita cazzata, angeli, divinità, miracoli e tutto. Io la chiamo, al punto 1, stupidità religiosa. Non posso prenderla in giro perché sono occidentale?
        Ma…???

      • E, dimenticavo: non saranno dei giochetti retorici a farmi pubblicare qui quelle vignette. Perché io posso anche accettare che qualcuno pubblichi delle cose disdicevoli, o che io non condivido (perfino il Mein Kampf); ma nessuno può obbligarmi (che sarebbe un fondamentalismo anche questo) a metterle in bella vista sulla mensola del caminetto. Tra l’altro manco ce l’ho, un caminetto.

      • sembra che Gaberricci abbia letto un articolo, da qualche parte, che potrebbe averlo ispirato..
        comunque, a parte la paternità delle riflessioni, scrivo per rispondere a rapa:
        ” Islamofobia? Si, nel senso etimologico di paura della sottomissione”
        questa tua frase rende chiaro da che parte provieni: pensi che “Islam” sia immediatamente traducibile con il termine corrente italiano “sottomissione”. fai quindi parte di quella ampissima schiera di persone il cui pensiero è stato influenzato dal movimento xenofobo post 11 settembre: t. van gogh, wilders, hitchens. Atei militanti che odiano tutte le religioni, certo, ma… l’Islam è la peggiore. Da sinistra, gente come Luttazzi, Maher e Zizek la pensano come te, quindi sei in buona compagnia. A destra, a farvi compagnia, puoi trovare Christian Rocca, la salma di Oriana Fallaci e Breivik.

        poi, tu dici:
        ” Hai una vignetta che offende i musulmani *proprio in quanto* poveri e sfruttati? Secondo me no, ma smentiscimi pure.”

        eccoti una vignetta orripilante pubblicata in prima pagina da Charlie Hebdo

        http://ilfiumeoreto.wordpress.com/2015/01/13/si-deve-fare-satira-sui-musulmani-un-tentativo-di-cambiare-sguardo/

        qui i musulman non vengono offesi “in quanto poveri e sfruttati” (per rispondere al tuo trucchetto retorico) si fa addirittura di peggio: si offendono le vittime (a cadavere ancora caldo!) del golpe egiziano guidato dai generali di al-Sisi. Qui si va oltre la satira fascistoide, forse addirittura oltre la reificazione di Maometto. Si tratta di derisione delle vittime uccise da un potere golpista poche ore prima.
        Con questo NON giustifichiamo affatto la strage di Parigi: terrorismo puro, mafia stragista della peggior specie.
        Ma non siamo talmente fessi da cascare nel discorso intollerante di cui tu ti fai portatore, cioè che “Disegnare maometto è una questione di Libertà, Valore Europeo Fondamentale della nostra Civilità Libera”.
        No grazie, noi i Valori li lasciamo alla destra, quindi a gente come rapa

      • Ti ringrazio per il sostegno, e bentrovato anche a te.

        Dopodiché, rapa, io NON dico che non si può ridere in assoluto sull’Islam in Europa: sull’Islam in Europa si può ridere, così come si può ridere di cristianesimo, buddismo, induismo e forse addirittura di ateismo (sì, lo so, ti sembrerà incredibile ma può accadere). Ma, come dice giustamente ilfiume, c’è modo e modo di farlo. Se tu rappresenti il fondatore della religione di una minoranza con una bomba in testa, tu non stai dicendo che c’è qualcosa di assurdo in quella religione (come c’è in tutte le religioni… ivi compreso l’ateismo militante e fanatico): stai dicendo che tutti i musulmani discendono spiritualmente da un assassino (come se i cristiani non discendessero anche da Costantino, per altro…) e che, quindi, sono tutti potenziali assassini. Questo alimenta una spirale di intolleranza, che viene portata avanti col grido: “Questi vogliono ammazzarci e noi gli diamo l’assistenza sanitaria!”, come ho scritto nell’articolo. Così è più chiaro? Ho fugato i tuoi dubbi sulla mia buona fede e sul fatto che trovo schifoso sparare a chicchesia, perfino a dei musulmani, sì?

  3. Finalmente qualcuno mette un testo in questo contesto! Bene, ora si può discutere in modo serio (almeno con il padrone di casa, non certo con chi accusa di retorica e poi paragona a breivik… vergogna)
    Sarai contento caro gaberricci di sentirti dare ragione. La vignetta linkata sopra è fascistoide.
    Perché?
    -Non perché dice che il corano è una merda: un libro “sacro” che minaccia l’inferno se scopi è già una merda, uno che promette la morte fisica… è al livello di antico testamento, e ho detto tutto.
    -Non perché ritrae una vittima. Facciamo un ragionamento per assurdo: dopo la strage di breivik, un vignettista iraniano disegna un norvegese crivellato, didascalia “i capelli biondi non fermano le pallottole”. Sarebbe ovvio che quella satira starebbe attaccando in realtà il “falso senso di sicurezza” dei norvegesi che pensavano “il razzismo non ci minaccia”.
    -Ma perché l’unione di questi due argomenti, in quel contesto (che ora ha senso) infila surrettiziamente una sorta di “ben vi sta” contro la vittima! Satira fascistoide pura.

    Una volta accertato che in CH c’è stata almeno una vignetta fascistoide, possiamo parlare serenamente della luna invece che del dito? Ovvero: è fascistoide OGNI satira dell’Islam fatta in Europa? No, cento volte no!
    Il personaggio sopra dice che la semplice “reificazione” di Maometto lo è; per lui insomma dobbiamo considerarlo “irreale”, un essere “spirituale”, insomma dobbiamo accettare che sia stato un vero profeta attualmente sepolto fra terra e cielo (bella metafora dello strabismo di questa e altre religioni).
    Il padrone di casa è più clemente: il problema sta nel disegnarlo con una bomba in testa, perché così “i musulmani discendono spiritualmente da un assassino”.
    A me sembrano inaccettabili entrambe le posizioni.
    Perché Maometto è un personaggio storico, e non certo una personcina inerme, anzi: era un mercante fanatico che vedeva gli angeli e usava questo misticismo per un obiettivo concreto, terreno, guerrafondaio, imperialista! (Lasciamo perdere che sposava le bambine: lo faceva pure s.giuseppe, ma almeno lui posso insultarlo -secondo voi)
    Diciamocela tutta: se oggi maometto vivesse oggi, probabilmente sarebbe il capo dell’isis! E tu puoi davvero sostenere che questo figuro non si può raffigurare per come era, né insultare… perché archetipo dl musulmano?
    A me QUESTA TUA INTERPRETAZIONE sembra controproducente e insultante verso tutti i musulmani… perché la maggioranza di loro vuole sì bene a maometto, ma crede in una religione di pace che ha fatto un percorso storico tortuoso e secolare ma ben definito per ripudiare la violenza (fisica almeno).
    Ed eccoci al cuore del problema. La religione, quando prende il potere, è sempre violenta e intollerante. Vale per il cristianesimo di papino francesco (che già minaccia pugni, lui che è tanto carino…) come per il buddismo come per l’islam. In quel caso è un DOVERE contrastarla. Quando invece è un fatto privato, fateci caso: nessuno sente il bisogno di prenderla in giro; al massimo li si considera dei poveretti come quelli che credono agli elfi. Chi prende in giro i buddisti? Eppure anche loro avevano le loro belle magagne. Poi, quando hanno perso lo stato, sono diventati il massimo del pacifismo. Teniamoci stretta la nostra parzialissima libertà (non Libertà senza parole, caro fiume, libertà di ESPRESSIONE, quella che protegge anche i tuoi insulti), e ognuno avrà le proprie vignette senza uccidere nessuno.

    • A scanso di equivoci: preciso che so benissimo che c’è chi “difende” la satira solo per dar addosso agli immigrati. Ma confondere Charlie Hebdo con la Le Pen è davvero senza senso. Ho fugato i dubbi sulla mia buona fede, si?

    • “La religione, quando prende il potere, è sempre violenta e intollerante.”

      Bravo, hai centrato il cuore del problema: quando prende il potere. In Europa, l’Islam il potere non ce l’ha, e quindi prendersela con l’Islam (anzi, piuttosto con chi crede nell’Islam: che è diverso, dal prendersela con l’assurdo che c’è nell’Islam) non è prendersela col potere, ma piuttosto con un gruppo di persone che sono sfruttate e tenute in uno stato di inferiorità. E quelle vignette non migliorano il loro stato: anzi, lo peggiorano. E qui torniamo alle considerazioni esposte nell’articolo.

      Per il resto, il figuro cui ti riferisci ha un nome, e sei pregato di chiamarlo così. Un po’ di buona creanza!

      • La buona creanza la perdo all’istante se qualcuno dice che sono in compagnia di breivik. Ma stiamo scherzando? Se io dicessi che tu sei in compagnia degli assassini, mi pubblicheresti? Non credo, e faresti bene, perché starei dicendo stronzate. Vuoi tollerarlo? Fallo, ma non pretendere che lo rispetti.

        Tornando alle cose importanti: tu dici che il potere, in Europa, l’Islam non ce l’ha. Ed è vero: ma ce l’ha in molti altri stati, con poco lodevoli risultati. Inoltre, come già il cattolicesimo romano fino al secolo scorso (eppure ancora oggi “dove trovamo un buco se ‘nfilamo” cit.Guzzanti), l’islam della sharia (quello preso in giro da CH, con l’eccezione delle vignette fascistoidi che occorre condannare) pretende il potere TEMPORALE in tutta l’area considerata di sua competenza “storica”. Inclusa parte dell’Europa. Anzi, secondo certe interpretazioni *ogni musulmano* deve farsi strumento e soggetto della legge coranica. Concorderai che sono ragioni, in via di principio, più che sufficienti per satireggiarli.

        Se poi vuoi spostare il discorso sulle ragioni di “opportunità”, c’è molto da riflettere. Ma certamente non puoi censurare tutti i calderoli del mondo, e sai (perché se nomini Luttazzi lo sai) che proprio usando questa scusa saranno sempre loro, i detentori del potere, i “giudici supremi dell’opportunità”.
        Quindi… era opportuno questo post?
        Boh! Non giudico. Ma meglio sarebbe se ognuno imparasse a tollerare di più, specialmente quando non si offendono le persone ma solo i loro pregiudizi.

        P.s. Ma il fatto di accomunare tutti i musulmani a Maometto, uomo dalle note “debolezze” storiche e chiamarli suoi figli spirituali, non urta la tua sensibilità? A me puzza, come quando si dice che chi è di sinistra è figlio spirituale di stalin. Riflettici…

      • Sì, mi puzza: ma non l’ho fatto io, l’hanno fatto le vignette che tu difendi. Che, ripetiamolo per l’ennesima volta (anche se mi sta venendo la nausea: ripetere lo stesso concetto dieci volte non mi convincerà, sai?), quelle vignette non prendevano in giro la sharia, e nemmeno i vizi del Maometto storico. Quelle vignette offendevano una categoria di persone.

        Riguardo a Breivik, io penso che tu stia vedendo quel che vuoi vedere. Ma non posso rispondere per altri.

  4. Pingback: La chiamata dei tre [per Ferragosto (o fose ormai sarebbe meglio dire per San Rocco)] | Suprasaturalanx

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