Funziona! (Ovvero: significati deteriori dell’aggettivo “magico”

Grazie al libro, puoi apprendere nello spazio di un mese quello che un’eternità non ti consentirebbe di apprendere dalle labbra di un sapiente, e questo senza farti contrarre debiti di sapere.

(da Il cadì e la mosca)

Si vede proprio che queste parole furono scritte in altri tempi. Oggi, chiederci di dedicare un mese ad un libro, quando le uscite mensili di nuovi, irrinunciabili volumi sono almeno quattromilaottocentocinquanta, e quando noi facciamo una vita troppo, troppo frenetica per dedicarci a tutti (che ricomincia The walking dead, mica possiamo metterci a leggere libri), è pura utopia.

Ci troviamo dunque nella condizione di dover apprendere da un libro quanto un sapiente potrebbe insegnarci in un’eternità non più in un mese, ma in una settimana, un giorno, un’ora, un minuto. Pensavamo di non poter scendere più in basso di così: ed invece qualcuno, meritoriamente, ha introdotto il concetto di tempo negativo nel mondo delle nostre letture.

Non è facile spiegare cosa sia, il tempo negativo; ed anche i fisici, che pure hanno introdotto il termine, avrebbero difficoltà a farlo. Per i nostri scopi, possiamo adottare questa definizione: si parla di tempo negativo ogni qualvolta qualcuno, parlando di libri che ha finito di leggere, ne cita uno che deve ancora uscire.

Della faccenda, presumo, ognuno può pensare quel che vuole. A me, non so perché, questo scambio tra una provocazione di Renzi (fuori luogo e, quel che è peggio, del tutto inutile) e la reazione scomposta di Salvini, ha ricordato quei bei discorsi che mi facevo coi miei compagni di classe in quinta elementare. Quei bei discorsi che iniziavano e finivano in sei secondi netti, giusto il tempo che intercorreva tra il primo “Frocio! Frocio!”, ed il “Vai a domandarlo a tua sorella!” che chiudeva ogni discussione (e non fate quelle facce, che lo sappiamo tutti che i bambini queste cose le dicono per davvero). Quei bei discorsi in cui ciò che si rispondeva, oltre ad essere falso, non serviva a dimostrare che l’altro aveva torto.

Qui siamo nello stesso campo. Leggere “Il mondo nuovo” di Huxley (capendoci poco, mi viene da pensare…) o “Sottomissione” di Houellebeq non fa di Salvini un dotto o un erudito (che, dizionario alla mano, sono i contrari di ignorante). Ne fa un lettore, al limite.

Lo dice anche, splendidamente, una frase che precede di poco quella che ho citato in exergo, che

i libri non resuscitano i morti e non fanno di un idiota un uomo capace di ragionare, né di uno stupido un individuo intelligente.

D’altronde, io stesso leggo molti, molti libri, perché mi piace e perché devo pur trovare qualcosa di interessante da raccontare in questo blog, ma presumo non ci sia, nel vasto mondo, qualcuno che sarebbe disposto a riconoscermi il titolo di “dotto” o, peggio ancora, quello di “erudito”. Se volessi giocare allo stesso gioco di Salvini, potrei dire che io leggo molto più di lui, e rispondere alle sue immagini con la copertina dell’ultimo libro letto, questo:

A passo di gamberoE potrei pure aggiungere (lo so, ci vorrebbero più dei caratteri concessi usualmente in un tweet) che tra le pagine di questo libro di Eco ho trovato il motivo per il quale la strategia messa in atto da Salvini per rispondere a Renzi, quando non si fanno topiche enormi come quella che ha fatto lui, funziona.

Nel capitolo “Scienza, tecnologia e magia”, infatti, Eco spiega che esistono delle differenze sostanziali tra scienza e tecnologia: laddove, infatti, la scienza fa delle domande, semina dei dubbi, mette in crisi delle certezze e, insomma, fa un lavoro intellettuale, la tecnologia da (o sembra dare) risposte, offre (o sembra offrire) soluzioni, dice che sarà capace di concederti tutto e nel più breve tempo possibile e, insomma, fa un lavoro industriale. Per questo motivo, la tecnologia ci piace molto di più della scienza; per questo motivo, la tecnologia ci fa molti più danni della scienza (se non altro perché, si diceva qui, ci priva del gusto della curiosità e del tempo da dedicare alla ricerca).

La tecnologia ci da l’impressione, riassumendo questi concetti in una sola parola, di essere magica: tutto ciò che possiamo desiderare è a portata di mano, basta pronunciare o digitare la parola magica, premere un tasto ed eccoti la spiegazione di come si fa il vetro, i quindicimila euro che ti servivano per comprarti la macchina nuova (che appena premerai l’acceleratore ti porterà là dove non pensavi neppure di voler andare), la bibita gasata che hai chiesto.

Siamo talmente assuefatti a questo meccanismo azione – ricompensa (che ci fa assomigliare davvero tanto ai poveri topi di Skinner), da aver iniziato a credere che qualunque cosa possieda le stesse caratteristiche. E così, ci incazziamo se dieci minuti dopo aver preso un antibiotico (che è prodotto scientifico e quindi intellettuale, non tecnologico) abbiamo ancora quella brutta tosse, iniziamo a credere che un treno che impiega la già incredibile media di tre ore per coprire la tratta Roma – Milano vada troppo lento, non possiamo convincerci che, davvero, ci vogliano almeno quindici – venti anni per diventare dottori (che viene dal latino e, curiosamente, significa più dotti) in qualcosa.

Basta leggere, ma che dico, aprire, ma che dico, possedere, ma che dico, postare la foto di un libro su Twitter, per dimostrare in automatico che non si è ignoranti ma, anzi, dotti ed eruditi. Perché i libri non vanno letti, esaminati, studiati, introiettati e capiti, no: i libri sono magici, trasmettono il loro sapere per osmosi, e quindi vanno divorati, come qualunque altra cosa, nella bulimia di informazione che non si trasforma mai (parola grossa in arrivo) in cultura.

Sì, funziona. E sono sicuro che se Salvini non fosse stato così pavido da rimuovere il tweet incriminato, le risposte dei suoi follower ce l’avrebbero confermato. D’altronde, sono i follower di un politico giovane, moderno, che le cose le sa.

Un politico che dice che basta che votiamo per lui e tutto cambierà, così, all’improvviso. Un politico magico.

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One thought on “Funziona! (Ovvero: significati deteriori dell’aggettivo “magico”

  1. Questo libro di Eco non lo conoscevo però ti ringrazio della spiegazione che hai riportato sulla differenza tra scienza e tecnologia. ora mi spiego alcune cose ed è bello sapere qualcosa in più sulla tecnologia e il fatto che sia così influente ai nostri giorni.
    Poi è vero, non è che la conoscenza dipende dal numero di libri letti però è vero che gli italiani legogno pochissimo e leggono di più i bambini che gli adulti, grazie alla magia di Potter, che finisce però con l’adolescenza forse o anche prima, non saprei.
    Eppure l’ultima critica che mi è stata fatta è stata proprio questa: ” tu fai troppe domande, sei aggressiva”.
    vedi bene dunque che la curiosità ormai è giudicata una cosa negativa.
    Ma io faccio parte del mondo scientifico e quindi mi viene naturale, e poi credo sia anche un buon modo per conoscere l’altro, gli altri, e sapere qualcosa. Perchè se si rimane tutt’e due in silenzio allora che dialogo ci può essere ( a parte quello dei sensi)?

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