Stare sul pezzo (con una settimana di ritardo)

E oh, d’altronde se io ed ammenicolidipensiero ci leggiamo, ci sarà pure qualcosa in cui dobbiamo assomigliarci. Tipo dieci minuti fa ho scoperto che, tanto per cominciare, tutti e due alle cose ci arriviamo tardi.

Io, ad esempio, è una settimana che, a proposito di quel famoso tweet di Maurizio Gasparri, mi ripeto che:

  1. non c’è da stupirsi che Gasparri abbia rilanciato la “notizia”: ha dimostrato già in passato di utilizzare i social network come un tredicenne;
  2. gli (anonimi) autori di quella schifosa bufala non dovrebbero solo vergognarsi: dovrebbero anche beccarsi una bella denuncia. E se lo dico io, significa che hanno veramente passato il segno;
  3. le migliaia e migliaia di condivisioni che quella bugia ha ricevuto dovrebbero essere oggetto di studio per psichiatri e storici del costume, prima ancora che per sociologi e studiosi dei nuovi media: perché dimostrano che non solo in questo paese (anche tra le donne) è radicato un dirompente maschilismo materialista, ma anche che l’immaginario sessuale degli italiani sta cambiando (perché io non ci credo che, nel mucchio di chi ha condiviso, non ci sia stato anche qualcuno a cui la notizia ha solleticato appetiti indicibili);
  4. che, toh!, ecco un altro bell’esempio di satira fascistoide.

Eppure, nonostante ciò, continuava sempre a sembrarmi che mancasse qualcosa, e che sarebbe stato quel qualcosa a spingermi a scrivere questo post.

Be’, dieci minuti fa ho finalmente capito: quel che mi mancava era l’articolo 326 del Codice Penale. Che riguarda la “rivelazione dei segreti d’ufficio” e nel suo primo comma recita come segue:

Il pubblico ufficiale o la persona incaricata di un pubblico servizio, che, violando i doveri inerenti alle funzioni o al servizio, o comunque abusando della sua qualità, rivela notizie d’ufficio, le quali debbano rimanere segrete, o ne agevola in qualsiasi modo la conoscenza, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

Ora. Stando a quanto veniva riportato dalla pagina Facebook incriminata, le due ragazze avrebbero raccontato di aver ballato il “mambo orizzontale” (cit.) con i loro generici “rapitori” (e ci fosse stato qualcuno che avesse rimarcato che non è che tutti i rapitori che operano in Medio Oriente facciano parte dell’ISIS… giusto per rispondere a chi “identificava” quelli delle due ragazze con quelli dei due giapponesi che sono sulle pagine dei giornali in questi giorni) durante un interrogatorio con il PM che si sta occupando del loro caso.

Delle due, l’una: o poi sono state le ragazze, a raccontarlo all’anonima fonte della pagina, e non si vede perché avrebbero dovuto (cioè, a meno che non le si consideri delle perfette idiote: cosa che pure qualcuno sarebbe ben felice di fare), o è stato il PM stesso.

Quindi, vediamo un po’ se ho capito: abbiamo qui un vicepresidente del Senato che non sa, o finge di non sapere, che quella notizia a proposito della quale  “si limita a chiedere se è vero” (perché anch’io, quando faccio una domanda, la concludo con “E noi paghiamo!”), non può essere stata divulgata, a meno che non sia stato commesso un reato (ed allora, dal vicepresidente del Senato ci si aspetterebbe una denuncia).

È una vera fortuna che esista il rasoio di Hanlon, o da questa vicenda l’onorabilità di Gasparri avrebbe avuto di che risentirne.

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