Dono di profezia

Profezia. Sempre e solo profezia. Ci fosse mai una volta che mi chiedano se per caso non possiedo anche il carisma della guarigione, o del discernimento degli spiriti; o se questo dono mi è venuto da Dio, o da qualche altra parte (non credo né a Dio né alle altre parti, comunque).

No: si limitano a sedersi lì davanti e ad attendere, e vedo benissimo che si stanno chiedendo se hanno buttato i soldi che hanno consegnato alla mia segretaria. Poi io inizio a rispondere alle domande che sono venuti a pormi, senza che loro abbiano nemmeno aperto bocca: e non con quelle puttanate che sentite dai medium della televisione, vedo uno straniero misterioso che ti cambierà la vita, grandi novità nel settore lavorativo, la salute vi darà qualche problema, no. Io sono preciso: se vedo che la persona che mi sta seduta di fronte avrà un tumore, è quello che le dico: lei avrà un tumore. Ma nemmeno le persone a cui dico questo, sono incapaci di rivolgermi quello sguardo. Quel misto di incredulità ed invidia che mi fa incazzare ogni volta.

Beato te che hai il dono della profezia, è questo che dicono i loro occhi. Beato te che puoi vedere il futuro, come e quando vuoi. Nessuno ha mai fatto loro presente che avere questo dono manda a farsi fottere il libero arbitrio, tanto per dirne una. Ed un sacco di altre cose che non voglio raccontarvi, che altrimenti vi annoiereste.

Guardate questo ragazzino qui, ad esempio: avrà ventiquattro, venticinque anni. Un’età a cui il futuro non dovrebbe essere un pensiero, ma una prospettiva che non si vede l’ora che si realizzi. O almeno, mi pare di ricordare: ho avuto venticinque anni molti anni fa.

Eppure, è venuto a dare una parte dei soldi che gli passano mamma e papà per studiare a me, affinché gli risolva quel dubbio esistenziale che lo assilla. E lo so, lo so benissimo (perché lo vedo, come se avvenisse davanti ai miei occhi) che, se non gli do una lezione, se non gli faccio passare la voglia di pensare: “Che fortunatissimo figlio di puttana che sei!”, anche lui mi rivolgerà quello sguardo. Meno male che, almeno, cambiare gli eventi nel breve periodo mi è ancora concesso, e per farlo basta un po’ di semplice maleducazione.

“Io non riesco a capire perché le interessi tanto, davvero” gli dico, all’improvviso, mentre lui sta pensando se è il caso di parlare per primo. “Soprattutto, non capisco perché sia venuto a buttare i suoi soldi domandandolo a me, quando le sarebbero bastati un po’ di buon senso, e di studio della storia, per rispondersi da solo. Ma, oh, è così per molti miei clienti; e forse dovrei ringraziare il cielo che sia così, perché diversamente sarei costretto ad aprire un negozio di biancheria per signore, per mettere insieme il pranzo e la cena”.

Continua a non parlare. Meglio così. “Quindi, è questo che vuole sapere? Curioso. Devo dire che è la prima volta, che qualcuno mi chiede di dirgli in anticipo chi sarà il prossimo presidente della Repubblica”.

Alza un dito, come se stesse per fare una precisazione. Lo fermo con un gesto della mano: sarà una precisazione del tutto inutile, ed anche vagamente irritante. Non ho voglia di ascoltarla, e proseguo: “Be’, tanto per cominciare, posso dirle che non sarà nessuno dei nomi che ha udito fare finora: come sempre, chi viene nominato prima della terza-quarta votazione, è perché deve essere bruciato. Non sia mai che a qualcuno degli avversari venga in mente di appoggiarlo, sarebbe la fine! Si ricordi di Prodi e della carica dei cento e uno”. Rido da solo della mia ironia; lui fa un timido sorriso di circostanza. Che persona noiosa.

“In secondo luogo, si ricordi anche che nessuno dei presidenti della Repubblica del passato era una persona importante, prima di divenire la prima carica dello stato: Napolitano era più conosciuto nei paesi dell’ex Unione Sovietica che in Italia, Pertini era considerato un rompicoglioni da rinchiudere in un ospizio, Gronchi i suoi compagni di partito facevano finta di non conoscerlo. Chi sta sulle prime pagine dei giornali punta a Palazzo Chigi, non al Quirinale: che, se sei uno come Renzi (che non può essere eletto, lo so), è una prigione; dorata, ma pur sempre una prigione, dove vieni rinchiuso ad ammuffire mentre il nuovo che avanza ti sopravanza, approfittando del fatto che tu non puoi dirgli niente per via di quella storia che devi essere super partes. Ed a proposito di super partes…”. Faccio una breve pausa ad effetto: pende dalle mie labbra. Ottimo.

“Le stesse considerazioni possono essere fatti per i presidenti del Senato e della Camera: personalità di spicco di qualche partito minore, che vengono parcheggiati in quelle posizioni apparentemente per riconoscere l’importanza del loro partito all’interno della coalizione di governo o del parlamento, ma in realtà per tenerli zitti e buoni mentre il governo fa i suoi porci comodi. Non è un caso che spesso i presidenti della Repubblica siano stati, in passato, presidenti di una delle due Camere. Bene, ascolti cosa le dico: accadrà anche stavolta”.

Il ragazzo fa un salto sulla sedia, ed urla, come se stessero per scannarlo: “Schifani!”

“Ma no, ma quale Schifani! Schifani sulle prime pagine dei giornali c’è stato, anche troppo, prima di voltare le spalle a Berlusconi… un poco in anticipo, se vuole sapere il mio punto di vista. E poi, ha anche altri problemi, che non voglio rivangare, che non si sa mai, potrebbe caderti una querela tra capo e collo quando meno te lo aspetti”

“No, io pensavo… cioè, intendo, io ho visto qualcun altro. Qualcun altro che attualmente si sta godendo la pensione, ma che, ne sono sicuro, accetterebbe di buon grado, se venisse votato: e non solo per senso di responsabilità, ma anche perché vedrebbe riconosciuto un impegno decennale nell’affermare” mi fermo per fare un sorrisetto enigmatico “l’identità del nostro paese. Non riesco ad immaginare le motivazioni per cui il parlamento potrebbe votarlo, lo ammetto; ma mi sembra quasi di sentire le voci di quanti dicono: e perché no?”.

Deglutisce: è cotto a puntino. Vediamo se vorrai avere il dono della profezia, quando ti avrò rivelato che sono mesi che ho visto, alla guida della nazione…

“Marcello Pera”

Resta basito per un attimo. So che tra qualche secondo avrà la forza di domandare: “Ma… non c’è un’alternativa?”. Gli risparmio la fatica: “Certo, le alternative ci sarebbero prima: ma, spero lei sia riuscito ad imparare almeno questo, l’alternativa non è un’alternativa. E poi, se lei magari preferisce, che so, Giuseppe Pisanu, tanto per dirne uno…”.

Sapevo che si sarebbe messo ad urlare, e ne sono felice: altrimenti, le mie risate si sentirebbero fino in fondo alla strada, e non ci farei una bella figura.

Advertisements

One thought on “Dono di profezia

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s