In piena facoltà, Egregio Presidente

Egregio Presidente,

glielo confesso da subito: io dispero che legga la presente.

Lei è stato appena eletto, oggi ha fatto il suo discorso d’insediamento, e da quel che vedo un po’ tutti stanno cercando di parlarle: a me non è mai capitato, ma presumo che debba essere una bella seccatura, quando tutti, ma proprio tutti, ritengono di avere qualcosa da dirle, e la riempiono di chiacchiere, email, lettere aperte, missive fiume, video minatori e messaggini su Twitter (ce l’ha Twitter, Presidente?).

Per cui, se non ce la fa più, se è arrivato al limite della sopportazione, se proprio questa mia che le sto inviando è la proverbiale goccia che fa traboccare il vaso, non si preoccupi: da par mio cercherò di essere breve cosicché non abbia a perdere troppo tempo, ma, se non ha voglia di leggerla, non fa nulla. Che avrà da fare, in questo periodo, al minimo (ma proprio al minimo) il trasloco fino al Quirinale.

Vengo dunque subito al punto: un sacco di fonti (Repubblica, ad esempio) mi portano a conoscenza del fatto che, nel suo discorso, lei non solo ha solennemente dichiarato che la lotta alla mafia dovrà essere una priorità assoluta nell’immediato futuro, ma ha anche denunciato come la mafia sia ormai presente in regioni storicamente immuni: e questo, ovviamente, è un bene, e sono felice che lei l’abbia detto, se non altro perché finalmente vengono spazzati via anni e anni di sensazionalismo berlusconiano, con lo sbattimento sulle prime pagine dei giornali dell’arresto di questo o quel capocosca, mentre tutti tacevano (e in qualche caso negavano, addirittura orchestrando campagne di stampa contro chi ne parlava) che la mafia si stava radicando (anzi: era già radicata da anni) in tutto il territorio nazionale, ed in particolare nelle regioni del Nord.

Tuttavia, mi è sembrato che lei sia stato un po’ troppo vago, nel parlare di questo argomento: forse ha scelto di non scendere eccessivamente nella questione, come fa notare qualcuno, per pudicizia, perché, ad approfondire, sarebbe stato impossibile non finire a parlare di suo fratello, che della mafia è stata una vittima. Di questo le va dato atto, Presidente: è stato davvero elegante; tuttavia, a noi poveri ascoltatori, resta il dubbio: è chiaro, “combattere la mafia” è un proposito nobile, ma, oltre a sapere che lei personalmente si impegnerà a farlo fare, a noi (o almeno a me) piacerebbe sapere come intende farlo fare. Che “lotta alla mafia” è locuzione tanto generale ed incriticabile, che non credo esista politico che non si direbbe felice di farlo: e, come si è visto, anche chi quasi nega che la mafia esista (o meglio, ammette che esiste, però solo in determinate realtà locali), è ben disposto ad accogliere come un proprio successo attività di polizia che tutto sommato esulano dal proprio ruolo politico ed istituzionale.

Non voglio dire che sia il suo caso, sia ben chiaro (la sua storia personale, poco sopra ricordata, mi fa pensare che lei abbia davvero a cuore la questione): tuttavia, sarei curioso di sapere cosa chiederà che venga fatto per la lotta contro la mafia. Più polizia per le strade? L’esercito ad ogni angolo? Una caccia asfissiante e senza tregua ai vari “capi dei capi”? Mi scuserà se le dico che non mi convince: perché sono ormai quasi cinquant’anni, che le forze politiche di ogni colore adottano queste strategie, ed i risultati, se è vero come è vero che persone come suo fratello continuano a morire per le strade, scarseggiano. Anzi, in qualche caso, il fatto di aver “militarizzato” il conflitto contro le mafie (perché ricordiamocelo, non c’è solo Cosa Nostra) ha portato all’uccisione di innocenti da parte di persone che tenevano tra le mani un’arma perché quell’arma ce l’aveva messa lo Stato, come direbbe il mio amico ammenicolidipensiero (il cui blog le consiglio di visitare, non sia mai le facesse venire qualche bella idea): Falcone e Borsellino saranno più presenti nella memoria collettiva, forse anche giustamente, ma pure Davide Bifolco ha perso la vita nella lotta alla camorra, se si vogliono accettare le scuse (e senza dubbio lo si vuole) che sono piovute addosso al milite che ha aperto il fuoco contro di lui.

Io penso, piuttosto, che la lotta sarebbe più incisiva se si privasse la mafia della sua unica ragione di esistere: i soldi. Il che è meno difficile di quanto si pensi, lei ne converrà con me: visto che alle mafie, spesso e volentieri, i soldi li da lo Stato, quello stesso Stato che lei da ieri rappresenta. E non attraverso impiegati disonesti e criminali, che si incontrano nottetempo con i rappresentati dei padrini in oscure cascine isolate in mezzo alla campagna, lontano da sguardi indiscreti, ma alla luce del sole, sotto gli occhi di tutti, attraverso i miliardi che la pubblica amministrazione annualmente impegna nella costruzione di grandi opere e nella realizzazione di grandi eventi.

Di cui, sia detto per inciso, ormai da tempo non si sente più la necessità: non esistono più città dimenticate da Dio e dagli uomini, le ferrovie che abbiamo ci bastano e soverchiano, abbiamo già tracciato le vie più brevi possibili per andare da un qualsiasi punto ad un qualsiasi altro, ci sono sagre di questo e quello in tutti gli splendidi borghi di questo splendido paese (splendido è un termine che continuo a preferire a verybello, mi scusi). Ci sarebbe bisogno piuttosto, forse, di messa in sicurezza del territorio, di preservazione delle nostre opere d’arte, di riparazioni nelle scuole, dove, lei non ci crederà, signor Presidente, ma ci sono i topi. Mi scuserà se sono così immodesto da citarmi da solo, ma sono più di quattro mesi che l’ho fatto presente: e se me ne sono accorto io, mi creda, che per intelligenza non spicco, è davvero qualcosa che sta sotto gli occhi di tutti.

Borsellino, che lei ha citato, diceva che la mafia è un fatto umano, e quindi, aggiungo io, culturale. Ma, in attesa che i mafiosi inizino a leggere i libri e la smettano di essere mafiosi, non possiamo far altro che colpirli dove sono più sensibili: nel portafogli. Io non ho il potere per farlo: lei sì. Faccia chiudere la TAV, che sta devastando una valle bellissima per nulla. Tuoni contro l’EXPO. Se la prenda col rigassificatore offshore di Livorno. E, se ciò che la preoccupa è che così facendo verranno persi migliaia di posti di lavoro, crei lavoro mandando giovani a svolgere quei “restauri” di cui il nostro paese ha bisogno: d’altronde, lo diceva anche Keynes (Keynes, non Trotsky o Che Guevara) che, se c’è la crisi, lo Stato deve pagare qualcuno per scavare delle buche e qualcun altro per riempirle. Senza considerare che, ecco, non è che le Grandi Opere ed i Grandi Eventi diano tutto questo lavoro, soprattutto ai giovani (per favore, parli almeno di questo a Matteo Renzi, che si è tanto battuto per la sua elezione e che di uno dei grandi elettori dell’EXPO, Oscar Farinetti, è grande amico).

Ma io sto divagando e, quel che è peggio, vengo meno alle promesse che ho fatto: ho scritto davvero tanto, probabilmente troppo, e devo aver dato l’impressione di essere uno spocchioso che dice al Presidente della Repubblica cosa deve fare. Be’, di questo mi scuso: però, certo, se almeno su qualcuna delle cose che così sfacciatamente le ho detto, volesse riflettere…

La saluto e le auguro buon lavoro

Gabriele/Gaber

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