“Valori”

(Post privo della comune consequenzialità che mi contraddistingue. In altri termini: sono incazzato come una iena)

Allora, venitemi dietro perché secondo me io mi sono perso qualcosa.

Dunque, il Parlamento italiano ha deciso che è nel pieno diritto di un vicepresidente del Senato, nonché di tutti coloro che si riconoscono nella sua “ideologia” (domando scusa per tutti i termini racchiusi tra virgolette, lo so che sono usati a sproposito), dare dell’orango ad una donna nata in Congo: e darglielo pubblicamente, eh!, davanti a telecamere, giornalisti con microfoni e taccuini, osservatori internazionali. Tanto è nel diritto di queste “persone”, che, anzi, quasi quasi Calderoli avrebbe potuto offendersi, se qualcuno non avesse riportato i suoi argomentati distinguo, a proposito di quello che era all’epoca un ministro (per quanto privo di ogni importanza, visto che per gli italiani integrazione significa su per giù: “lavora per me a gratis e ringrazia, che non ti ho ancora denunciato che sei clandestino e jihadista dell’ISIS!”). E lo stesso, se li avesse riportati commentando in modo diverso da “Sì, in effetti sembra una scimmia” (cosa che poi tutti hanno fatto, visto che vige la legge Kyenge).

TUTTAVIA.

Tuttavia, proprio mentre papa Francesco annuncia urbi et orbi che mollare qualche ceffone ai figli è giusto e sacrosanto, purché non si lascino segni che potrebbero ledere alla dignità del pargolo (ed attirare l’attenzione degli organi preposti a punire quello che, in linea di principio, sarebbe un reato, cfr. articolo 581 del Codice Penale), qualcheduno si incazza e minaccia querele (milionarie, possiamo immaginare), perché due articoli di Repubblica hanno portato all’attenzione dell’opinione pubblica il fatto che don Mauro Inzoli (le cui ultime imprese gli hanno valso una menzione nella Vertigine della classifica di questo mese) è stato riconosciuto colpevole dalla Congregazione della dottrina della fede di reati di pedofilia, e per questo gli è stato impedito di entrare nella Diocesi di Crema e di accompagnare ragazzi in giro per l’Italia.

Quindi, vediamo se ho capito: insultare un ministro, utilizzando epiteti tanto vomitevoli che non solo la giustizia, ma anche la buona creanza e la semplice logica si rivolterebbero contro di loro, va bene. Far divenire di pubblico dominio i fatti che riguardano un sacerdote, per il quale esiste almeno la verità giudiziaria che ciò che gli viene imputato è vero, no.

La mia scala dei valori deve essere sovvertita, perché io avrei scommesso sul contrario; ma forse c’entra il fatto che, ecco, la Kyenge non è che una fottuta negra, che per di più ha avuto anche il cattivo gusto di venire in Italia non a pulire cessi, ma a prendersi una laurea in medicina, mentre don Mauro Inzoli tanto per cominciare porta una tonaca, ed in secondo luogo NON è il semplice pretino di campagna che mi si vuole far credere.

Ad ogni modo: do la mia solidarietà a Matteo Pucciarelli (come a suo tempo la diedi a Mauro Vanetti: devono avere la querela facile, dalle parti della Lombardia). Per il resto… tifo effetto Straisand.

4 thoughts on ““Valori”

  1. io non trovo nulla di strano in quanto ha detto bergoglio: è esattamente il pensiero cattolico degli ennemila (…) anni precedenti, il bastone e la carota che rendono l’omo forte et timorato d’iddio (padre, ché sia mai detto che dio possa esser donna). che avrà mai di “rivoluzionario”, dio (…) solo lo sa.

    • Un po’ come Wojityla, d’altronde.

      Tra l’altro, quando ho letto che diceva “Picchiateli, ma non in faccia”, non ho potuto fare a meno di pensare: adesso sì che riconosco il gesuita…

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