Sharknado – Anthony Ferrante – Lunedì film

Allora, ci sono uno psicopatico ed un giapponese. Lo so che sembra l’inizio di una barzelletta… ed in effetti lo è. Una barzelletta lunga un’ora e ventisei, intitolata “Sharknado”, diretta da un altrimenti mai coverto Anthony Ferrante (a cui credo vada ascritta ben poca responsabilità), e prodotta da quella stessa Asylum che è una garanzia per chiunque abbia voglia di guardarsi sterco liquido riversato su pellicola. Una barzelletta che da tutta l’impressione di considerarsi un grande dramma, roba che in confronto “Troilo e Cressida” è un monologo di Pippo Franco. Una barzelletta che oggi andrò a recensire per Lunedì film.

Sì, ve lo leggo in faccia cosa vi state chiedendo: e perché? Lunedì scorso ci hai deliziato (uso il termine perché pare che abbiate apprezzato) con un articolo su “I soliti ignoti”, perché adesso ci fai questo? Oh, be’, per due motivi.

Uno: l’ho visto su Cielo mercoledì sera, il giorno prima di fare l’esame di abilitazione alla professione medica, e dunque lo porterò nel cuore per sempre. Se non altro perché mi ha fatto pensare ad altro. Due: a scrivere di registi geniali che sono stati capaci di girare solo capolavori, come fa oggi redpoz, sono buoni tutti. Scrivere di questa zuppa di squali, tornadi, case volanti e famiglie sfasciate, invece, è una sfida, in cui io voglio misurarmi. Pur sapendo in partenza che ne uscirò con le ossa rotte.

Ma ci sono uno psicopatico ed un giapponese, dicevamo. Lo psicopatico fa il pescatore di squali; il giapponese lavora per uno dei gruppi orbitanti nella galassia della yakuza: ma un gruppo di quelli sfigati, che invece di gestire il mercato della prostituzione clandestina, commercia in carne di squalo. Pagandola al chilo, tra l’altro, più del platino.

Personaggi improbabili, dite? Tranquilli: crepano tutti e due dopo solo cinque minuti di film. Unica loro utilità: farci sapere che c’è un branco di VENTIMILA squali che si sta dirigendo a tutta velocità verso Los Angeles. Qui, per via delle piogge torrenziali causate da un tornado, penetreranno in reti fognarie, acquedotti, impianti di rifornimento piscine e forse anche pozzi neri, per fare un po’ di casino in giro, tipo Justin Bieber ma più educati. Dopodiché, si alzeranno venti tipo quelli che stanno sferzando casa mia mentre scrivo, gli squali saranno sollevati in aria, mangeranno persone, ammazzeranno parenti divenuti ormai inutili, risparmieranno vecchietti di una casa di riposo e saranno squartati per recuperare principesse come in una versione truculenta di Cappuccetto Rosso. Quindi, risolto il tutto, i sopravvissuti vivranno per sempre felici e contenti. Fine della sinossi. E vi assicuro che la storia ve l’ho raccontata meglio io che l’irresponsabile che ha commesso questo scempio.

La mia amica Anita (di cui vi ho parlato qui) mi ha ingenuamente avanzato un’obiezione: ma gli squali non si spostano a branchi; men che mai, a gruppi di ventimila. La mia risposta, un pochettino scomposta, è stata che qui stiamo parlando di un film che pretende di essere credibile, pur avendo come protagonista QUESTO TIPO QUA:

Sharknado

Da ora in poi, il biondino. E sì, quella lì dietro è Tara Reid

e che, quindi, seppure ci avessero detto che gli squali avevano fondato un loro sultanato sul fondo del mare, che battevano moneta ed accreditavano diplomatici, be’, QUELLA non sarebbe stata COMUNQUE la cosa più assurda.

Non ci credete? Guardatevi un po’ questo bignami delle migliori scene di questo film, e poi ne riparliamo.

Visto? Bene. Allora voglio sorprendervi ancora: l’inconsistenza della trama NON è il difetto peggiore del film. Il presupposto “sta arrivando un bastimento carico carico di squali”, di fatti, poteva essere prologo ad uno spettacolare capolavoro del trash. Uno di quei film che si mascherano da drammoni carichi di suspence, ma che in realtà sono commedie demenziali, in cui l’esagerazione viene portata ad un tale livello che neppure gli attori sulla scena si prendono sul serio; una parodia che nasce come tale, ma che viene camuffata sotto l’etichetta di “semplice” film di genere: se avete mai visto “Trappola di cristallo” o “L’ultimo boy scout” o un altro dei migliaia di film di questa risma che ha girato Bruce Willis, saprete di cosa sto parlando. Se avete letto “Bastard!! L’oscuro distruttore”, ancora di più.

“Sharknado”, però, si prende fin troppo sul serio: il biondino crede per davvero di essere un eroe, e di risultare credibile mentre fa le faccette e tiene chiusa (con la sola forza dei bracci, come un Panariello qualsiasi) una porta mentre fuori infuria un tornado capace di far volare capannoni industriali e squali da svariate centinaia di chili. Lo sceneggiatore crede per davvero che noi ci beviamo così, grazie ad una sospensione dell’incredulità che lui non ha fatto nulla per creare, che dei tornado vengano fermati grazie ad una bomba costruita artigianalmente con i materiali trovati in un supermarket (che è è ancora aperto mentre fuori si scatena l’apocalisse perché, esattamente?). Il regista crede per davvero che noi palpitiamo, quando Nova ci racconta della sua triste infanzia, del nonno e del motivo per cui odia gli squali (e fidatevi: se ci avesse detto che li odia perché tanti anni prima un ibrido metà umano e metà squalo l’aveva sorpresa in una via oscura e violentata, sarebbe stato più sensato).

Ma, vabbè, è pieno il mondo del cinema di film che si credono eccelsi pur essendo semplicemente mediocri, e “Sharknado” avrebbe potuto attestarsi su quel livello, galleggiare nel triste mare magnum della mediocrità… ma non è stato capace di fare neppure questo. Ci sono tanti di quegli errori di montaggio, di sonoro, di vera e propria drammaturgia, in questo film, che se ne girassimo uno insieme io, redpoz, ammenicolidipensiero e iome (tutti egualmente digiuni di cinematografia, suppongo), be’, non ne faremmo altrettanti.

Ad esempio: il film si chiama “Sharknado” e, se non sei Spielberg (e non lo sei), in un film del genere io VOGLIO vedere gli squali ogni secondo, o stare con le chiappe strette perché da un momento all’altro potrebbero cicciare fuori e sbranarsi uno dei protagonisti in un sol boccone (o meglio ancora in due, così rimane il moncherino che ancora si muove ed il sangue sprizza dappertutto). Raccontarci delle tristi storie familiari del biondino, caro il mio Ferrante, non serve in questo contesto ad un bel nulla, visto che rallenta il ritmo ed ai fini della storia conta un cazzo: eppure, tu non fai niente per tutto il film.

Oppure: i nostri eroi stanno salvando dei bambini rimasti bloccati in un autobus calandosi da un ponte con una corda che, ci viene mostrato, sta sfilacciandosi. Oh, bene, mi sono detto, quando ho visto il particolare della corda sotto tensione, finalmente una scena fatta bene, anche se scolastica: ci viene mostrato cosa sta per succedere, noi abbiamo il batticuore perché da un momento all’altro la corda si spezzerà e… e no, niente. La corda non si spezza, quell’inquadratura ci è stata mostrata solo per farci riflettere sull’ulteriore occasione persa. Il biondino da un paio di pizze in faccia ad uno squalo che cerca di azzannargli i piedi, scavalca il parapetto, si prende pacche sulle spalle (quando meriterebbe coppini forti sulla nuca) e, niente, tutto finisce là.

Insomma (e prima o poi bisognava arrivare a parlarne, visto che se in tanti hanno visto questo film è per colpa sua): yotobi aveva ragione. E lo dico con la morte nel cuore.

Ho voluto guardare questo film personalmente, infatti, nella speranza di poterlo contraddire. Non perché ce l’abbia con lui personalmente, anzi: lo considero uno dei pochi youtubers che abbia davvero qualcosa da dire ed uno stile personale ed interessante; in più, è anche uno dei pochi che ha saputo reinventarsi e che non ha monetarizzato l’improvvisa “celebrità da social network” che gli si è abbattuta addosso.

Non di meno, è stato trasformato (suo malgrado, credo) in uno dei mostri sacri della nuova religione del Web 2.0, in cui c’è un ristretto numero di pontefici che emette giudizi ex cathedra sulla qualunque dai propri profili da un milione di visualizzazioni a botta, mentre la massa indistinta di “utenti” acclama (o insulta, è lo stesso) ed incamera senza far minimamente lavorare il proprio senso critico.

Web 2.0, sì, come no. Questa è neotelevisione, altro che.

(sì, lo so, Lunedì film non era forse il posto più adatto per parlare di questo. Ma visto che questo stato di cose – come ha avuto modo di dire lo stesso yotobi, a cui certo non manca la capacità autocritica – ha effetti ANCHE sul mondo del cinema, ho voluto inserire in coda alla mia recensione questa piccola, risibile, forse anche immatura polemica. Spero non me ne vogliate).

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4 thoughts on “Sharknado – Anthony Ferrante – Lunedì film

  1. Uhm, non sono sicurissimo sia un complimento, ma grazie per la citazione.
    Vorrei solo precisare che non trovo che Kurosawa abbia girato solo capolavori (“Kagemusha”, per esempio, non mi è mai troppo piaciuto, ed ho dubbi pure su “I sette samurai”): ho scelto “Ran” perché trovo che sia veramente eccezionale. E perché, se devo cimentarmi col cinema, preferisco impiegare il mio tempo con qualcosa che ritengo valga veramente la pena….

    Grazie della recensione di quest’opera… ora saprò con certezza assoluta di doverla evitare!!

    Com’è andato l’esame? Sai già i risultati?

  2. Pingback: Lunedi film | Io, me e me stessa - Historia de una mujer

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