POLEMICA!

Mi sento lusingato. Mi pare evidente infatti che i giornalisti che seguono Sanremo debbano aver letto quanto scrivevo nell’Anti Top Ten pubblicata all’inizio di quest’anno (che è poi servita da ispirazione per Vertigine della classifica) ed applicato la stessa filosofia al festival: oh, ma dai, possiamo metterci qua a parlare di quello di cui parlano tutti? Le canzoni, ma su: come se a qualcuno interessassero davvero le canzoni di questi imbecilli che sono venuti a Sanremo quest’anno! Di quelle poi si occuperà Mollica, e questa che ha vinto era senza dubbio la migliore, e però tutte le altre erano altrettanto belle, ma non si può mica contraddire il risutato finale, eh!, la giuria è composta da giudici integerrimi, per di più espertissimi nella loro materia, e poi c’è il pubblico da casa che come sempre è il più qualificato a decidere, e via zuccherando.

Noi concentriamoci su qualcos’altro. No, sula Wurst no: che ‘sti recchioni ormai stanno dappertutto, e noi manco possiamo dirlo, perché adesso c’è il politically correct. Sì, per lo stesso motivo non possiamo scrivere nemmeno che Arisa è una papera obesa, e che la Morales è una figa che vorremmo ficcarci tutti nel letto. Che ci rimane? Ah già, Siani! L’erede di Troisi! Il futuro della comicità italiana! Quello che ha dato dell’obeso a un bambino seduto in prima fila! Presto, accendete la macchina della POLEMICA, dobbiamo farla lavorare a pieno regime!

POLEMICA, già. Non c’è evento contemporaneo che possa sperare di raggiungere il successo senza una bella polemica. Forse c’entra l’estremizzazione (pretesa) delle opinioni che è figlia del Web 2.0, per cui, se si parla del colore bianco, sei condannato all’irrilevanza, qualora tu non dica che il bianco è una merda ed il porpora regna su tutto.

Però, insomma, questo è il festival di Carlo Conti. Uno che sta alle polemiche, ed a qualunque cosa che non sia del sano intrattenimento venuto dritto dritto dai primi anni Cinquanta, come Berlusconi ad un’ispezione della Finanza. E, d’altronde, se questo non fosse stato il suo carattere, col piffero che gli avrebbero dato in mano Sanremo.

Ecco dunque che vengono a scontrarsi due necessità, apparentemente opposte: quella di montare una POLEMICA (perché, altrimenti, fai la fine della Clerici) e, contemporaneamente, quella di condurre il festival dall’inizio alla fine, senza far entrare dentro l’Ariston nulla che possa turbare il delicato pubblico che va a posare il suo morbido didietro sulle poltrone del teatro. E quindi, che fare? Semplice: invitare un comico un po’ sopra le righe (Crozza, Benigni), che faccia parlare di se senza disturbare troppo il regolare svolgimento dello “spettacolo”. Quest’anno, però, si è toccato il fondo.

Alla “battuta”… ma che poi, aperta parentesi: vi siete resi conto di quanto spesso ultimamente devo scrivere le parole tra virgolette? “Idee”, “battuta”, “uomini”… mi sa che stiamo perdendo di vista cosa le parole significhino. Vabbè, chiusa parentesi, dicevo: alla “battuta” di Siani, si poteva semplicemente con un: Siani, sei un idiota. Anzi, no, peggio: un bullo. Ti sei comportato da idiota e quindi adesso tu (dal palco, non da casa tua) ti scusi. E non solo con quel ragazzino con cui te la sei presa, ma anche con tutto il pubblico (che non se lo meriterebbe, vista la sua ipocrisia, ma vabbè). E, già che ti trovi, con Massimo Troisi, di cui saresti l’erede (grasse risate da casa).

Ed invece no. Si interroga questo e quello, come se Siani avesse fatto una considerazione di alta filosofia, e non sparato una sciocchezza che potete sentire nel cortile di ogni scuola media (e sul profilo Twitter di Gasparri, non dimentichiamolo); si insiste sul fatto che non si dovrebbe giudicare una persona dal suo aspetto fisico, e poi ci si da di gomito sulle “forme generose” di Arisa o di Malika Ayane.

Almeno, è consolante vedere come il popolo del Web… no, niente. Il popolo del Web quello furbo, quello avveduto, quello che conosce i meccanismi della comunicazione, ha abboccato al trappolozzo di Siani come un branco di pesci persici. A questi individui, tutti lì davanti al televisore con la bava alla bocca e la speranza di farsi venire in mente una battuta di quelle da far venire giù Twitter e trasformare il cazzeggio in un lavoro ben retribuito, non è bastato far fare alla prima serata di Sanremo il 46% di share, no: adesso devono anche regalare ulteriore visibilità a quella minchiata detta da Siani, ovviamente condendola con le giuste facezie e gli hashtag adatti.

E, a ben vedere, pure io sto facendo la stessa cosa, anche se volevo parlare di ben altro, ad esempio dei Soliti Idioti che, scesi a Sanremo per ripartire da dove la loro effimera celebrità aveva iniziato a declinare, devono confrontarsi con la dura realtà: e cioè, che dei loro “coglione” coperti da un assolo dell’orchestra (ommidio! POLEMICA!) non interessa più nulla a nessuno. Ma c’è che la Rete, se non parli di quello di cui è obbligatorio parlare, ti tratta come un lebbroso. Un lebbroso di quelli dell’epoca pre-San Francesco.

E, in fin dei conti, anche io sogno di prendere forte a cinquine in faccia l’Internet, diventare famoso e trasformare la scrittura di queste stupidaggini in un lavoro. Non giudicatemi con troppa severità, per questo: tutti sogniamo di diventare famosi e di presentare Sanremo un giorno, no? Siamo sempre figli della televisione commerciale… anche se fingiamo di essere il popolo del Web.

(Questo articolo è il primo di un dittico che potremmo chiamare Caviamoci il dente, su argomenti di cui avrei preferito evitare di parlare, ma che la contingenza mi ha costretto ad affrontare. Il prossimo uscirà, tra un paio di giorni, su I discutibili. State connessi. E, se credete, preoccupatevi)

Advertisement

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s