Una sonora pernacchia

Già qualche settimana fa, occupandosene, iome aveva indicato nella decisione di diffondere le (cruente) immagini dell’uccisione col fuoco di un pilota giordano loro ostaggio il “primo, vero, madornale” errore da parte dei miliziani dell’ISIS: e, effettivamente, non si può non essere d’accordo su un simile giudizio. Fermo restando che, come scritto qui, secondo me non esiste una linea di separazione netta tra noi e loro, tra islamici e “mondo occidentale”.

L’ISIS, infatti, ha offerto di sé una ben precisa rappresentazione, ad uso e consumo dei musulmani prima ancora che “nostra”: quella della forza anti-imperialista, che si batte per il benessere e l’indipendenza di tutto il suo popolo (qui inteso, in senso largo, con l’intero Islam). Posizione che era difficile da difendere già da prima, quando si compivano stragi di innocenti e ci si autoproclamava “califfato”; figuriamoci dopo, quando, con la cattura e l’uccisione di un soldato (che, potrei sbagliare, ma credo in termini di diritto internazionale possa essere considerato un atto di guerra) correligionario e “vicino di casa”, è apparso chiaro a tutti che lo scopo di questi degni personaggi non era la liberazione del Medio Oriente dall’insopportabile controllo americano o comunque occidentale, ma il desiderio di divenire, in quella regione, una (o la) forza egemone: insomma, l’imperialismo va bene, purché gli imperialisti siamo noi. Non certamente un successo, dal punto di vista comunicativo; non una prova di viva intelligenza, da quello, per così dire, cognitivo. Un fallimento che faceva dubitare che si potesse fare di peggio. E invece, come si sa, una volta raggiunto il fondo si può sempre scavare.

Non più di un’ora fa, infatti, i miliziani hanno fatto giungere una nuova minaccia ai media occidentali: raggiungeranno (con intenti non certamente pacifici) le coste dell’Europa meridionale mescolati a profughi e migranti. Una dichiarazione che, credo, più di qualcuno tra coloro che questa gente dice di rappresentare (e non rappresenta) avrà accolto con un: “Ah, bell’aiuto che ci date!”; e che dimostra come, oltre che non così bravi ad usarli in modo “attivo”, i jihadisti sono anche piuttosto scarsini come fruitori “passivi” dei mezzi di comunicazione di massa.

Infatti, riflettete su questo: se i jihadisti hanno deciso davvero di percorrere questa strada, significa che è quella che trovano più “comoda”. Ma, se è così, devono ignorare quanto è difficile attraversare il Canale di Sicilia con uno dei barconi che gli scafisti “offrono” ai poveri disperati che giungono a Tripoli da tutta l’Africa, e che molte persone a Lampedusa non ci arrivano vive, e che in Italia (parlo dell’Italia perché è il paese più vicino alla Libia) esistono degli istituti kafkiani che si chiamano Centri di accoglienza temporanea, in cui si può permanere mesi o anni in condizioni tali da far rimpiangere la guerra da cui si è fuggiti, e che, se anche riesce ad uscirne vivi ed a non essere rimpatriati, andarsene in giro per l’Italia, pure se non ci si vuole avvicinare a qualche “obiettivo sensibile”, mica è facile: spesso basta essere meno che albini per essere guardati con sospetto e segnalati alle autorità competenti.

Insomma, per poter pensare di attaccare, che so, il Vaticano passando per Lampedusa sotto mentite spoglie, e di farlo in fretta, si deve credere che l’Italia sia un bengodi con le porte girevoli all’ingresso, che continua ad accogliere magnanimamente (ed un po’ stupidamente) stranieri su stranieri, benché questi vengano a rubarci il lavoro e, toh!, adesso pure a farci gli attentati!, e non un paese con una delle leggi sull’immigrazione più retrive ed assurde al mondo, ma che nessuno si sogna di cambiare perché una buona fetta della popolazione, anche senza conoscerne una riga, è d’accordo col suo impianto di base.

Bisogna, in poche parole, credere a quanto dice Salvini.

Ed ecco perché io quelle dichiarazioni le accolgo, invece che col terrore che i suoi diffusori si aspettano, con una sonora pernacchia.

Advertisements

6 thoughts on “Una sonora pernacchia

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s