Dal reame di Korsakoff (I venerdì del libro)

“Non esiste nel mondo, credo, qualcosa di più assurdo e paradossale del diario.

Pensateci: avete tra le mani un oggetto pensato e disegnato per contenere memorie, per tramandare (al suo autore, prima che ai posteri) il ricordo  di eventi che sono tanto significativi, che non si vuole che vadano persi. Ma, d’altronde, se tali eventi sono tanto impressivi da meritare di finire nelle pagine di un diario, allora dovrebbero esserlo anche per finire tra le complesse pieghe che formano la memoria di chi li ha vissuti e vuole ricordarli: e, quindi, i diari sono pieni, alla fine, di annotazioni che fissano per l’eternità storie e piccoli aneddoti che, comunque, non sarebbero andati persi, in nessun caso. Cosicché, soprattutto per il loro autore, sono una lettura grandemente noiosa”.

Ora, se le cose stanno così (e chi ha scritto queste parole sapeva di cosa stava parlando), a Martin è stato concesso un grande privilegio: quello di sorprendersi tutte le volte che qualcuno gli ricorda di aggiornare il suo diario; non solo perché le annotazioni dei giorni precedenti gli sembrano del tutto incredibili (“Ma davvero ho fatto questo?”, chiede sempre, sorpreso), ma anche perché apprende sempre con stupore ed un briciolo di disappunto che sì, ha un diario, ed è quel bel quadernino, dalla copertina di pelle. Gliel’ho regalato io, anche se lui non lo ricorda.

Se solo esistesse, Dal reame di Korsakoff potrebbe aprirsi così.

Sarebbe un libro scritto da un giornalista appassionato di medicina e neuroscienze, e racconterebbe, attraverso stralci dei diari che il personale sanitario dell’ospizio in cui è ricoverato lo costringe a tenere e testimonianze di sua moglie e del suo medico curante, della malattia di Martin.

Martin sarebbe affetto dalla sindrome di Korsakoff, una devastante patologia causata dalla distruzione (di solito, dovuta ad un consumo eccessivo di alcol) delle porzioni centrali degli emisferi cerebrali, che porta alla perdita totale della memoria a breve termine (e, dunque, anche di quella a lungo termine). Riporto da “Fisiologia medica”, a cura di Fiorenzo Conti, Ediermes:

Se una certa parola viene loro presentata ripetutamente o se capita di richiamarla, in paziente non la percepisce come familiare[…]. Spesso questi pazienti sono disorientati nello spazio e nel tempo e possono confabulare, ovvero riempiono i loro vuoti di memoria inventando.

Dal reame di Korsakoff aiuterebbe a capire cosa significa calare questa precisa, ma forse astratta, descrizione clinica sulla carne viva di una persona.

Racconterebbe il terrore negli occhi di Martin ogni mattina che si sveglia e non riconosce la stanza in cui vive ormai da anni. Ci farebbe vivere il suo stupore nel chiedersi chi sia la persona che lo guarda dallo specchio.Ci trasmetterebbe la difficoltà che incontra nel chiacchierare con chi va a trovarlo, incapace com’è di ricordare, pochi secondi dopo, quel che ha detto pochi secondi prima. Ci farebbe convivere con l’esasperazione dei suoi cari, costretti ogni volta ad un teatrino di presentazioni che si sanno inutili, e delle infermiere che lo accudiscono, costrette a volte a subire delle violente sfuriate perché “Voi che ci fate in camera mia?”.

E poi, ci commuoverebbe. Molto. Soprattutto quando, attraverso le parole di Martin stesso, vivremmo quelle rare occasioni in cui una capacità di registrazione sembra esistere ancora, ed un qualcosa riesce ad esperire quella straordinaria capacità di farsi strada attraverso il danno del cervello, ed a ridare un vago senso a parole che, per chi vive in questa condizione, non hanno più senso: “ieri”, “finire”, ed addirittura “ricordare” . Potremmo leggere, ad esempio, la seguente annotazione, datata 20 febbraio:

E nonostante tutto, qualcosa ricordo. Ad esempio, ricordo benissimo che ho appena finito di leggere L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, di Oliver Sacks.

Già. Perché Dal reame di Korsakoff non esiste, dicevamo. Ma esiste questo straordinario testo del neurologo inglese (più famoso forse, a mio modesto parere ingiustamente, per Risvegli, da cui è stato tratto l’omonimo film con Robin Williams e Robert De Niro); in cui sono raccontate le storie di due pazienti con sindrome di Korsakoff, altrettanto dolorose, stupefacenti, umane, di quella di Martin (Sacks scrive meglio di quanto faccia io), e tante, tante altre storie, con una capacità da consumato autore di narrativa.

Un libro su cui, vista la pochezza della mia scrittura, non mi sento di spendere altre parole: come ho cercato di raccontare, risulterebbe indimenticabile anche, ne sono sicuro, per chi, come Martin, avesse dimenticato perfino il nome della propria moglie. Un libro che fece nascere in me un insopprimibile amore per tutto ciò che abbia il prefisso “neuro-“, quando ero un impaurito studente del secondo anno di medicina, e per cui oggi mi trovo a ringraziare questo straordinario ottantaduenne che, ieri, sono venuto a sapere (grazie ad un addolorato messaggio del mio amico T.) aver annunciato al mondo di essere malato terminale. Ironia della sorte, per una rarissima forma metastatizzante di un rarissimo tumore dell’occhio: lui, che ha raccontato tanti “casi clinici”, ha finito per diventare un caso clinico. Chissà se esisterà mai qualcuno capace di raccontare con la sua stessa levità la sua storia.

Levità. Ecco la parola giusta, quella che rappresenta al meglio chi è stato Sacks. Ora, non ci resta che sperare che la terra che, tra qualche mese, gli cadrà sopra, sia altrettanto lieve. E riprendere in mano L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello (che è il libro che consiglio per questo Venerdì del libro) per rileggerlo, ancora una volta, tutto d’un fiato.

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5 thoughts on “Dal reame di Korsakoff (I venerdì del libro)

  1. Pingback: Venerdi' del libro: Passione indiana |

  2. Per me una novità assoluta… Diario… dici diario? Io ne ho tenuto uno per anni, da ragazzina…. e mi è tornato tra le mani (veramente sono più d’uno) a distanza di un bel po’ di anni… strano effetto nel leggere quelle pagine…

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